Sopra e sotto il banco

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Il terremoto ha cambiato non solo le città, distruggendo e danneggiando case, chiese ed edifici storici, ma ha modificato anche le persone. Per ogni bambino che ha vissuto il terremoto a scuola infatti, il banco non è più soltanto il piano di appoggio sul quale studiare e seguire le lezioni dell’insegnante, bensì il luogo sotto al quale ripararsi se la terra tornasse a tremare. Sopra e sotto il banco è appunto il titolo del secondo incontro per genitori organizzato dal Centro per le Famiglie dell’Unione delle Terre d’Argine, allo scopo di condividere la propria esperienza post-sisma e offrire strumenti educativi per vivere e fronteggiare al meglio la situazione.

Dopo una breve introduzione dell’assessore alle Politiche Sociali dell’Unione delle Terre d’Argine, Stefania Zanni, hanno preso la parola la dottoressa Alessandra Giovanelli e il dottor Massimo Maini, entrambi pedagogisti del Centro per le Famiglie. “I bambini e i ragazzi – hanno dichiarato i due esperti – possono superare l’ansia da terremoto attraverso una relazione positiva con le principali figure affettive e di accudimento”. Per vivere serenamente il rientro a scuola e arginare il rischio di stress da terremoto, il rapporto genitore-figlio deve basarsi su tre fattori chiave: ascolto attivo, verità narrabile e fiducia reciproca. “Dopo l’iniziale fase di shock e panico – ha spiegato Alessandra Giovanelli – e la successiva fase di disillusione, in cui possono comparire sintomi di depressione e irritabilità, subentra la fase di ricostruzione, quella in cui, idealmente, possiamo pensare di trovarci adesso. E’ in tale fase che si diviene pienamente consapevoli dei cambiamenti attivati precedentemente al fine di affrontare la situazione di emergenza e si cominciano ad attuare comportamenti di ripristino del naturale corso degli eventi sociali”. Infatti, il ritorno a scuola attiva i piani del dovere e della normalità.

“Tuttavia – ha puntualizzato Massimo Maini – tornare alla normalità non significa cancellare o minimizzare ciò che è accaduto, bensì trovare la miglior forma di adattamento per reagire all’evento tragico che ci è piombato addosso. Con il ritorno sui banchi, nei luoghi dove hanno vissuto il terremoto, i bambini possono riattivare tutte quelle emozioni di paura, ansia e depressione che erano state chiuse nel cassetto durante le vacanze estive. La paura è un’emozione molto profonda che può destabilizzare il mondo interiore a causa della percezione di un cambiamento improvviso e inaspettato. Il bambino sperimenta sin da subito, oltre alla paura, anche la possibilità di controllarla attraverso la relazione con gli adulti di riferimento, imparando inoltre a gestire l’ansia che è un’emozione diversa dalla paura, in quanto si tratta di una sensazione di malessere che non è correlata a un evento concreto, bensì è generalizzata.

L’ansia si può manifestare nei cosiddetti comportamenti da regressione che il bambino attua per attivare l’intervento di un adulto, al fine di essere tranquilizzato, per esempio quando i figli non vogliono più andare in bagno da soli, oppure quando vogliono dormire nel lettone con mamma e papà o, ancora, quando non vogliono andare a scuola perchè è stato l’ambiente in cui si è consumato l’evento traumatico. Non solo i bambini, ma anche noi adulti, in seguito a un trauma come il terremoto, dobbiamo riscrivere i nostri spazi, compreso quello scolastico. La sicurezza del bimbo nel tornare a scuola dopo il sisma deriva dall’atteggiamento tranquillo, forte e, al tempo stesso, protettivo del genitore. Più il genitore riesce a far percepire al figlio che la situazione è sotto controllo e che lui è pronto ad aiutarlo, più il bimbo riesce ad allontanarsi e a tornare sui banchi serenamente, con la convinzione che se anche il terremoto dovesse tornare, sarà in grado di fronteggiarlo come ha già fatto nella precedente esperienza”.

Chiara Sorrentino

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