Arrivano le proteste dell’Emilia terremotata

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Case prefabbricate in ritardo, scuole precarie con aule senza banchi, centinaia di persone ancora sotto le tende o costrette in alberghi dell’Appennino o della riviera romagnola, proteste dei terremotati contro i Comuni e dei Comuni contro la Regione per le promesse non mantenute. E intanto è iniziata la stagione delle piogge e l’inverno si avvicina.
Il quadro della situazione nell’Emilia terremotata, la Regione ‘diversa’ dalle altre, come si affannano a descriverla i nostri amministratori locali (non si sa se per convinzione o come slogan politico-elettorale) mostra tutti i ritardi, i limiti e le manchevolezze frutto di un’arroganza e di una presunzione di autosufficienza che, alla fine, non fa che danneggiare gli stessi terremotati.
Il facile e demagogico slogan a effetto “ce la faremo da soli”, scandito da quattro mesi a questa parte, si sta dimostrando un boomerang pericolosissimo perché i ministri del Governo Monti ripetono in continuazione che l’Emilia e Modena sono una Regione e una Provincia ricche, che hanno le risorse per risollevarsi e riparare da sole i danni del terremoto. Prova ne sia lo stanziamento, la scorsa settimana, inatteso e imprevisto, di milioni di euro dallo Stato alla Regione Sicilia, mentre da noi sinora sono arrivate solo briciole e presto i terremotati dovranno pagare pure le tasse. Questo il risultato della presunzione di Errani e di alcuni dei sindaci dei Comuni terremotati, a esclusione di quello di Finale che, viceversa, non ha mai fatto mistero della delusione per i ritardi con cui Governo e Regione intervengono con i promessi contributi ai Comuni, le cui casse sono desolatamente vuote. E così l’insofferenza e la delusione nelle tendopoli salgono e si assiste alle prime proteste degli sfollati e dei consiglieri comunali di minoranza, com’è avvenuto a Mirandola e a Novi.
A Mirandola centinaia di sfollati arrabbiati hanno dato vita a una clamorosa protesta davanti alla casa del sindaco Maino Benatti contro la decisione presa dalla Giunta di trasferire la mensa della tendopoli dalla Protezione Civile alla Cir, Cooperativa di ristorazione e la volontà espressa di dirottare gli sfollati negli alberghi dell’Appennino o della costa romagnola, nonostante lavorino o studino qui. “Ma i prefabbricati promessi sin dal mese di giugno dove sono?”, è questa la richiesta più impellente. E che seguito hanno avuto le promesse fatte di persona dal presidente della Repubblica Napolitano, dallo stesso Monti e dal presidente della Regione, Errani? Ancora nulla, con la convinzione che la Regione abbia sbagliato conti e calcoli causando questo ritardo inspiegabile e colpevole negli aiuti, sempre frutto di quella sicumera e di quella presunzione di superiorità che si sta ritorcendo pesantemente sulla popolazione. Anche Novi è stata teatro di proteste. Qui le minoranze hanno definito il sindaco Luisa Turci “Una donna sola al comando” (parafrasando la celebre frase del radiocronista Mario Ferretti sulle imprese ciclistiche di Fausto Coppi), in ragione della sua “arroganza decisionale” che ha del tutto eliminato la discussione, la partecipazione e il coinvolgimento degli interessati, del Consiglio Comunale e delle associazioni del volontariato, sugli interventi più opportuni. E pare che anche all’interno del suo partito, il Pd, l’atteggiamento “arrogante” della Turci abbia suscitato più di un mal di pancia. Senz’altro l’ha causato l’ultima decisione del sindaco, ovvero quella di collocare in un’unica area, a Rovereto, i 150 prefabbricati (quando arriveranno) in luogo dei 450 richiesti, con evidenti gravi disagi per quanti lavorano o studiano a Novi o a Sant’Antonio che saranno costretti, loro malgrado, a diventare pendolari fissi non si sa per quanto tempo.
E sempre a Novi vi è una forte protesta dei genitori degli alunni delle elementari costretti a portare i loro bambini in locali transennati, al fianco di cumuli di macerie, con evidenti stati di angoscia e di paura per bambini e insegnanti.
Ma anche a Carpi la situazione è critica. E si incolpa il Comune di non aver dato la dovuta informazione mediatica sui danni subiti, per cui pare, all’esterno, che la città dei Pio sia stata risparmiata, mentre sono 2.200 i carpigiani rimasti senza casa (che hanno dovuto arrangiarsi per trovare un alloggio provvisorio presso parenti, amici, in albergo o sotto le tende) e oltre 1.200 le domande di Contributo per autonoma sistemazione. Per non parlare poi dei 288 nostri concittadini che sono ancora sotto le tende del piazzale delle piscine. E non dimentichiamo l’impraticabilità di 40 chiese, del Duomo, di parte del Castello, del Teatro e i gravi danni subiti dall’ospedale.
E così, nonostante ci proclamiamo abitanti della “Provincia e della Regione più brave” (come ripetono i nostri amministratori) abbiamo ancora 17 campi, 4mila sfollati assistiti dalla Protezione e 32mila domande per il Cas, il contributo di sistemazione autonoma. E quelle imprese che hanno ripreso l’attività dopo i crolli, lo hanno fatto di loro iniziativa e a loro spese mentre non si sa ancora nulla degli indennizzi promessi.
Cesare Pradella

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