Sul tetto per protesta

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Quando scende dal tetto scoppia in lacrime e si siede a terra con la testa tra le mani. La rabbia si è esaurita e ha lasciato il posto alla disperazione perché Iorio Grulli, imprenditore, ha avuto la forza e il coraggio di affrontare finora ogni cosa. A sfinirlo è stata la burocrazia. Ha portato la sua protesta ovunque ma non è servito a nulla e allora ha deciso di salire sul tetto della sua azienda domenica sera e lì ha dormito aspettando il mattino di lunedì, il giorno stabilito dalla Procura di Modena per effettuare i prelievi di cemento nell’ambito delle indagini sul cedimento del capannone. Ma il consulente incaricato non si è presentato e Iorio Grulli ha gridato tutta la sua rabbia perché, a distanza di cinque mesi dal terremoto, è ancora tutto fermo e lui vuole ricominciare l’attività della Manifattura Modenese, azienda che gestisce insieme al fratello Gino e alla moglie Anna. Per comprendere lo stato d’animo di Grulli basta dare un’occhiata alla zona industriale di Rovereto: è tutto fermo. Chiusa l’attività di stampaggio di materie plastiche di Giglioli, Sam Meccanica si è trasferita, così come Cut Service: via Montale è deserta. “Dicono che stanno facendo e stanno dando gli aiuti – mormora la gente in strada – ma qui non si è fatto vedere nessuno. Chi si è trasferito lo ha fatto di tasca propria pagando affitti per nuovi stabilimenti”.
Del capannone della Manifattura Modenese restano le pareti esterne: dentro è collassato a causa del terremoto che ha provocato 1 milione e 200mila euro di danni ai macchinari e 2 milioni e mezzo di danni al capannone. Dalle macerie, quel giorno, furono estratti due feriti fra cui la moglie di Iorio Grulli, particolarmente grave: Anna Cattalini è rimasta in coma per due mesi e mezzo a Baggiovara e rientrerà a giorni dal centro di Fontanellato dove ha terminato la terapia di riabilitazione. Per quegli infortuni, il capannone della Manifattura Modenese è stato posto sotto sequestro dalla Procura di Modena nell’ambito dell’indagine sui cedimenti degli stabilimenti industriali. Nel terremoto, Iorio Grulli ha perso anche la casa dove abitava a Carpi, dichiarata inagibile. Considerata la situazione complessiva, è possibile che una persona possa “perdere la testa” e salire sull’unica porzione di capannone rimasta in piedi, urlando da lì tutta la propria indignazione. Sono stati i Carabinieri a convincere Iorio Grulli a scendere e a desistere per non incorrere in conseguenze più gravi. Ad attenderlo c’era la figlia, naturalmente preoccupata. “Sono passati cinque mesi e il capannone è ancora sotto sequestro. Mio padre vuole che qualcuno venga e ci dia una mano a sgomberare tutte le macerie per poter ricostruire. Lui vuole solo ricominciare”. Ma la burocrazia ha i suoi tempi e dopo cinque mesi è ancora tutto fermo.
Sara Gelli

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