Una pillola amara

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Il primo obiettivo delle liberalizzazioni targate Governo Monti paiono essere le farmacie. I cardini della riforma sono essenzialmente due: il primo ripropone la vendita libera dei farmaci di fascia C, un mercato, questo, che vale 3,1 miliardi l’anno, ovvero circa il 12% della spesa farmaceutica nazionale (26 miliardi), mentre il secondo potrebbe essere quello dell’abbassamento (1 a 3.000) del quorum farmacie-numero abitanti che, al momento, ammonta a 1 ogni 4mila. A Carpi sono 15 le farmacie operanti (3 nelle frazioni e 13 cittadine, di cui 1 comunale). Al dottor Carlo Colli, titolare della Farmacia del Popolo, chiediamo:
*b*Quali sono i farmaci di Fascia C? +b+
“Sono i farmaci a pagamento che però per essere somministrati necessitano di ricetta medica”.
Con l’introduzione dei farmaci equivalenti i farmacisti lamentano da tempo una forte diminuzione dei fatturati. Oggi le liberalizzazioni innalzano il timore di veder ridotti ulteriormente i propri ricavi. *b*E’ questo che ha messo i farmacisti di tutta Italia sul piede di guerra? Cosa comporta per voi la liberalizzazione della Fascia C? +b+
“Buona parte dei proventi delle farmacie provengono dai farmaci di fascia C, la loro liberalizzazione quindi, comporterebbe un’ulteriore contrazione dei ricavi che, in alcuni casi, potrebbe mettere in ginocchio numerosi esercizi. In molte Regioni infatti il Servizio sanitario nazionale è in grave ritardo nel rimborsare le farmacie per i farmaci di fascia A (categoria nella quale rientrano tutti i farmaci gratuiti per i cittadini, perché ritenuti essenziali e indispensabili per garantire le cure previste nei livelli essenziali di assistenza, per i quali occorre una ricetta che ha validità regionale) e questo comporta gravi problemi di gestione”.
*b*E’ anche il caso della Regione Emilia Romagna? +b+
“No, poichè nella nostra Regione si persegue una politica diversa di dispensazione di alcuni di questi farmaci, sopratutto dei più costosi. La loro gestione infatti, come l’insulina ad esempio e tutti i farmaci antitumorali, è affidata quasi esclusivamente alle farmacie ospedaliere e questo, nonostante abbia ridotto l’introito delle farmacie del territorio, ha reso i risarcimenti più sostenibili e, di conseguenza, più regolari. Il servizio reso al territorio dalle farmacie funziona bene, così come il sistema di reperibilità dei farmaci. Garantire alti strandard di qualità alla cittadinanza ha dei costi: il vento liberalizzatore che soffia in questo momento nel nostro Paese che non ha precedenti in Europa, e mi riferisco al tema della ricetta medica al di fuori delle pareti della farmacia (come nei corner degli ipermercati e nelle parafarmacie) farà scadere il servizio reso”.
*b*L’altro punto in discussione potrebbe essere quello dell’abbassamento del quorum farmacie-numero abitanti. Favorevole o contrario? +b+
“Il sistema deve essere meno rigido e lʼapertura di nuove farmacie può migliorare il servizioe la concorrenza. Il punto è quante farmacie nuove il sistema può sopportare e soprattuttoche la proprietà rimanga al farmacista privato senza lʼapertura alle multinazionali. La
presidente di Federfarma, Annarosa Racca, ha dichiarato insostenibile dal sistema il numero di farmacie che si andrebbero ad aprire nel caso fosse confermata la bozza di articolato in materia di liberalizzazione, circolata nelle ultime ore. Dai primi calcoli effettuati, infatti, per effetto del nuovo rapporto farmacia/abitanti e della prevista apertura di ulteriori farmacie nelle stazioni, negli aeroporti, nelle aree di servizio autostradali e nei centri commerciali, si aprirebbero circa 7mila farmacie, pari al 40 per cento in più rispetto al numero attuale. In un mondo che punta alla concentrazione, un aumento così rilevante non sarebbe sostenibile in alcun settore; tanto meno è sopportabile nel settore delle farmacie, considerando che il consumo di farmaci non va incentivato e che la spesa farmaceutica convenzionata è in costante calo, anche per la crescente diffusione dei farmaci generici di prezzo più basso. Inoltre, nelle Regioni nelle quali non si dovessero riuscire a espletare i concorsi e assegnare nei ristretti tempi previsti almeno l’80 per cento delle nuove sedi farmaceutiche, i farmaci di Fascia C dovrebbero essere venduti nelle parafarmacie e nei supermercati con obbligo di ricetta”.

*b*Perchè la ricetta dovrebbe restare in farmacia? +b+
“In tutto il mondo la ricetta è in farmacia e questo per la sicurezza sanitaria delcittadino,evitando inutili dannosi abusi di farmaci. E’ evidente che tutti vogliono raccogliere i frutti del proprio lavoro; è anche vero che in un momento di crisi come quello attuale, ciascuno di noi deve fare la propria parte. Va bene dividere la torta ma è inaccettabile la demonizzazione che si sta facendo della nostra categoria. E’ ridicolo, nonché riduttivo, addossare la colpa del deficit e del ritardo del nostro Paese a una singola categoria professionale. I ricavi dei farmacisti negli anni sono fortemente calati, noi lavoriamo quotidianamente dietro il bancone, facciamo i notturni, i festivi. Ognuno di noi fa il proprio lavoro con coscienza e indipendenza, slegato da logiche commerciali. Lo ripeto, il mercato del farmaco non va incentivato. Noi siamo vicini ai cittadini e ci prendiamo cura di loro. Portare la ricetta nei supermercati significa spostare il fatturato dal canale della farmacia a quello della grande distribuzione, favorire il radicamento anche nel nostro territorio di grandi catene, multinazionali certamente non interessate al servizio reso alla cittadinanza. Favorire i centri commerciali, le nuove cattedrali del consumismo, significa prosciugare non solo le farmacie ma tutte le piccole e medie realtà commerciali”. La famiglia Colli è una famiglia di farmacisti da generazioni: il nonno, Carlo, aprì la farmacia Del Giglio in Piazza Martiri nel 1931 che vendette per aprire quella del Popolo, in zona Stadio, nel 1961. Dopo di lui a prenderne le redini fu il figlio, Dante che, nel 1991 comprò all’asta anche l’ex farmacia comunale di via Pezzana, trasformandola in quella che oggi è conosciuta come Santa Caterina. Oggi, la terza generazione, costituita da Carlo, Marina e Anna, continua a calcare le orme paterne, con impegno ed entusiasmo. “Noi crediamo alla nostra professione e, per tale motivo, – aggiunge Carlo Colli – continuiamo a investire per rinnovarci e offrire un servizio sempre più vicino ai cittadini che ci forniscono quotidiane attestazioni di stima”.
*b*Nel caso venisse attuata la liberalizzazione prevedete azioni congiunte di protesta? +b+
“Al momento Federfarma non ha previsto serrate. Continueremo comunque a vigilare sulle decisioni che il Governo prenderà”.

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