L’anno nero del commercio /1

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Con la crisi dei consumi è fuga dal commercio e il 2013 potrebbe trasformarsi nell’annus horribilis dell’imprenditoria commerciale. Un segnale del malessere diffuso arriva anche dalla desertificazione dei centri città, tendenza alla quale non sfugge nemmeno la Corte dei Pio, dove molti esercizi hanno abbassato la serranda. Chi resiste lo fa con fatica, arrabattandosi tra affitti spesso astronomici, calo dei fatturati, aumento delle tasse e portici che portano ancora i segni del sisma dello scorso anno. Ad abbandonare Corso Fanti sarà la Bottega del Sole, come ci spiega Katia: “col portico chiuso il passeggio si è spostato sulla pista ciclabile e dall’altra parte del corso e questo ci ha fortemente danneggiati. Il proprietario dell’immobile si è reso disponibile ad abbassare il canone di locazione ma non sarebbe stato abbastanza a fronte delle nostre entrate attuali. La crisi e il sisma ci hanno messi alla prova: teniamo ma è dura. I primi sei mesi del 2013 hanno visto un calo del fatturato tra il 15 e il 20 percento. La nostra clientela è fidelizzata e continua ad acquistare in bottega ma lo scontrino pro capite è sceso”. La bottega del commercio equo e solidale si trasferirà in via Matteotti, nei locali che ospitavano Forfora: “il 1° agosto inizieremo il trasloco. Lo spazio è più piccolo ma fruibile e pratico. Siamo felici della nuova posizione, in prossimità di uno degli ingressi privilegiati al centro storico. Contiamo di essere nuovamente operativi entro la fine del mese di agosto e inaugureremo ufficialmente il primo sabato di settembre”. A chiedere a gran voce un sistema più equo è Enrico de La città del Sole. “Il binomio formato da crisi e terremoto ha letteralmente scatenato quella che potremmo definire la tempesta perfetta. Gli incassi dei primi sei mesi di quest’anno sono un poco inferiori (10/15%) rispetto a quelli dello scorso anno e temo, anche se spero di sbagliarmi, che le cose non miglioreranno a breve”. Il problema principale, prosegue Enrico, non è solo la contrazione dei consumi e il conseguente calo di fatturato, “bensì l’aumento delle spese. Io non posso guadagnare meno e pagare sempre di più, tra tasse e affitto. Il sistema non funziona. E’ destinato a implodere. Lo Stato non ci aiuta, ci strozza con una burocrazia asfissiante e tasse sempre più salate, io vivo della mia attività e, a fine mese, quel che mi resta è poco più dello stipendio di un commesso. Il centro di Carpi pur essendo bellissimo e a misura d’uomo, a differenza di Modena dove vivo, sta involvendo. Ed è un peccato. Il nostro centro commerciale naturale, all’aria aperta, dev’essere difeso, tutelato. La crisi c’è: è indubbio. Tutti dovremmo imparare ad accontentarci di più, a stringere i denti e ad andare avanti. Se il sistema divenisse maggiormente virtuoso ed equo, molti esercenti non si sentirebbero messi all’angolo, strozzati dalle spese e costretti a chiudere e, di conseguenza, il centro storico apparirebbe più sano e vitale”. Anche per la Libreria La Fenice di viale Mazzini la crisi è palpabile. “Fortunatamente – ci racconta Federica – il proprietario dell’immobile ha accolto la nostra richiesta e ci ha un poco abbassato l’affitto. Purtroppo le spese fisse continuano ad aumentare mentre le vendite registrano una flessione. Lo scorso anno, a causa del sisma e della conseguente chiusura delle scuole, non abbiamo venduto un solo libro di compiti delle vacanze, per non parlare poi del timore delle persone a recarsi in centro… ovviamente questo mese non può essere peggiore del giugno 2012”. La ripresa però è ancora lontana: “da tre, quattro anni a questa parte – prosegue Federica – il trend legato al fatturato è negativo. Piccoli cali che continuano però a sommarsi. Onestamente non vedo segnali di ripresa e temo che altri esercenti, entro fine anno, non saranno più in grado di resistere e chiuderanno. La gente ha meno denaro a disposizione, acquista meno e usufruisce sempre più del servizio gratuito offerto dalla Biblioteca”. Anche il mercato degli articoli per l’infanzia ha subito una riduzione, come ci spiega Martina di Nanna, ò: “la crisi c’è e si sente – ammette – ma io non posso lamentarmi. Le neo mamme oggi sono più attente e oculate nei loro acquisti ma non vogliono rinunciare alla qualità. Dopo trent’anni di attività, i miei obiettivi sono: vestire i più piccini con capi di grande qualità e offrire un servizio puntuale e personalizzato a ogni mamma. E il mio impegno alla fine mi ripaga con grandi soddisfazioni perchè le clienti sono felici e tornano”.
Jessica Bianchi

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