A Carpi l’orto non è cosa per giovani…

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Tra inquinamento, attenzione a un’alimentazione e uno stile di vita sani, green economy, crisi economica e decrescita, sembra proprio che l’orto ‘fai da te’ stia tornando in voga e a Carpi anche i giovani paiono avere il pollice verde, come ci conferma Sara Bompani. “Dato che mi piacerebbe avere la possibilità di coltivare un orto ma purtroppo non ho un terreno a disposizione, alcuni anni fa chiesi se ci fosse la possibilità di poter avere in assegnazione un orto comunale, ma mi fu risposto che questa facoltà è consentita soltanto agli over 65 anni. Penso sia una regola da cambiare, perché se ci sono giovani interessati, concedere anche a loro di dedicarsi alla cura di un orto può essere un modo per non perdere la tradizione del rapporto con la terra e per continuare un prezioso dialogo intergenerazionale”. Questo desiderio Sara lo condivide con molti altri, tra cui Giulia Bassoli: “conosco molti amici ai quali piacerebbe coltivare un orto. Essendo poi appassionata alle questioni che riguardano l’ambiente, penso che se dei giovani, oggi, hanno il desiderio di stare più a contatto con la natura, questa sia da accogliere come un’opportunità positiva, oltre a rappresentare un’occasione per conoscere meglio i ritmi della terra e riscoprire attività sane e ricche di soddisfazioni”. La volontà, quindi, ci sarebbe ma, come sottolinea Tania Gherli, per ora è la possibilità a mancare. “Perché limitare il tutto agli Over 65? Voglio dire, per noi ragazzi ci sarebbe soltanto da imparare. Si dice spesso che le nuove generazioni non si avvicinano più alle tradizioni, però in questo caso non c’è nemmeno la possibilità di farlo”. Le dà man forte anche Irene Bucci: “da tempo ricerco un luogo dove poter sperimentare la possibilità di coltivare un orto. Innanzitutto per una questione eco sostenibile, poi per piacere. Lavorare la terra ti rende consapevole di molte cose intorno e dentro di te. C’è poi sicuramente anche una motivazione economica: non è “comodo” prendersi cura di un orto, ma sicuramente aiuta a risparmiare un po’. Poi c’è la questione sociale, a mio avviso la più interessante, perché realizzare l’orto insieme ad altre persone, come i pensionati hanno già la possibilità di fare, può risultare importante dal punto di vista della socializzazione, della solidarietà e della spartizione. Forse sono cose scontate però io ora ho, per esempio, un giardino, e potrò fare l’orto questa primavera e invitare anche parenti e amici a usufruirne o a darmi un mano, ma se la stessa cosa si potesse fare in un luogo comunale, sarebbe una cosa strepitosa”. Dello stesso parere anche Stefano Capocchi: “io vivo in città con la mia ragazza e non possediamo un terreno coltivabile. Se potessi accedere a uno spazio comunale sarei contentissimo. Non si parla sempre di crisi? Cucinare i prodotti dell’orto può anche essere un modo per risparmiare di questi tempi”. Ma qual è la situazione? Due sono le zone che, a Carpi, ospitano appezzamenti: il Centro sociale Tommaso Righi, con 300 soci iscritti e 172 appezzamenti di 40 metri quadri; Villa Glori, con 100 soci e 114 lotti da 35 metri quadri. Il Regolamento in merito, approvato all’inizio del 2000, detta le regole d’accesso. Che sono sostanzialmente due: essere pensionati – o avere almeno 55 anni – e non possedere alcun appezzamento privato. Ma se all’inizio del nuovo secolo il tema riguardava solo i cittadini di una certa età e poteva essere un modo per farli restare attivi, cosa rispondono, al mutare dei tempi, le istituzioni? “Perché no”. Ada Menozzi, presidente di Ancescao Carpi, che per il Comune gestisce i terreni, si dice possibilista. “Esiste già la possibilità di dare spazio ai non pensionati che versino in condizioni di difficoltà economica, ma anche il tema delle nuove generazioni è interessante”. Per modificare il regolamento però occorre una decisione del Consiglio Comunale. Staremo a vedere se si muoverà qualcosa. Sono in molti a sperarlo perché, come dichiara con un buon senso ‘contadino’ Sanja Gasparini: “le verdure dell’orto sono molto più buone di quelle del supermercato”.
Marcello Marchesini

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