Ospedale: donazioni a rischio

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“Se non ci fosse la Fondazione, il nostro ospedale non sarebbe certo stato migliorato nel corso del tempo, anzi…”. Un’amara considerazione quella del segretario generale Bonasi a cui fanno eco le parole preoccupate del presidente Ferrari che rileva la cattiva gestione di numerosi reparti fortemente sostenuti e voluti dall’ente, dalla Stroke Unit, attivata grazie a una donazione della Fondazione nel 2004 e per la quale è in corso l’acquisizione di un ecografo con funzione trans-cranica, al Reparto di Radioterapia, che ha visto uno stanziamento da parte dell’ente di 2,5 milioni di euro. “Il polo radioterapico lavora solo mezza giornata, ben al di sotto delle proprie potenzialità e le liste d’attesa, invece di diminuire, si allungano. Non siamo certamente soddisfatti di come sta funzionando”. La Stroke Unit del Ramazzini, lo abbiamo già scritto più volte, potrebbe diventare col nuovo assetto organizzativo avviato dalla Regione un’area di cura di media intensità per le varie discipline internistiche, perdendo, di conseguenza, ogni tipo di specializzazione neurologica. “Al direttore generale dell’Azienda Usl di Modena, la dottoressa Mariella Martini, abbiamo comunicato la nostra disponibilità a fare, ancora una volta, la nostra parte per l’ospedale, sostenendo, se necessario, il mantenimento del servizio in accordo con le associazioni e gli enti del territorio. Il direttore ci ha però risposto che la questione non riguarda una mancanza di risorse bensì un riassetto organizzativo di maggiore funzionalità delle unità operative ospedaliere. Che non ci vengano a parlare di riorganizzazioni – chiosa Ferrari – il problema è solo la carenza di personale”. Ora la Fondazione si è impegnata a contribuire, con 900mila euro, ai lavori di ampliamento e ristrutturazione del Pronto Soccorso, ha finanziato l’intera dotazione tecnologica del nuovo comparto operatorio (400mila euro) e sostenuto il potenziamento di numerosi reparti ospedalieri. Ovviamente se le strumentazioni e le tecnologie donate continueranno a essere sottoutilizzate la Fondazione potrebbe lecitamente smettere di erogare fondi – e sperperare denaro – a favore di un ospedale dove non ci sono le risorse umane necessarie per farle funzionare.
Jessica Bianchi

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