Arnaldo Pomodoro in mostra al Castello Campori di Soliera


Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico è il titolo della mostra allestita dal 10 ottobre al 10 gennaio 2027 nella cornice di Castello Campori a Soliera.

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Sabato 10 ottobre, alle ore 18, al Castello Campori di Soliera inaugura la mostra Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico, curata da Andrea Tinterri e Ilaria Sgaravatto. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Campori e dal Comune di Soliera, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e con il sostegno di due sponsor, Veca ed Euromat Srl.

In occasione del centenario della nascita dell’artista, che vede la sua opera al centro di numerose iniziative, questa mostra sceglie una prospettiva inedita, affidando alla fotografia il compito di raccontarne l’opera e la ricerca. Al centro dell’esposizione è il patrimonio fotografico dell’archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro, presentato per la prima volta attraverso una selezione di cento stampe originali, realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. In dialogo con tre significative opere scultoree — Disco solare (1989-1990) e gli studi per Progetto per il nuovo cimitero di Urbino (1973) e The Pietrarubbia group (1975) — gli scatti di Ugo Mulas, Maria Mulas, Mario Dondero, Carlo Orsi, Gianfranco Gorgoni, Giuseppe Pino, Paolo Monti e Ted Drzyzga restituiscono non solo la trasformazione della materia nel processo creativo, ma anche il rapporto con lo spazio pubblico e con quello espositivo di gallerie e altre istituzioni che nel tempo hanno accolto il lavoro di Arnaldo Pomodoro.

Ne sono un esempio le fotografie di Ugo Mulas dedicate alla mostra Una scultura nella strada del 1970, nella piazzetta della Libreria Internazionale Einaudi a Milano, dove alcuni bambini, giocando con l’opera, sembrano riattivarla e trasformarla in uno spazio abitabile, restituendone pienamente il carattere anti monumentale. Un rapporto altrettanto diretto col pubblico emerge negli scatti di Giuseppe Pino realizzati in occasione della prima mostra antologica dell’artista alla Rotonda della Besana nel 1974: anche qui, sono soprattutto i più giovani a essere ritratti in un rapporto spontaneo con le sculture, che entrano così a far parte di un’esperienza quotidiana e famigliare, affrancandosi dal severo rigore del monumento.

Il racconto fotografico non si limita tuttavia alla relazione tra le opere e i luoghi che le accolgono, ma segue anche l’intero processo creativo, soffermandosi sulla metamorfosi della materia e sul suo progressivo divenire opera. Dall’archivio emerge infatti la volontà costante dell’artista di documentare per immagini il proprio lavoro di scultore in tutte le sue fasi: dalla modellazione alla lavorazione in fonderia, fino alla collocazione dell’opera nello spazio pubblico. Una sequenza di passaggi che la fotografia non si limita a registrare, ma contribuisce a restituire come parte integrante del processo creativo.

Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico costruisce un percorso per nuclei tematici, dedicati a opere specifiche, dando vita a micro-narrazioni che si intrecciano alla cronologia del lavoro. È il caso delle fotografie di Ugo Mulas del 1967-1968, che documentano lo sviluppo di Grande disco (1965-1968), o delle immagini di Carlo Orsi dei primi anni Novanta dedicate a Moto terreno solare (1989-1994) a Marsala, dove la scultura appare progressivamente depositarsi nel paesaggio.

Di particolare interesse sono inoltre alcuni grandi album fotografici mai esposti prima, con immagini selezionate e ordinate dallo stesso Pomodoro, che testimoniano la costruzione di una precisa identità e, al tempo stesso, una consapevole rilettura della propria ricerca: le fotografie ripercorrono gran parte del lavoro dello scultore, dal 1954 al 1970, componendo una sorta di autobiografia per immagini e restituendo una puntuale revisione della sua pratica artistica.

La mostra costruisce così un racconto parallelo tra scultura e fotografia, dove quest’ultima non si limita alla funzione documentaria, ma diventa un linguaggio capace di rivelare aspetti dell’opera altrimenti invisibili. Gli sguardi dei diversi fotografi che nel tempo si sono avvicinati al lavoro di Arnaldo Pomodoro, pur muovendosi all’interno di una traccia narrativa probabilmente prestabilita, mostrano come la fotografia non sia mai un linguaggio neutro, ma una forma di interpretazione.

A completare e ampliare il percorso sono tre opere di Arnaldo Pomodoro: Progetto per il nuovo cimitero di Urbino (1973), Disco solare (1989-1990) e lo studio per The Pietrarubbia group (1975). La scelta di presentare progetti e studi nasce dalla volontà di mettere in relazione la dimensione fotografica con quello stesso stato di trasformazione che caratterizza il processo scultoreo: il moto perpetuo delle idee, la continua metamorfosi della materia, quel divenire che la scultura sembra interrompere solo apparentemente.

La mostra sarà accompagnata da visite guidate e percorsi laboratoriali rivolti a famiglie, giovani, adulti e alle scuole. Il progetto è a cura del Dipartimento Educativo della Fondazione Arnaldo Pomodoro e della Ludoteca della Fondazione Campori.

Questo omaggio all’artista prosegue l’impegno del Comune di Soliera nella valorizzazione della sua opera, testimoniata anche dalla scultura Lancia di Luce II (1985), che dal 2025 definisce lo spazio pubblico di piazza Lusvardi antistante Castello Campori.
Orari: sabato e domenica 10:00 – 13:00 / 14:30 – 19.30
Ingresso: libero

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