Una pigotta per la vita

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In quest’epoca dove anche il gioco si fa via via più virtuale, è sempre più prezioso dare la possibilità ai nostri bambini di utilizzare giocattoli ‘solidi’, siano essi le classiche costruzioni, utensili di legno o bambole di ogni tipo. Per sviluppare quella manualità che non è semplice orpello a una vita passata digitando i tasti su di un computer o un palmare, per poter sviluppare inventiva e fantasia anche in luoghi che non siano direttamente raggiungibili dalla corrente elettrica (con i soldatini si può giocare anche in un prato e, anzi, gli spazi aperti rendono ancora più avvincenti gli scontri). Prima che Barbie, Bratz e Winx arrivassero a riempire i sogni – compresi quelli a occhi aperti – delle giovani di tutto il mondo, le bambole erano qualcosa di davvero speciale, attraverso il quale le bambine imparavano non solo a sviluppare la propria fantasia, ma anche a confrontarsi – con i modi, appunto, consoni alla giovane età – con la femminilità e il genere al quale appartenevano. Basta parlare con chi ha, oggi, più di 50 anni per ascoltare racconti commossi su un’epoca in cui una bambola era qualcosa di più che un oggetto in plastica prodotto in milioni di esemplari identici tra loro. Qualcosa d’altro rispetto a un veicolo per la standardizzazione estetica – e dietro un’estetica si cela, spesso, un’etica – che anche Barbie ha contribuito a compiere. Ogni bambola era un esemplare unico, creato con amore, attenzione e fatica – cosa, quest’ultima, che impediva ce ne si potesse disamorare dopo pochi mesi. Un piccolo oggetto d’artigianato. Per chi ha nostalgia di quel modo di giocare, da ieri e fino a domani, nello spazio generosamente offerto da Denny Rose al civico 38 di Piazza Martiri, sarà possibile acquistare, per 20 euro, le mitiche Pigotte. Il ricavato della vendita di questi piccoli capolavori sarà interamente devoluto all’Unicef, per il finanziamento della campagna Vogliamo zero contro la mortalità infantile. L’iniziativa, promossa dal Comitato per lei in memoria dei Rosanna Bulgarelli, è portata avanti da sette infaticabili signore, ognuna delle quali si occupa specificatamente di una parte della Pigotta: chi dei capelli, chi pensa ai vestiti – creati con la passamaneria delle ditte d’abbigliamento carpigiane – chi del viso. A creare le bambole, e a garantirne la qualità, anche una sarta di Blumarine, ora in pensione. 50 Pigotte in vendita, per un totale di mille euro da destinare a un progetto benefico. Disponibili anche altri gadget, come biglietti d’auguri. Temiamo occorra correre, per non lasciarsi scappare uno degli esemplari che sicuramente andranno esauriti in fretta.

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