A Bordeaux tra Erasmus e speranze

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I giovani che, in questi mesi, stanno vivendo l’Erasmus potrebbero essere gli ultimi a poterlo raccontare. Infatti, il sogno giovanile europeo, l’Erasmus, che ha permesso di costruire quel poco di cittadinanza europea che esiste oggi, potrebbe svanire a breve per insufficienza di fondi. L’annuncio è stato dato dalla Commissione Europea lo scorso autunno, e proprio allora la studentessa carpigiana Elena Bassoli, 21 anni, iscritta al terzo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ha deciso di cogliere l’opportunità al volo, ed è partita per Bordeaux.
Perchè Bordeaux?
“Ero rimasta colpita dalla città durante un viaggio nell’estate 2010, mi ero accorta che la qualità della vita era buona e desideravo tornarci. Appena uscito il bando Erasmus, l’ho ritrovata tra le mete disponibili e così ho colto l’occasione”.
Come si svolgono le tue giornate? Dove
alloggi?
“Trovare casa non è stato semplice, così mi sono accontentata di un piccolo monolocale in pieno centro. La facoltà di Scienze Politiche è situata nel campus universitario. Ogni mattina prendo il tram e in 20 minuti arrivo. Niente code per strada, ingorghi per il parcheggio, tutti usano il tram che è efficiente e ti conduce ovunque! A volte resto in facoltà tutta la giornata e torno a casa intorno alle 19, ma non mi pesa perché seguire le lezioni in francese o in inglese è stimolante e, inoltre, ho la possibilità di seguire attività sportive gratuitamente presso il campus. Nell’area ci sono anche bar e mense e un servizio medico gratuito per gli studenti. Noi “ragazzi Erasmus” siamo sempre stati trattati con riguardo, abbiamo avuto una “colazione di benvenuto” con tanto di gadget della facoltà, oltre a riunioni informative e un’associazione studenti a cui fare riferimento”.
Che differenze hai notato tra la scuola francese e quella italiana?
“Le nostre università non hanno nulla da invidiare a quelle estere. Almeno, per quanto riguarda Scienze Politiche, ho frequentato corsi da 18 o 36 ore di lezione, dove lo studio dei manuali era facoltativo, mentre a Forlì, dove studio io, è obbligatorio. Lo studio dei manuali è necessario, in quanto il corso in sé per sè non può essere esauriente. Quello che invece invidio al metodo francese sono le conferenze di metodo, ovvero lezioni in gruppo di 20 studenti in cui si dibatte di cultura generale, politica o economia, e che, attraverso il confronto con gli altri, stimolano lo spirito critico. Credo sia questo che può far la differenza al giorno d’oggi. Non basta essere bravi studenti. Occorre saper parlare e conoscere il mondo in cui viviamo. Infine a “SciencesPo”, come chiamano loro la facoltà, sono presenti molte associazioni studentesche: di cucina, enologia, musica, arte, fotografia, culturali sul Medio Oriente, l’Asia, e altre ancora, che organizzano eventi pubblici in facoltà. Ogni giorno c’è un’iniziativa diversa e, in questo modo, le giornate in università sono più entusiasmanti”.
Come vivono i giovani? Quali sono le aspettative di studio e lavoro?
“Molti francesi studiano da “fuori sede”. La maggior parte può studiare lontano da casa grazie al CAF, l’aiuto dello Stato Francese per l’alloggio, che diminuisce le spese. Anch’io ho fatto domanda per l’aiuto in quanto è concesso a qualsiasi studente risieda su suolo francese. L’università in Francia ha costi molto contenuti per gli studenti francesi, però per accedere alle Grandes Écoles, le scuole superiori di alto livello, tra cui Sciences Po, occorre superare concorsi duri e selettivi. E una volta terminati gli studi, i concorsi per accedere alle carriere pubbliche sono di nuovo molto selettivi. Ho incontrato studenti motivati e consapevoli della difficoltà di riuscire un giorno nel mondo del lavoro e credo sia per questo che intraprendono già durante gli studi stage o esperienze all’estero”.
Si sente la crisi?
“Relativamente perché Bordeaux è una meta turistica molto frequentata, ed è una città patrimonio dell’Unesco. Inoltre il Comune di Bordeaux comprende una serie di 27 comuni annessi e questo implica una ricchezza aggiuntiva non indifferente”.
Finora qual è l’esperienza più bella che hai vissuto?
“L’esperienza più bella è l’Erasmus in sé. Ogni giorno parlare in francese con studenti provenienti da tutto il mondo, discutere, ridere, scherzare, cucinare insieme e poi andare a ballare…Tutto ciò è emozionante di per sè”.
Cosa vorresti fare da grande?
“Vorrei lavorare a contatto coi giovani e, se possibile, di diverse nazionalità. Mi piacerebbe gestire progetti culturali che diano la possibilità ai ragazzi di viaggiare, conoscere nuove culture, arricchirsi interiormente e, perché no, anche trovare lavoro”.
Chiara Sorrentino

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