Carpi unita per l’Ariston

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Ci sono, a volte, momenti difficili, contingenze nel corso delle quali ogni comunità è chiamata a dar prova della propria coesione, pena, la perdita, graduale ma inesorabile, di quel senso di appartenenza senza il quale nessun gruppo può esistere come tale. Una ‘prova’ di questo tipo c’è stata sabato scorso a San Marino, dove si è registrato il tutto esaurito – duecento persone – per la serata organizzata dal cantante Stefano Cattini che, insieme alla sua band, si è esibito in un concerto di raccolta fondi per salvare il cinema teatro Ariston. Già, perché la sede del circolo Arci Bruno Mora, nato nel ’72, è una delle tante storiche realtà carpigiane che rischiano di chiudere i battenti a causa dei debiti accumulati. La proprietà è stata ceduta, pochi anni orsono, a una società immobiliare dal defunto partito dei Ds, proprietario dell’immobile. Ora, come per la Casa del popolo di Migliarina, come per Cortile, i nodi vengono al pettine, ed entro i primi mesi del 2012 occorre che i soci trovino il denaro necessario all’acquisto dello stabile. “Servono 200mila euro – commenta Lisa Pignatti, membro del consiglio direttivo del Circlo – perché una realtà davvero importante non scompaia. Stiamo organizzando tante iniziative per raccogliere fondi, come la serata di stasera e cene di sostegno. Speriamo di poter accedere a un mutuo, e che magari la Fondazione Cassa di Risparmio possa sostenerci, come ha fatto con realtà simili alla nostra”. Il costo totale richiesto per l’acquisto è di 400mila euro, la metà dei quali già versati. Questo, unito alla partecipazione calorosa di sabato scorso, lascia ben sperare per il futuro dell’Ariston. Se non ottimista, almeno speranzoso anche il presidente del Bruno Mora, Luciano Bianchini. “C’è una comunità intera che si riconosce in questo luogo. E alludo sia ai sanmarinesi che ai carpigiani. Abbiamo una storia lunga alle spalle, se si pensa che sono 26 anni che teniamo la rassegna di teatro dialettale. Vengono anche da Rovereto, Novi, Cavezzo. Penso proprio che riusciremo a salvare il circolo. Alla Fondazione diciamo: aiutateci”. Oltre a tanti abitanti della frazione, tra il pubblico c’erano anche parecchi giovani, fatto insolito in questo tipo di iniziative. Merito anche di Stefano Cattini, che ha saputo coinvolgere i cittadini in modo intelligente, fondendo divertimento, buona musica e tutela di quello che, oltre a essere un pezzo importante della memoria storica della periferia nord di Carpi, è un luogo che ha ancora parecchio da dare. “Non immaginavamo neppure che questo teatro potesse finire nel dimenticatoio. Perciò, appena ce l’hanno comunicato, siamo corsi – dichiara Guido Grazzi – Qui mettono in scena da tanti anni delle commedie in dialetto molto interessanti, e ci dispiacerebbe molto se questa realtà non ci fosse più”. Accanto a lui il figlio Giorgio: “San Marino merita che il suo teatro rimanga, e faremo tutto il possibile perché ciò avvenga”. Oltre al teatro e alle proiezioni di pellicole d’essai che spesso non trovano, soprattutto in provincia, molte sale disposte ad accoglierle, l’Ariston è la fucina da cui nascono iniziative tra le più varie: dai viaggi sociali alla possibilità, per le band emergenti, di avere un palco sul quale esibirsi. A testimoniare la propria solidarietà c’era persino Alexandru Miholas, un 19enne moldavo che da sei anni vive a Carpi. “Sono venuto diverse volte a vedere i film che danno qui, e penso che a Carpi siano questi, più che le discoteche, i posti ideali per socializzare”. Anche alcuni rappresentanti ‘istituzionali’ hanno voluto far sentire il proprio appoggio presenziando alla serata. Tra loro – solo per fare qualche nome – la senatrice Isa Ferraguti, il direttore dell’ospedale Claudio Vagnini, l’assessore Alberto Bellelli e il presidente del Consiglio Comunale Giovanni Taurasi. Questa volta la città ha saputo dimostrare, meglio che in altre occasioni, come la strada migliore per far fronte alle contingenze difficili sia quella di unirsi e chiamare a raccolta la voglia di comunità dei suoi abitanti, piuttosto che agire in sordina, magari per paura di polemiche che, se le questioni fossero affrontate alla luce del sole, portandole all’attenzione di quanti più cittadini possibile invece di chiudersi a riccio, darebbero più occasioni ai carpigiani di far emergere un senso civico che ha ancora molte frecce al suo arco.

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