Folco Quilici: alla scoperta del sesto continente

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Tra i protagonisti della Festa del Racconto anche il celebre esploratore marino Folco Quilici che, con grazia e leggerezza, ci ha condotti per mano alla scoperta del sesto continente: il mare. Un viaggio straordinario tra i fondali marini, veri e propri scrigni di storia. Custodi del nostro passato. Ripercorrendo le tappe della sua vita avventurosa e straordinaria, Quilici ci ha catapultati in quel mondo sottomarino che tanto ama e di cui scrive nel suo ultimo libro, Relitti e tesori. “Avevo 22 anni quando iniziai a lavorare sul film Sesto continente. Erano i primi Anni Cinquanta, nessuno si era mai inoltrato a scopo documentaristico nelle profondità marine. La vita e la vivacità  degli abissi erano sconosciute: fu per noi un’esperienza straordinaria”. Ma dei pesci, a Folco Quilici, classe 1930, “a parte mangiarli, non interessava poi molto”, sorride. “Quel che da sempre mi ha affascinato era raccontare il mare attraverso le popolazioni che vivevano nel e del mare. Un’esistenza anfibia, la loro, dimenticata dalla maggioranza”. Altro tema carissimo al celebre documentarista, giornalista e scrittore è quel “che resta sott’acqua della storia dell’uomo”. Dai più antichi mezzi di navigazione navale del Mediterraneo alle navi affondate durante la Seconda guerra mondiale, dai sommergibili agli aerei precipitati negli abissi, dalle Navi dei veleni a relitti preziosi come i Bronzi di Riace, le profondità  marine sono popolate da una infinità  di opere umane abbandonate e ora divenute parte di una vera e propria archeologia marina. E dietro a ogni relitto si nasconde una storia affascinante e misteriosa. “Il mare conserva la memoria e la storia dell’uomo. La immobilizza in una sorta di bolla senza tempo. Il mare è pieno di meraviglie, svela segreti e racconta verità”. Ma custodisce anche dei veri e propri gialli. Che fine fece, ad esempio, la Corazzata Roma? Quale mistero serba il suo relitto? Cosa stava per annunciare via radio alle 16 del 9 settembre 1943 l’ammiraglio Carlo Bergamini da bordo della Roma? Che si sarebbe consegnato agli Alleati a Malta o che avrebbe disubbidito ai suoi superiori decidendo, con l’autoaffondamento, vicino alle coste spagnole, di non arrendersi? L’ammiraglio non fece in tempo a parlare perchè i tedeschi, diventati nemici dopo l’armistizio, colpirono con due bombe la Roma che esplose. “La Marina – spiega Quilici – non volle mai dire dove affondò esattamente la nave, poichè a posizione della prua avrebbe consentito di comprendere da che parte Bergamini stesse dirigendo la nave, svelando il mistero che avvolge quella pagina di storia”. Quel gioiello della Regia Marina – adagiato in più pezzi a circa 1.000 metri di profondità , a circa 16 miglia dalla costa sarda – continuerà  a proteggere il suo segreto poichè “una legge firmata dalle potenze che si combatterono durante la seconda guerra mondiale, stabilisce che le navi affondate con militari a bordo sono dei cimiteri sacri e inviolabili. Impossibile entrarvi e sottrarre qualcosa, poichè la memoria dei soldati caduti deve essere tutelata”. Sott’acqua la vita fiorisce, peccato, continua Quilici, che nessuno vi presti attenzione: “è inconcepibile l’accanimento della scienza per lo spazio e la sua eventuale conquista. E mentre si spendono anni e denari in ricerche che non servono a nulla, del fondale marino, preziosa e dimenticata fonte di vita per ciascuno di noi, non si occupa nessuno”.
Jessica Bianchi

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