L’Emilia-Romagna approva la legge sul fine vita

Il provvedimento legislativo riguarda esclusivamente le persone affette da patologie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. Prima di ogni valutazione, il paziente dovrà ricevere un'informazione completa sulle possibilità terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative, mentre la verifica dei requisiti sarà affidata alle strutture del Servizio sanitario regionale attraverso procedure rigorose e multidisciplinari.

0
330

L’Emilia-Romagna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito. È la terza Regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare con una legge le procedure per dare attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Esulta l’Associazione Luca Coscioni, che sottolinea il “successo” anche “a fronte della paralisi del Parlamento” sul tema. Per il governatore Michele de Pascale in assenza di una legge nazionale la Regione ha scelto “lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico”, cioè una legge regionale, per garantire un’applicazione uniforme dei principi fissati dalla Corte costituzionale e regole “più chiare, più trasparenti e con maggiori garanzie rispetto al passato”. Dopo una seduta fiume e un acceso confronto politico, l’assemblea legislativa ha dato il via libera al progetto di legge presentato da Alleanza Verdi e Sinistra, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle, con primo firmatario Paolo Trande (Avs). Hanno votato a favore Pd, Avs, Civici e M5s, mentre Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica si sono espressi contro. L’obiettivo dichiarato della norma, nel rispetto dei criteri indicati dalla Consulta, è garantire procedure uniformi, tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente e pari accesso su tutto il territorio regionale. “Oggi è un giorno di grande orgoglio e soddisfazione. Quella approvata oggi è una legge di dignità e di responsabilità istituzionale. Abbiamo scelto di non voltare lo sguardo davanti alla sofferenza di persone che chiedono soltanto che venga rispettata la propria autodeterminazione, nei limiti e secondo le condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale. L’Emilia-Romagna dimostra ancora una volta di essere una Regione capace di tutelare i diritti delle persone con serietà, equilibrio e umanità”, ha dichiarato Trande. Per i consigliere, il provvedimento rappresenta anche una risposta all’inerzia del Parlamento: “Da anni la Corte Costituzionale richiama il legislatore a intervenire su una materia tanto delicata. Di fronte a questo vuoto normativo, le Regioni hanno il dovere di garantire l’effettività di diritti già riconosciuti dal nostro ordinamento. Oggi abbiamo fatto la nostra parte, ma il Paese ha ancora bisogno di una legge nazionale che assicuri pari diritti e pari dignità a tutte e tutti, evitando che siano il luogo di residenza o i tempi della burocrazia a determinare l’accesso a un diritto riconosciuto dalla Corte”. Di segno opposto Fratelli d’Italia che rimarca più volte come sia “inaccettabile che una Regione pretenda di costruire una disciplina su una materia di competenza statale, alimentando una pericolosa frammentazione normativa e creando l’illusione che possano esistere regole diverse sul fine vita a seconda del territorio. Le vere priorità della sanità emiliano-romagnola sono ben altre: occorre investire con decisione sulle cure palliative, rafforzare la rete degli hospice e garantire maggiore sostegno alle famiglie e ai malati più fragili. La risposta alla sofferenza non può essere una scorciatoia burocratica, ma la presenza delle istituzioni, la qualità delle cure e la vicinanza umana e sanitaria” hanno dichiarato  Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti.  Il provvedimento legislativo riguarda esclusivamente le persone affette da patologie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. Prima di ogni valutazione, il paziente dovrà ricevere un’informazione completa sulle possibilità terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative, mentre la verifica dei requisiti sarà affidata alle strutture del Servizio sanitario regionale attraverso procedure rigorose e multidisciplinari. Elemento centrale della legge è l’istituzione della Commissione di valutazione multidisciplinare (Covam), prevista su base territoriale di Area vasta e composta da medici specialisti, palliativisti, anestesisti-rianimatori, medici legali, psichiatri, farmacologi o farmacisti, psicologi e infermieri. La Commissione effettuerà anche una visita presso il luogo in cui si trova il paziente e potrà acquisire il contributo del medico di medicina generale o di un medico di fiducia indicato dall’interessato. Il procedimento si avvarrà inoltre del parere, non vincolante, del Comitato regionale per l’etica clinica (Corec). Tutta la procedura sarà gratuita e le attività connesse all’eventuale attuazione del suicidio medicalmente assistito saranno svolte esclusivamente da personale che abbia dato la propria disponibilità su base volontaria. Restano centrali l’informazione completa, l’accesso alle cure palliative e la possibilità di revocare in qualsiasi momento la propria richiesta.

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp