“Così non va bene”

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Era una platea davvero folta quella che ha accolto, venerdì scorso, Pierluigi Bersani al Caseificio Razionale Novese: tanti cittadini, ma anche i vertici del potere politico della Regione e l’establishment del partito che sostiene la candidatura dell’attuale segretario alla guida della coalizione di Centrosinsitra. “Spero che quel che dico si senta, perché per i tanti impegni di questa splendida campagna per le Primarie la voce comincia a cedere, ma qui c’è Don Ivo che fa dei miracoli e, se mi fa un gesto, son sicuro che mi torna”. Ha esordito con una battuta il segretario del PD, in visita a uno dei simboli del tessuto produttivo della zona. “Ho voluto che questa avventura mi portasse anche qui, dove i problemi dell’economia reale possono aiutarmi a tenere i piedi per terra rispetto a quello che sta avvenendo in Italia”. A introdurlo, oltre al segretario provinciale Davide Baruffi, il presidente della Cooperativa che gestisce il caseificio, il quale ha esposto le difficoltà degli imprenditori che chiedono a gran voce l’arrivo dei fondi stanziati e la proroga del pagamento delle imposte. “Le rappresentanze delle imprese – ha proseguito Bersani – ci hanno segnalato questi problemi. Gli imprenditori non stanno chiedendo sconti sulle tasse, bensì una dilazione dei termini, perché con il sisma le imprese che hanno subìto danni diretti e quelle che hanno sofferto del calo degli ordini non sono attualmente in condizioni di liquidità tali da poter adempiere alle scadenze fiscali”. Il segretario del Pd ha promesso che si farà carico del problema, facendo pressioni su Mario Monti. “Posso capire che il Governo sia stato cauto, preoccupato com’è di rispettare le norme europee. Ma il fatto che non abbia ancora prestato orecchio alle vostre esigenze, secondo me, francamente, non va bene. Nei prossimi giorni insisteremo per portare avanti questa sacrosanta esigenza”. Poco meno di tre minuti spesi per parlare del terremoto, prima di tornare alle questioni nazionali, alle Primarie, alle politiche e alla sua ricetta per cambiare l’Italia. Forse troppo pochi, per chi, come i tanti terremotati tra il pubblico, ritiene che anche quella del sisma sia una questione di interesse nazionale. Tra i cittadini venuti a ascoltarlo, sono in molti a vedere in lui l’uomo dell’Emilia terremotata a Roma. “Siamo indignati – commenta Velleda Vaccari – sono anni che ci spacchiamo la schiena, l’Emilia Romagna è una delle locomotive italiane e non capisco come mai questo non venga riconosciuto. Anche il fatto di non procrastinare i pagamenti è ignobile. Spero che Bersani vinca le Primarie e mi aspetto da lui, come futuro capo del Governo, che rinegozi gli accordi che si stanno prendendo ora”. Anche Luca Ferri spera che Bersani possa avere una maggiore sensibilità per i disagi delle zone terremotate. “Certo, le parole sono belle, ma servono fatti: assegni in bianco non ne firmeremo più, e il nostro voto pesa, e peserà. Sono un veterinario e, lavorando in zona, conosco la realtà degli allevatori. Tutti lamentano la lentezza burocratica e i vincoli assurdi per il ripristino delle case di campagna. Vorrei aggiungere che sono nettamente contrario alla realizzazione della Cispadana – che, stando al progetto, dovrebbe transitare a pochi metri dal caseificio – perché si tratta di una spesa inutile, che distruggerà altro terreno agricolo, non porterà sviluppo ma soltanto traffico, inquinamento e costruzioni. Errani dovrebbe ridestinare i soldi per quella cattedrale nel deserto alla ricostruzione”. Insomma, in generale il popolo del Pd è pronto a credere ancora una volta in Bersani, ma a occhi ben aperti, antenne alzate e molto realismo, come Paola Menozzi. “Un poco in Bersani ci credo ancora, anche se, ultimamente, mi pareva si fosse un po’ perso. Spero che uno sforzo in più per aiutarci possa farlo. Certo, se non ci sono i fondi, i miracoli non li può fare nessuno”. Maggior fiducia la esprime Angelo Scaroni, allevatore e socio del caseificio: “Rispetto agli altri, Bersani è il meglio, e potrà essere il nostro uomo a Roma”.
Marcello Marchesini

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