Mulino di Cibeno, si va verso l’abbattimento

La novità emersa durante la discussione in Consiglio Comunale riguarda il futuro dell'area. Il dirigente Renzo Pavignani ha infatti spiegato che, dopo la sentenza sfavorevole, “l’Amministrazione ha avviato un'interlocuzione con la proprietà per arrivare a un accordo complessivo che prevederebbe la demolizione del Mulino - e lo spostamento di tali volumi altrove - oggi ritenuto un elemento di pericolo, e la successiva cessione dell'area al Comune già liberata e sistemata”.

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Il caso del vecchio Mulino di Cibeno Pile torna al centro del dibattito politico. Nella seduta del Consiglio comunale del 23 luglio l’assemblea ha approvato il riconoscimento del debito fuori bilancio derivante dalla sentenza con cui il Tribunale di Modena ha dato ragione alla società Le Pile, proprietaria dell’immobile di via Roosevelt, condannando il Comune per avere occupato senza titolo una porzione dell’area privata sulla quale, alla fine degli Anni Novanta, vennero realizzati un tratto di pista ciclabile, il marciapiede e parte della viabilità. Una vicenda che affonda le radici oltre trent’anni fa e che, secondo quanto ricostruito in aula dal dirigente del Settore Pianificazione Urbanistica Renzo Pavignani, nasce dal “piano particolareggiato del Mulino approvato nel 1993. Successivamente l’Amministrazione decise di realizzare la ciclabile lungo via Roosevelt, occupando circa trenta metri di area pertinenziale del Mulino senza che vi fosse, come poi accertato dal giudice, un’esplicita cessione o un atto di assoggettamento all’uso pubblico da parte della proprietà. Dopo il sisma del 2012, a causa delle condizioni dell’edificio, il tratto di ciclabile venne transennato e non è mai più stato riaperto”. Nel 2019 la società Le Pile avviò un tentativo di mediazione, respinto dal Comune perché ritenuto infondato. Nel 2021 arrivò quindi la causa civile, conclusasi con la sentenza depositata il 3 dicembre 2025. Come già emerso dalla decisione del Tribunale di Modena, il giudice Michele Cifarelli ha stabilito che il Comune ha occupato illegittimamente le aree di proprietà privata e deve restituirle, rimuovendo le opere realizzate e ripristinando lo stato dei luoghi. Nella sentenza il Tribunale ha escluso l’esistenza di una servitù di uso pubblico, parlando di un vero e proprio “caso di scuola di sconfinamento”, ossia della realizzazione di un’opera pubblica su un terreno diverso da quello legittimamente disponibile. È stata invece respinta la richiesta di risarcimento danni avanzata dalla proprietà. Il riconoscimento del debito fuori bilancio approvato dal Consiglio riguarda circa 10mila euro tra spese legali e accessorie derivanti dalla sentenza. La novità emersa durante la discussione riguarda però il futuro dell’area. Pavignani ha infatti spiegato che, dopo la sentenza sfavorevole, “l’Amministrazione ha avviato un’interlocuzione con la proprietà per arrivare a un accordo complessivo che prevederebbe la demolizione del Mulino – e lo spostamento di tali volumi altrove – oggi ritenuto un elemento di pericolo, e la successiva cessione dell’area al Comune già liberata e sistemata”. Il sindaco Riccardo Righi ha confermato che la trattativa è in fase avanzata: “l’obiettivo – ha spiegato – è risolvere definitivamente un problema che si trascina da decenni. Esiste già una bozza di accordo transattivo  e l’intenzione è arrivare alla firma entro settembre”. Secondo il primo cittadino, qualora l’accordo andasse in porto anche il debito fuori bilancio decadrebbe e non sarebbe necessario “procedere alla liquidazione prevista dalla sentenza”. Righi ha inoltre ricordato che, durante la redazione del nuovo Piano urbanistico generale, era già stato eliminato il vincolo di conservazione che impediva la demolizione del Mulino, “segno di un interesse su una vicenda che abbiamo ereditato. Si può lasciare memoria della sua storia anche senza mantenerne i volumi – ha osservato – perché quell’edificio è letteralmente in mezzo alla strada”, auspicio avanzato anche dal consigliere del Partito Democratico Mauro D’Orazi. Dall’opposizione sono invece arrivate critiche sia sulla gestione della vicenda che sulla delibera. Per Tommaso Casolari (Fratelli d’Italia) la situazione rappresenta “un pasticcio che si trascina da anni” e ha ricordato come, dal terremoto del 2012, l’area sia rimasta inaccessibile ai cittadini con la pista ciclabile chiusa, “rappresentando un pericolo”. Pur auspicando che l’accordo transattivo consenta finalmente di demolire il Mulino e riaprire il collegamento ciclopedonale, Fratelli d’Italia ha votato contro il riconoscimento del debito. Dubbi anche da parte di Claudio Cortesi (Fratelli d’Italia), che ha chiesto di conoscere i contenuti dell’accordo con la proprietà prima di esprimersi: “Vorremmo sapere cosa il Comune concede in cambio della demolizione. Altrimenti non abbiamo gli strumenti per valutare correttamente”.

I contenuti dell’accordo, ha risposto il sindaco, “che saranno formalizzati in una delibera di Giunta si tradurranno poi in un accordo urbanistico che dovrà passare il vaglio del Consiglio comunale”.

Al termine del dibattito il civico consesso ha approvato il riconoscimento del debito fuori bilancio, con il voto contrario di Fratelli d’Italia e Lega Carpi. Ora l’attenzione si sposta sulla trattativa tra Comune e proprietà che metterebbe finalmente la parola fine a un braccio di ferro che dura da ormai troppo tempo e che riporterebbe la ciclabile di via Roosevelt completamente percorribile e sicura.

Jessica Bianchi

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