Tempo di stage al Leonardo da Vinci

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Per tanti istituti superiori questo periodo coincide con l’organizzazione e la realizzazione delle attività di alternanza scuola-lavoro. Attività che consentono ai ragazzi di verificare la corrispondenza tra la propria rappresentazione del mondo del lavoro e la realtà concreta, mettendo alla prova la capacità di utilizzare le proprie conoscenze in nuovi contesti, in situazioni impreviste e diverse da quelle richieste a scuola: “l’alternanza scuola-lavoro è, a tutti gli effetti, vero apprendimento”, sottolinea la professoressa Simona Montorsi, collaboratrice della dirigente dell’Itis Leonardo da Vinci, Maria Capone.
Alla base dell’impegno che muove insegnanti e imprese a investire tante energie, umane e materiali è la consapevolezza sempre più diffusa che uno dei gravi limiti del nostro Paese nella competizione internazionale è rappresentato dalla mancanza di profili tecnici e professionali intermedi e superiori. “La fiera Job Orienta, tenutasi a Verona, in collaborazione con i Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro – prosegue Montorsi – ha evidenziato proprio queste limite: il deficit di tecnici intermedi è stimato in 180mila unità. L’istruzione tecnica di buon livello, aggiornata e attenta alle esigenza del territorio circostante, rappresenta un’opportunità per i giovani e per le imprese, ma soprattutto una necessità per il Paese. La ripresa economica non potrà prescindere dalla ri-valorizzazione del settore manifatturiero, anche di elevata specializzazione, e del made in Italy che sono storicamente collegati agli istituti tecnici”.
Dal 18 febbraio, per due settimane, i ragazzi delle quinte del da Vinci usciranno dalle aule per fare il loro ingresso nel mondo del lavoro, grazie agli stage che i docenti Stefano Covezzi, Marco Vidoni, Francesca Munari, Giuseppe Di Bianco, Paolo Bussei, Tonia Bellino, Franco Bonaccini e Floriana Fantuzzi hanno predisposto, in collaborazione con alcune aziende del territorio.
Quanto sono importanti le attività di alternanza scuola-lavoro per i ragazzi?
“Siamo convinti – prosegue Montorsi – della necessità di rafforzare l’integrazione con il mercato del lavoro, per consentire l’acquisizione di professionalità realmente spendibili, per educare i giovani ad affrontare con senso critico la realtà che li circonda, per superare il tradizionale percorso formativo rigido e standardizzato, a favore di percorsi di studio flessibili, dinamici e aperti alle sollecitazioni esterne, a partire proprio dall’istruzione secondaria. E siamo altrettanto convinti che un atteggiamento multitasking fornisca l’opportunità di individuare percorsi capaci di intervenire nel curricolo scolastico aggiornandone metodi e contenuti. Mai come in questo periodo storico-economico, infatti, è necessario porsi da un lato il problema della lotta alla disoccupazione e dall’altro l’obiettivo di uno stabile inserimento nel mercato del lavoro; per questo i processi formativi e di orientamento delle scuole tecniche e professionali devono trovare anche percorsi paralleli alla trasmissione tradizionale del sapere. Seminari tenuti da tecnici e ingegneri esterni e visite in azienda rappresentano un indispensabile collegamento tra l’offerta formativa curricolare e lo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio”.
Un percorso di alternanza implica uno stretto raccordo tra scuola e tessuto produttivo locale. Crisi e terremoto lo hanno compromesso?
“Le difficoltà esistono, per gli insegnanti del corso FASE (con la Riforma assume il nome di Chimica e biotecnologie ambientali) ad esempio, il problema si è presentato in modo sensibile, poiché molte delle aziende di riferimento sono nella Bassa (e quindi gravemente danneggiate), come la Gambro, oppure lavorano ancora nei container, come i laboratori dell’Aimag a Fossoli. Nonostante ciò, tutti i 16 studenti avranno l’opportunità di mettersi alla prova, qualcuno di loro addirittura nei laboratori dell’Università di Modena. Analogo impegno è stato richiesto per l’organizzazione degli stage per tutte le altre specializzazioni: Meccanica (34 studenti), Informatica (16) ed Elettronica (29 studenti). Ma, dopo alcune settimane di lavoro frenetico e di telefonate per confermare o aprire contatti con nuove aziende, alla fine la macchina-stage si è messa in moto e le convenzioni con ditte e Università sono state sottoscritte. Prossimamente sarà la volta delle classi quarte”.
E per i più giovani?
“Una promozione della cultura del lavoro e dell’organizzazione aziendale, anche a partire dal primo biennio della scuola superiore, può generare un sistema di formazione continua davvero efficace, aumentando i benefici per i (futuri) lavoratori e per le imprese. Grazie alla proficua collaborazione con le associazioni di categoria del territorio e attraverso il ruolo riconosciuto al neonato Comitato Tecnico Scientifico molto si sta facendo in questa direzione. Le uscite sul territorio poi, sono possibili anche grazie alla collaborazione con l’Ufficio scuola delle Terre d’Argine che, a livello locale, fornisce il trasporto gratuito degli studenti. In questo modo, attraverso la sua estensione agli alunni più giovani, l’alternanza scuola-lavoro assumerà una durata sempre più significativa e diventerà un asse fondante di tipo didattico e metodologico nel percorso di ciascuno studente”, conclude Simona Montorsi.
J.B.

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