“Dove sono i finanziamenti promessi?”

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Sono tanti i carpigiani che si sono dovuti rimboccare le maniche, per continuare a lavorare e andare avanti senza cedere alla paura e allo sconforto. Tra loro ci sono anche Renzo Marchetti e Carla Ganzerla titolari di Carla G. ditta di confezione del nostro territorio. Per loro, come per tanti altri, il terremoto ha completamente rivoluzionato la vita. “La nostra attività è sita al piano terra di un condominio al civico 13 di via Giotto”, ci spiega Renzo. Ma il palazzo, di sei piani, costruito negli Anni Ottanta, non ha resistito alla scossa dell’una del 29 maggio. “Quella scossa è stata devastante per il condominio. Ero sulla soglia, aspettando mia moglie che era ancora all’interno, quando la terra ha iniziato a tremare. Ricordo di essermi allontanato dal palazzo: le vetrate si gonfiavano e si sgonfiavano di 15/20 centimetri e lo stabile oscillava. E’ stato terribile, quelle immagini sono ancora davanti ai miei occhi”. L’intonaco si è gonfiato in prossimità della trave con le colonne portanti e, in alcune di queste, il ferro si è letteralmente piegato a causa della violenza del sisma. La sentenza emessa dai tecnici è tra le peggiori: l’edificio deve essere evacuato.

“I Vigili del Fuoco ci hanno dato poco più di due ore di tempo per portare via tutto il possibile. Mia figlia Vania, architetto che vive a Chicago da 14 anni, casualmente a Carpi per partecipare a un matrimonio, è stata preziosa in quei momenti concitati e ha persino fermato un camionista che passava per strada chiedendogli aiuto, affinché potessimo caricare più velocemente attrezzature, macchine da cucire, pezze di tessuto… senza di lei non so come avremmo fatto”, continua Carla. Tutto pareva surreale, “ti svegli un mattino, in piena fase di produzione e poche ore dopo ti dicono che devi lasciare tutto. Non ci volevo credere”, aggiunge Renzo Marchetti. “All’inizio abbiamo pensato di chiudere l’attività. Poi però ci siamo guardati negli occhi e pensando ai nostri lavoranti, una trentina circa, tra contoterzisti esterni e tre dipendenti interne (tutti italiani), non ce l’abbiamo fatta. Con la crisi che attanaglia anche il nostro territorio non potevamo abbandonarli e quindi abbiamo deciso di allestire il laboratorio a casa nostra per portare a termine il campionario”, incalza Carla. “Il nostro imperativo è stato riprendere a lavorare il prima possibile e, per due mesi, non ci siamo risparmiati”.

Un fornitore ha regalato alla coppia due gazebo che, posti nel cortile della loro abitazione, si sono trasformati in laboratori a cielo aperto: “abbiamo lavorato sotto i tendoni, con un caldo asfissiante ma, anche grazie all’impegno delle nostre collaboratrici interne, siamo riusciti a rispettare gli impegni presi”. Ora i due sono riusciti a trovare un locale in affitto in via Guicciardini ma i problemi non sono certo finiti. Lo stabile di via Giotto infatti, classificato tra le inagibilità gravi sconta le lentezze regionali e la mancanza di fondi. Il progetto di ripristino della struttura e di rafforzamento sismico del piano terra prevede una spesa di alcune centinaia di migliaia di euro a cui se ne dovranno aggiungere molti altri qualora si dovesse far rafforzare anche il 1°, il 2° e il 3° piano. “Una cifra considerevole che, ad oggi, non si sa quando e in che misura verrà rimborsata – continua Marchetti – ma noi non possiamo aspettare oltre. Cmb, che ha iniziato la ristrutturazione del palazzo, deve essere pagata secondo le fasi di avanzamento lavori ed entro la fine di ottobre noi dovremo anticipare una quota di circa 20mila euro”.

Ad oggi infatti è operativo l’accordo tra Regione e Banche solo per le anticipazioni di liquidità a costo zero a favore dei cittadini per interventi di riparazione, ripristino e ricostruzione di beni immobili con danni classificati B, C ed E (leggere) danneggiati dal sisma. Mentre non sono ancora state esplicitate le linee per la ricostruzione degli edifici classificati E (gravi) e i rimborsi che dovrebbero partire a gennaio 2013 restano un’incognita. Come se tutto ciò non bastasse poi, accanto a una burocrazia lenta e farraginosa, anche le informazioni date ai cittadini sono a dir poco nebulose. “Quasi ogni giorno busso a qualche porta per ricevere informazioni precise e per capire quali saranno i tempi dei rimborsi ma c’è una gran confusione. A tutti i livelli”, afferma amareggiato Renzo Marchetti. Le persone colpite al cuore dal sisma chiedono maggiore celerità per poter ricostruire le proprie case e le proprie aziende. Quelle stesse persone che non si sono arrese di fronte al dramma, che hanno fronteggiato l’emergenza a testa alta, inventandosi il modo per continuare a lavorare e far andare avanti il Pil di questo Paese vecchio e immobile.

Ora, quelle persone chiedono di essere ascoltate, di ricevere quello che spetta loro, per poter ricominciare. Anche meglio di prima. “Vorremmo – concludono i due titolari di Carla Gi. – approfittare del cantiere già esistente per apportare anche a nostre spese delle migliorie al laboratorio vecchio di 30 anni. Rinnovare le vetrate, le serrande, l’impianto di riscaldamento ormai obsoleto… noi abbiamo voglia di fare ma necessitiamo di un aiuto. Dobbiamo essere finanziati – a costo zero o a tassi molto contenuti – e presto. Perchè se qualche euro inizia ad arrivare, allora ognuno di noi sarà animato da maggior sicurezza e riceverà la spinta necessaria per guardare al futuro con fiducia”.

Jessica Bianchi

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