Che Terra sarebbe senza terremoti?

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Che Terra sarebbe senza terremoti? Vi siete mai chiesti come mai l’Italia abbia la bizzarra forma di uno stivale? E perché sono circa 1.500 i chilometri in linea d’aria da Roma a Londra, e quasi 6000 quelli che separano Londra da New York? La geografia è sempre stata un punto fermo per qualsiasi civiltà abbia colonizzato un angolo di mondo, influenzandone i tratti somatici degli individui, le attitudini, la storia e la cultura. Ma, alla scala dei tempi geologici, l’attuale disposizione dei continenti non è che il singolo fotogramma di un film iniziato ben 4 miliardi e 700 milioni di anni fa. Si dice che paragonando l’età della Terra alle 12 ore che compongono un giro completo delle lancette di un orologio, considerando la sua formazione allo scoccare della mezzanotte, la comparsa del genere Homo non arriverebbe che meno di mezzo minuto prima di mezzogiorno. Quindi, sebbene non abbiamo potuto osservare direttamente la lenta metamorfosi del nostro pianeta al trascorrere delle ere geologiche, il suo perpetuo dinamismo, fatto di esplosioni vulcaniche, colate laviche, frane, alluvioni e, naturalmente, terremoti, ci permette comunque di decifrare i chiari segni di un’evoluzione tuttora in corso. Manifestazioni di una incontenibile vitalità che molte volte ci terrorizzano e di cui, altre volte, siamo purtroppo vittime. Ma la natura, dovremmo saperlo, segue il suo corso: il concatenarsi di questi straordinari fenomeni, apparentemente casuali ed isolati, è infatti scandito dall’ordine logico della tettonica delle placche. Secondo questa nota teoria, sotto la litosfera, che è il sottile guscio che avvolge esternamente il globo terrestre – 120 chilometri di spessore massimo su un raggio totale di 6374 – è presente l’astenosfera, una zona del mantello che, pur trovandosi allo stato solido, ha la particolarità di assumere un comportamento plastico-viscoso in tempi geologici. Dunque, al di sopra dell’astenosfera le placche che suddividono la litosfera sono del tutto assimilabili a elementi rigidi galleggianti, muovendosi indipendentemente l’una dall’altra come zattere alla deriva. Circa 200 milioni di anni fa la penisola italiana ancora non esisteva, e le terre emerse erano assemblate a formare un’unica grande massa continentale, detta Pangea. Grazie al lento e inesorabile meccanismo di deriva dei continenti, Pangea si è progressivamente spaccato, poi smembrato, e le varie placche hanno assunto la configurazione che ci appare oggi. Il lungo viaggio alla deriva dell’India, per esempio, è iniziato poco più di 100 milioni di anni fa, quando questo enorme blocco di terra si è distaccato dall’Africa orientale ed è migrato verso nord, fino allo scontro con il continente asiatico, dando origine al sollevamento, tutt’oggi in corso, della catena himalayana: la più elevata del mondo, 8000 metri in altezza di asperità e splendore mozzafiato, che ogni anno accresce la sua imponenza di circa 3-4 centimetri. Tornando al nostro meraviglioso stivale, dobbiamo la sua esistenza alla formazione della catena appenninica, emersa dalle acque del Mediterraneo a partire da circa 30 milioni di anni fa. Ciò è stato possibile grazie alle spinte tettoniche del blocco sardo-corso, che si allontanava dalla placca europea accavallandosi verso est su quella adriatica, e, in seguito, della successiva – e ancora attiva – apertura del mare Tirreno, il tutto inevitabilmente accompagnato da una inestimabile quantità di eventi sismici e vulcanici. Il terremoto non viene per nuocere, più pericolose possono essere le negligenze degli esseri umani.

Domitilla Santi

Letture consigliate: Storia geologica d’Italia – Gli ultimi 200 milioni di anni di Alfonso Bosellini, Zanichelli.

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