Le famiglie stentano a reggere

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Cambia la mappa del disagio sociale, e con lei devono mutare anche le risposte per affrontare le difficoltà crescenti e per molti versi inedita del ceto medio: l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Carpi, Alberto Bellelli, concorda con l’analisi di Lisa Pavarotti, la studentessa universitaria che ha indagato il tema della povertà nell’Unione delle Terre d’Argine (Tempo n° 36, nell’articolo Carpi si scopre più povera) fotografando un fenomeno emerso negli ultimi anni: la sofferenza non solo delle figure classiche dell’emarginazione sociale, ma anche della spina dorsale delle società moderne: il ceto medio. “Innanzitutto troviamo conferma di ciò che si è detto nell’ultimo anno e mezzo – spiega Bellelli – cioè la necessità di riflettere sul mutamento della domanda sociale, che è quantitativo, perché sono di più le persone che si rivolgono ai servizi sociali, e qualitativo, per l’emergere della cosiddetta fascia grigia, composta da chi ha perso il lavoro a causa della crisi economica”. Per dare l’idea della vastità del fenomeno, l’assessore richiama l’ultimo bando anticrisi che ha raccolto le domande di oltre 500 nuclei familiari. E anche la famiglia, da sempre primo ammortizzatore, stenta a reggere. Ma che risposte mettere in campo? “Ci sono due strumenti classici: le politiche del lavoro e quelle di sostegno alla famiglia, ma questo è possibile a livello nazionale. Qui stiamo aggiornando gli strumenti, che erano sino ad oggi disegnati su un target ‘classico’, legato alla marginalità. Da questo punto di vista credo molto nel bando anticrisi, nel microcredito e nel progetto La casa nella rete, anche se il terremoto lo ha temporaneamente bloccato. Purtroppo una legge ci impedisce anche di continuare i tirocini formativi”. Nuova la domanda, nuovi strumenti, nuove le difficoltà. “Non ci orientiamo al puro assistenzialismo, ma si cerca di instaurare una progettualità che consenta alle persone di uscire dalla crisi sulle proprie gambe. Ma con individui abituati a cavarsela da soli questa operazione è, paradossalmente, più difficile”. Progettualità significa anche ridisegnare le priorità, e questo non sempre è un lavoro semplice per le assistenti sociali.
“Ci sono rinunce da condividere, o priorità da assegnare. Non è semplice spiegare, per esempio, come in un dato momento sia più importante pagare l’affitto che comprare i libri di scuola al bambino, dato che questi si possono reperire in altro modo». In ogni caso, senza una ripartenza dell’economia, non ci saranno strumenti in grado di rispondere a una società in crisi. “Avremmo un bisogno incredibile di nuovi assistenti sociali, ma il taglio delle risorse non ce lo consente. In ogni caso – chiosa Bellelli – riproporremo il bando anticrisi, anche se in forma semplificata, considerato il terremoto”.
Marcello Marchesini

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