“Abbiamo fatto il possibile”

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In risposta all’articolo “Un’odissea senza fine” pubblicato sul numero 26 di Tempo, riferito al signor Sandro Gelmini di Novi di Modena, intendiamo fare alcuni chiarimenti. Gelmini è conosciuto dai Servizi Sociali di Novi dal febbraio 2012 quando, a seguito della sua patologia (invalidità del 90%), è stato aiutato a compilare la scheda professionale legge 68/99, utile al collocamento mirato, a seguito della quale gli è stata data indicazione di iscriversi al Centro per l’impiego come categoria protetta. In quell’occasione il signor Gelmini ha dichiarato di aver sempre lavorato in officine di autocarrozzeria e di essersi licenziato a causa della malattia. L’uomo ha poi raccontato di abitare in affitto con la madre anziana, in via Malavasi, 44, a Novi. Gelmini non si è più rivolto ai Servizi Sociali fino al maggio 2012 quando, a causa del sisma, è stato soccorso in quanto sfollato. Gelmini, infatti, ha usufruito (dal 4 giugno al 20 ottobre) dei campi tenda e ha scelto di rimanerci fino alla chiusura. Dal 20 ottobre è stato poi ospite di un albergo a Zocca, a spese della Protezione Civile, e vi è rimasto sino al 31 ottobre, quando gli è arrivata la comunicazione del ripristino dell’agibilità della propria casa. In data 19 settembre 2012, Gelmini si è presentato all’Ufficio Rientro in Abitazione facendo richiesta di modulo abitativo ma, in data 31 ottobre 2012, decadevano i requisiti per averne diritto. Il signor Gelmini si è quindi presentato ai Servizi Sociali il 31 gennaio 2013 riferendo che, in seguito al sisma, la sua situazione era mutata, dichiarando di essere senza casa e chiedendo un’abitazione o un modulo abitativo. Nello specifico riportava che, a seguito del terremoto, la madre anziana era stata inserita presso una struttura protetta dove aveva scelto di rimanere, non volendo più rientrare nell’alloggio. Gelmini, in questo colloquio disse di essere rimasto senza casa, poichè i suoi fratelli, a seguito del collocamento della madre, avevano disdetto il contratto d’affitto. La madre percepisce una pensione, quella di reversibilità del marito e un’ulteriore pensione poiché ha vissuto e lavorato quasi 30 anni in Francia (per un reddito complessivo di circa 1.600 euro mensili) riuscendo a sostenere quasi autonomamente gli attuali costi della permanenza (all’incirca 1.800 euro) presso la struttura Il Pungitopo di Cervarezza Terme. L’uomo ha poi informato le assistenti sociali di essere ospite, già da qualche mese, da un amico di Novi e che poteva restarvi ancora a lungo. In base a quanto scritto nell’articolo si precisa quindi quanto segue: il signor Gelmini ha presentato la domanda del bando anticrisi ma non gli è stata accettata poiché risultava aver lasciato il lavoro spontaneamente. Il Servizio Sociale gli ha proposto di presentare domanda per le case popolari e ha cercato di attivare, in collaborazione con il Tavolo degli inserimenti lavorativi, un tirocinio osservativo ma, a oggi, non è stata trovata una mansione adeguata alle sue possibilità, tenuto conto delle sue problematiche sanitarie e le relative limitazioni. Gli è poi stata paventata la possibilità di presentare una domanda di contributo economico finalizzato al pagamento di una mensilità di affitto per un alloggio reperito sul mercato privato dal momento che il figlio, residente a Rolo, si era reso disponibile a sostenere economicamente il padre e a farsi da garante sia per fargli ottenere un prestito da parte delle Poste, sia per la stipula di un regolare contratto d’affitto. Lo si era consigliato, anche di provare a cercare un alloggio in condivisione per contenere le spese per l’affitto. A febbraio 2013, Sandro Gelmini si è ripresentato al Servizio Sociale dicendo di non voler più presentare la domanda di contributo economico per essere sostenuto nella ricerca di un alloggio nel mercato privato poiché non voleva che il figlio facesse da garante. Ad aprile 2013 Gelmini ha ricevuto una lettera per restituire 560,32 euro di contributo per l’autonoma sistemazione. Nello specifico gli erano stati erogati 726,77 euro in totale ma, avendo quasi interamente usufruito della sistemazione assistita, gli spettavano soltanto 166,45 euro di Cas con riferimento al periodo intercorso dal 29 maggio al 3 giugno 2012. L’Ufficio Rientro in Abitazione ha quindi proposto a Gelmini di rateizzare la somma di 560,32 euro in tre rate, come previsto dalla delibera delle Giunta Comunale n. 22 del 27 febbraio 2013 e dalle successive integrazioni. Il signor Gelmini ha rifiutato la rateizzazione riferendo di temere che gli venisse di conseguenza ridotta la pensione d’invalidità civile.

I Servizi Sociali del Comune di Novi di Modena. Lettera inviata dal sindaco Luisa Turci

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