“Rovereto è la mia Parigi”

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“Io sono nato a Rovereto e vivo qui da tutta una vita. Rovereto è la mia personalissima Parigi”. A parlare è Claudio Martinelli, fondatore del maglificio Tattica che, in seguito alle terribili scosse di terremoto che hanno piegato la frazione, ha immediatamente deciso di darsi da fare, mettendosi al servizio di chi aveva perso la propria casa. “Non amo farmi pubblicità. Ho semplicemente fatto quel che dovevo – ci racconta – poiché sono convinto che nei momenti di difficoltà, ognuno debba fare la propria parte, aiutando la comunità”. Il 29 maggio scorso, l’imprenditore, dopo essersi stretto alla propria famiglia e aver fatto, come tanti altri, la conta dei danni, è stato avvicinato da un dipendente la cui casa era stata resa inagibile dal sisma.

“Mi disse che nessuno sapeva dargli indicazioni precise su dove sistemare il suo camper e allora decisi di mettergli a disposizione un terreno di mia proprietà in via Manzoni”. Il terreno, di circa 6mila metri quadrati, oggi ospita ben 25 nuclei famigliari: “grazie a una fortunata coincidenza sono stato contattato da La Piave, un fiume di speranza, onlus che ha sede a San Polo di Piave in provincia di Treviso. Una signora roveretana sposata con un trevigiano dopo aver saputo del terremoto si è immediatamente mobilitata per fare qualcosa di concreto per la sua cittadina d’origine. E la catena della solidarietà è partita in men che non si dica. La onlus infatti, ha donato sette container arredati e climatizzati che sono stati posizionati e installati grazie al lavoro dei volontari che la stessa associazione ha messo a disposizione della nostra comunità. Sono stati tutti davvero straordinari e preziosi”.

I prefabbricati, che consentiranno una sistemazione dignitosa e calda per superare l’inverno, oggi sono occupati da sei famiglie rimaste senza un tetto. Insieme a loro, altre persone dotate di camper o roulotte hanno trovato rifugio all’interno di quello che è stato ribattezzato Il piccolo villaggio de La Piave Onlus, per un totale di 25 famiglie. “Sabato scorso – continua il signor Martinelli – hanno organizzato una grande grigliata a cui sono stato invitato.

E’ stata un’esperienza umana davvero splendida, mi sono commosso più volte per la gratitudine che mi è stata mostrata, ma io ho fatto solo quel che ritenevo giusto”. L’ennesima dimostrazione che, nel momento del bisogno, le relazioni umane sono l’unica rete in grado di dare risposte immediate. Concrete. Solidali. Perchè di “brava gente”, come ripete più volte Martinelli, ce n’è tanta. Sulla gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni invece, i toni cambiano radicalmente: “il 70% delle case è stato compromesso, di queste oltre il 20% dovrà essere abbattuto, i capannoni di Rovereto sono disastrati. Nonostante la nostra sia una delle frazioni maggiormente colpita dal sisma del 29 maggio, poco è stato fatto e male. Per non parlare poi dei tempi di risposta: a dir poco lunghissimi.

Basti pensare che la strada provinciale che attraversa Rovereto è ancora chiusa nonostante le insistenze dei cittadini e il fatto che da mesi la parte anteriore della Chiesa, pericolante, non sia ancora stata messa in sicurezza, malgrado i pali necessari per farlo giacciano davanti alla struttura. Ritardi davvero inspiegabili. Troppo poco è stato fatto”.
E laddove la solidarietà non arriva, il vuoto istituzionale diventa sempre più allarmante, soprattutto in vista dell’imminente inverno.

Jessica Bianchi

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