Giù le mani dalle classi

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A scatenare la polemica sono stati alcuni genitori dell’Istituto tecnico Leonardo da Vinci dopo aver appreso che, a settembre, l’Ufficio Scolastico territoriale ha intenzione di concedere una sola classe terza di 29 ragazzi per l’indirizzo meccanico, malgrado siano previste 36 iscrizioni, tra cui un ragazzo disabile e due affetti da disturbi specifici di apprendimento. Con questa decisione 7 famiglie dovranno valutare se far cambiare (dopo due anni) indirizzo di studio ai propri figli, oppure scegliere la via dell’esilio, cercando un altro istituto in provincia.
“Per rispettare le norme relative alla sicurezza negli edifici scolastici – spiega Daniele Calanca, membro del Consiglio di istituto del Liceo e del Leonardo da Vinci – diventerebbe necessario ri-orientare verso altri indirizzi alcuni studenti delle attuali seconde, ma questo, al Collegio docenti appare lesivo dei loro diritti, perché, come previsto dal riordino, la classe terza potrà anche essere considerata “iniziale” sulla carta, ma di fatto gli allievi scelgono un percorso di studio a partire dal primo anno. A questo punto quale valore assume il patto formativo tra scuola e famiglie, quando la scuola stessa non è più in grado di rispettare tale patto e quindi per uno studente non è più possibile continuare il corso di studi seguito già per due anni? In una delle seconde è inserito un alunno disabile: la legge prevede che, in presenza di un alunno certificato, le classi siano costituite al massimo da 20/22 alunni, per garantire al meglio lo svolgimento delle attività didattiche. Queste garanzie verrebbero a mancare in caso di una classe pollaio”. Insomma una situazione “iniqua e ingiusta – commenta un papà – non si può togliere lo sgabello da sotto il sedere dei nostri figli in questo modo. E’ inammissibile”. Il Coordinamento Buona Scuola e i presidenti dei Consigli di Istituto delle Scuole superiori di Carpi si sono immediatamente mobilitati per richiedere un incontro col dirigente provinciale, Silvia Menabue, e informarla delle pesantissime ricadute che i tagli alle docenze comporterebbero per il nostro territorio.
Anche per l’Istituto Professionale Vallauri si annunciano scenari futuri a dir poco paradossali: “qui – spiega Paolo Lodi, presidente del Consiglio di Istituto del Vallauri – ci sono tre classi seconde, di tre diverse specializzazioni che, il prossimo anno, dovranno prendere la qualifica. Ebbene il provveditorato ci ha concesso solo due classi terze. Secondo quali criteri potremo unire due classi tanto diverse? Come si articoleranno le lezioni?”. Ma, soprattutto, quale qualifica conseguiranno alla fine dell’anno scolastico questi ragazzi? Un interrogativo imbarazzante al quale però se ne unisce un altro ben più inquietante: quanti studenti costretti a “migrare” da una specializzazione all’altra, in barba alle loro scelte e ai loro interessi, abbandoneranno il proprio percorso di studi? Non andrà meglio nemmeno al Liceo Scientifico M. Fanti, avverte Calanca: “al Fanti le classi prime partono già al completo (con 29/31 ragazzi), ciò significa che se uno studente, malauguratamente, venisse bocciato, a settembre rischierebbe di non poter continuare l’iter scolastico intrapreso, perchè le classi sono piene”. Classi tagliate e classi pollaio: una vergogna.
A fronte di 1.200 iscritti negli istituti superiori della Provincia di Modena, di cui 150 certificati, sono state concesse soltanto 23 nuove docenze, di cui una soltanto per le superiori. “La nostra – ha dichiarato il presidente Vasco Errani – è la Regione con l’aumento più elevato di studenti e occorrono più insegnanti”. Invito che il Ministero, stando all’evidenza dei fatti, pare avere gentilmente declinato… A non essere più garantito sarà il sacrosanto diritto allo studio dei ragazzi, molti dei quali provenienti da aree, come Cavezzo, Novi e Rovereto, duramente colpite dal sisma dello scorso anno, per i quali potrebbe essere davvero problematico spostarsi fino a Modena o Reggio Emilia coi mezzi pubblici. Per non parlare poi dell’inadeguatezza di aule e laboratori, incapaci di ospitare classi troppo numerose e garantire, al contempo, la sicurezza degli alunni. E dopo il sisma dell’anno scorso anche le carenze strutturali dell’edilizia scolastica rappresentano fonte di grande preoccupazione per le famiglie e non solo. Le decisioni dell’Ufficio Scolastico territoriale hanno suscitato non poca apprensione tra i rappresentanti delle aziende del territorio e delle associazioni di categoria: “la vocazione manifatturiera della nostra realtà produttiva e il fatto che la meccanica qui rappresenti un’eccellenza – chiosa Calanca – non possono essere ignorati. Togliere al mercato tecnici specializzati e altamente qualificati rappresenta una perdita inammissibile per il nostro territorio”.
Ora le famiglie delle classi interessate, col supporto del Coordinamento Buona Scuola di Carpi, hanno chiesto un incontro col Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale affinché a settembre, quando verranno prese le decisioni finali formalizzando quello che viene chiamato organico di fatto, le scelte attuali vengano riconsiderate per garantire il diritto allo studio dei ragazzi. Si annunciano tempeste.
Jessica Bianchi

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