Il prete degli “ultimi”

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“Dov’è il mio cappello?”, è la prima cosa che chiede, appena arrivato nel camerino del Teatro di Carpi – che è tutto esaurito, ma lui ancora non lo sa – Don Andrea Gallo, il ‘prete di strada’ amico di De Andrè e Fernanda Pivano invitato dalla Croce Blu per una serata di beneficenza il cui incasso sarà interamente devoluto alla sua comunità genovese di San Benedetto al Porto. Lo intervistiamo prima dello spettacolo, mentre sorseggia un tè e fuma il suo inseparabile toscano. “Arrivano i disperati sulle nostre coste, ma io penso a tutti i dimenticati, i miserabili: drogati, prostitute, carcerati, i disabili. I migranti sono gli ultimi tra gli ultimi. E i casi sono tre: o gli facciamo guerra, o erigiamo dei muri – come quello tra USA e Messico o quello nella Striscia di Gaza; oppure c’è l’incontro. Certo, la paura è normale, è un sentimento umano. Ma Gesù ha insegnato ad amare. ‘Siate sale! Lievito! Chicco di grano!’ diceva agli apostoli. Questo è essere cristiani: esserci senza farsi vedere. Il sale è fondamentale per un bravo cuoco, anche se poi non lo si sente. Il vero pericolo è chi specula sulla paura, chi decide di enfatizzarla”. “Don – così lo chiamano gli amici – qui non si può fumare!”, e così, costretto a spegnere il sigaro, si lancia in una digressione sul fumo. “Sono stato in un locale di Savona e mi hanno detto che era vietato fumare, e pensa che non sapevano neppure che a pochi chilometri c’era una fabbrica che in 30 anni aveva fatto aumentare tutte le malattie più gravi”. E a proposito del ‘suo’ Papa, Giovanni XXIII, che promosse il Concilio Vaticano Secondo, momento di grande confronto della Chiesa con la modernità, dice: “lui aveva capito. Dal Concilio è uscito, ed è dogma, il principio del primato della coscienza personale”.
*b*Ma non si trova stretto in questa Chiesa?+b+
“Solo qualche mese fa un mio amico, ricco manager, mi ha offerto di ritirarmi in una villa sul mare con i ragazzi della mia comunità. “Ma cosa dici” – gli ho detto – la Chiesa è la mia casa”. Don Gallo, che compirà 83 anni a luglio, è incontenibile. Parlare con lui, seguire i suoi pensieri, le sue divagazioni, è come ascoltare il dialetto della sua terra, pieno di salti e spigoli, di pause e rapide fughe, ma sempre capace di conservare un’armonia complessiva. “Finché le donne non saranno riconosciute per il loro valore, nella società, nella politica, nella Chiesa, non riusciremo mai a progredire. Dicono di fare le quote rosa: ma le quote bianche dico io! Tutte donne e un numero limitato di uomini! Gesù ha fatto annunciare la sua resurrezione agli apostoli da Maria Maddalena, e non ha mai detto ‘Amo gli uomini e le donne, ma le donne un po’ meno”. E a chi lo accusa di fare politica invece di occuparsi di fede dice: “Certo che faccio politica! Sono un cittadino, e devo impegnarmi nella realtà che ho di fronte. Cerco sempre di fare più incontri possibile: per alzarmi la mattina dopo e, arricchito da ogni essere umano, essere più uomo, più prete, più cittadino. Pensa alla Costituzione: un incontro incredibile tra i valori socialisti, cattolici, liberali, repubblicani, azionisti. E’ questo lo spirito che oggi dobbiamo ritrovare e difendere”.
*b*E’ contento per il risultato di Pisapia a Milano, dato che l’ha sostenuto?+b+
“Mi ha telefonato per ringraziarmi, ma io gli ho detto che l’ho fatto volentieri. Ora dovrò dire ai miei amici grillini di non fare belinate, di non votare per la signora, che tra l’altro è per metà genovese”.
Per chi non è stato a Teatro è difficile immaginare l’atmosfera di entusiasmo, partecipazione, affetto che si respirava. Per quasi tre ore Don Gallo ha cantato, parlato, camminato senza mai sedersi, attraverso una platea stregata “perché sul palco mi sento troppo lontano e voglio guardarvi tutti in faccia”. Come di consueto ha sventolato la bandiera della pace, con un’inesauribile energia e, scherzando sornione, dopo le note di De Andrè ha concluso: “Io non sono Giovanni XXIII, ma gli rubo le parole: stasera, quando tornerete a casa, date una carezza ai vostri bambini, e ditegli che è la carezza di Papa Gallo”.

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