Adesso ci metto la faccia!

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Per un atto di civiltà hanno rinunciato a bloccare l’autostrada del Brennero ma la misura è colma: chi lavora nella zona del cratere sta facendo sacrifici per non chiudere la propria attività ma tanti hanno la sensazione di essere stati lasciati soli. Una sensazione aggravata dalle modalità vessatorie con cui lo Stato è intervenuto sul territorio terremotato e dalla lentezza dei provvedimenti che, oltre a essere in estremo ritardo, complicano la vita: ogni giorno c’è un nuovo problema da affrontare per ottemperare alla burocrazia.
“Nessuno verrà lasciato solo” aveva detto il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, a giugno, eppure c’è chi è convinto che “siamo rimasti soli con la nostra bella dignità di emiliani che ci fa andare avanti”.
Sauro Barchiesi, titolare della ditta di intimo Amica con sede a Carpi, come tanti altri artigiani si è battuto per poter continuare a lavorare. “Qualcuno non sa cosa significhi tenere in piedi una piccola impresa. Prima di entrare in politica consiglio a tutti cinque anni in fabbrica”, esordisce Barchiesi che non ha smaltito tutta la rabbia e l’indignazione maturate in questi sette mesi, un “rodimento interiore” nato dal dubbio che si potesse fare qualcosa di meglio.
“Ci hanno messo mesi per dirci cosa si doveva fare per mettere in sicurezza il capannone. Cosa avrei dovuto fare? Aspettare con le mani in mano? Per continuare a lavorare ho richiesto a un ingegnere privato il sopralluogo per certificare l’agibilità pagando di tasca mia mentre la Protezione Vivile continuava a scattare delle foto.
Mi aspettavo che gli Enti Locali mettessero in campo ingegneri e tecnici per darci una mano: dopo un giorno dall’ultima scossa, sono andato comunque a lavorare rimediando di tasca mia ai danni, per fortuna non gravi. Così facendo non ho messo in cassa integrazione nessun dipendente: sarebbero stati soldi chiesti allo Stato che si potevano evitare. Altri hanno fatto ricorso alla cassa integrazione senza ritegno.
In questo modo – conclude Barchiesi – sono riuscito a salvare l’azienda. Le consegne sono settimanali e se non vi faccio fronte i miei clienti passano alla concorrenza”.
L’abitazione di Barchiesi invece è inagibile: E grave. L’ordinanza che stabilisce le modalità con cui elaborare il progetto per ottenere i contributi è uscita a dicembre e quindi si prospettano tempi lunghi prima di poter rientrare. “Siamo in affitto ma non è la stessa cosa. La mia famiglia ha nostalgia di casa. Purtroppo sono passati otto mesi eppure a Carpi non è ancora stata istituita una commissione che esamini i progetti”.
Come se non bastassero i problemi relativi all’impresa e all’abitazione, “al 20 dicembre se ne è andata, in tasse, la liquidità residua e dovremo fare debiti per affrontare un momento di crisi spaventosa”. Barchiesi parla al plurale perché è in contatto con altri artigiani della Bassa e del ferrarese dove hanno sede le aziende dell’indotto. Il pensiero che all’Aquila abbiano potuto godere di due anni di esenzione dalle tasse, di uno sconto del 40% sull’importo e della possibilità di rateizzare da 5 a 10 anni fa salire Barchiesi su tutte le furie così come la notizia che sono stati stanziati 10 milioni per il Belice a distanza di 44 anni dal terremoto. “Con quei soldi si potevano coprire tutti gli interessi delle aziende che volevano rateizzare permettendo loro di non indebitarsi ulteriormente con le banche e di mantenere quella limitata liquidità che hanno”.
“I nostri diritti dove sono? Sono dietro a tutti gli interessi di chi fa politica?” si chiede Barchiesi che, dopo le mancate promesse di Errani, i fischi a Monti in visita a Finale Emilia e la delusione per il discorso di fine anno di Napolitano che non ha nemmeno accennato al terremoto, ha deciso che è il momento di scendere in campo mettendoci la faccia schierandosi con Fare per fermare il declino. “Non ci sentiamo rappresentati e ascoltati così ho deciso di scendere in politica. Mi reputo comunque una persona fortunata a Carpi perchè nella Bassa, dove vado quasi quotidianamente per lavoro, la situazione è decisamente gravissima”.
Sara Gelli

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