“Per fermare la guerra bisogna conoscerla”

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Talvolta è difficile rispondere alle domande tanto semplici quanto spiazzanti dei bambini, e tra queste, una di quelle che sentiamo rivolgerci più di frequente è: “perchè ci sono le guerre?”. Poi, quando i piccoli crescono, e diventano ragazzi, assistendo ogni giorno, davanti allo schermo della televisione, a scene di scontri e massacri, i loro interrogativi incalzano ed entrano nello specifico: “Che cos’è il conflitto tra Israele e Palestina?”, “Quali sono le cause della guerra in Afghanistan?”, “Che cos’è il terrorismo?”. Sono domande sulle quali vale la pena soffermarsi, perchè, per costruire un futuro di pace, occorre innanzitutto conoscere un po’ più da vicino la guerra. A cercare di dare una risposta a questi e altri dubbi relativi ai conflitti, ci ha pensato il noto cronista, nonché inviato di guerra del Tg5, Toni Capuozzo, nel suo libro Le guerre spiegate ai ragazzi, edito da Mondadori. Capuozzo è stato ospite a Carpi, lo scorso 21 gennaio, presso l’Auditorium della Biblioteca Loria, dove ha dialogato con il caporedattore di RadioBruno, Pierluigi Senatore.
“Avete presente – afferma Capuozzo – quando due amici litigano e a uno dei due, o a entrambi, le parole non bastano più e non sono capaci di ragionare o discutere, per risolvere la questione, importante o banale che sia? Avete presente quando ‘passano alle mani’, con il solo intento di fare del male, di colpire più forte dell’altro, fino a quando uno dei due non si arrende, o si ferma, sopraffatto? Ecco, se al posto dei due litiganti mettiamo due o più Stati, se l’impossibilità di capirsi, di spiegarsi, di argomentare le proprie ragioni è dei loro governanti, che quindi ‘passano alle armi’ allora è cominciata una guerra. La guerra è come una malattia – prosegue Capuozzo – svela e rivela la natura profonda delle cose, porta a riflessioni importanti. La prima è che non esiste alcuna gloria in guerra. Capita sovente che mi chiedano se ho avuto paura durante le mie missioni giornalistiche, e io rispondo: sì. Spesso. Non c’è nessuna vergogna nell’aver paura. A volte, abbiamo bisogno di avere paura, di misurarci, per capire quanto teniamo a noi stessi, agli affetti che ci circondano, alla nostra vita, quella normale. Alcune guerre sono state per me più dure di altre, specie quelle nei Balcani, perchè erano in Europa e non me le aspettavo, e perchè i protagonisti, o dovrei dire le vittime, erano anziani che sarebbero potuti essere i miei genitori, bambini che sarebbero potuti essere miei figli. Perchè Sarajevo è così vicina, e in poche ora passavo da quell’inferno all’indifferenza del nostro mondo e viceversa. Ogni guerra mi ha lasciato qualcosa, e tutte insieme mi hanno insegnato quanto sia importante la pace e quanto valore abbiano le piccole cose che ci circondano, la quiete che diamo per scontata, i soldi che ci permettono di andare a mangiare una pizza, la tranquillità di una passeggiata, persino la noia di una domenica di pioggia”. Capuozzo ha parlato anche del lavoro dell’inviato di guerra e della responsabilità che ha nel raccontare i conflitti ad adulti e ragazzi. “Il ruolo del giornalista – ha proseguito l’autore – è quello di aiutare i giovani a uscire dai luoghi comuni, da visioni del mondo irrealistiche, troppo ottimistiche o eccessivamente drammatiche, nelle quali parole come guerra e pace vengono svuotate del loro reale significato attraverso un processo di astrazione che le allontana progressivamente dalla realtà. E’ importante mostrare ciò che accade realmente, quello che gli uomini fanno, nel bene e nel male, per crescere generazioni che non siano inermi di fronte alla violenza. Non si può abbassare lo sguardo davanti al male, ma è necessario conoscerlo e tentare di comprenderlo, per poterlo contrastare e arginare”.
Capuozzo ha terminato il suo dialogo sulla guerra nella mattina del 22 gennaio, incontrando gli studenti degli istituti superiori carpigiani nell’Aula multimediale della Casa del Volontariato di viale Peruzzi. A poche ore dal Giorno della Memoria, la ricorrenza internazionale che viene celebrata il 27 gennaio di ogni anno per ricordare le vittime del nazismo e dell’Olocausto, si rende ancora più necessaria una riflessione sulla guerra e l’insensata crudeltà umana, perchè, come ha affermato lo stesso Capuozzo: “per fermare la guerra bisogna conoscerla”.
Chiara Sorrentino

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