Il Boxer entra in classe: al Meucci di Carpi un progetto per educare al rapporto con i cani

Per il secondo anno consecutivo, il Boxer Club d'Italia ha organizzato un progetto presso l'Istituto Superiore Meucci di Carpi, rivolto agli studenti delle scuole superiori. L'obiettivo non era insegnare ai ragazzi a impartire qualche comando o a conoscere lo standard della razza. Lo scopo era molto più ambizioso: utilizzare il Boxer per insegnare ai giovani a comprendere il cane, imparando a leggerne il linguaggio, a rispettarne i tempi e a costruire una relazione fondata sulla fiducia.

0
316

Quando si parla di tutela di una razza si pensa spesso allo standard, alle esposizioni o al lavoro. Esiste però un’altra forma di tutela, forse la più importante: far conoscere il Boxer alle nuove generazioni attraverso la cultura cinofila. È con questo spirito che, per il secondo anno consecutivo, il Boxer Club d’Italia ha organizzato un progetto presso l’Istituto Superiore Meucci di Carpi, rivolto agli studenti delle scuole superiori. L’obiettivo non era insegnare ai ragazzi a impartire qualche comando o a conoscere lo standard della razza. Lo scopo era molto più ambizioso: utilizzare il Boxer per insegnare ai giovani a comprendere il cane, imparando a leggerne il linguaggio, a rispettarne i tempi e a costruire una relazione fondata sulla fiducia. Per otto incontri teoria e pratica si sono alternate senza soluzione di continuità. Ogni giornata iniziava con una semplice domanda scritta su una lavagnetta: «Come fa un cane a capire ciò che vogliamo? Perché il cane gioca? Perché morde? Cosa rende un Boxer… un Boxer?»

Le risposte arrivavano direttamente dagli studenti. Benito e Silvia hanno condotto le lezioni privilegiando un approccio interattivo, nel quale ogni risposta diventava lo spunto per approfondire argomenti complessi, trasformando la curiosità in conoscenza. I protagonisti assoluti sono stati Karma, Lita, Nacho e Fra Tuck, quattro Boxer molto diversi tra loro ma accomunati da equilibrio, disponibilità e una straordinaria capacità di adattarsi ai ragazzi. Ogni spiegazione teorica trovava immediatamente una dimostrazione pratica: dalla comunicazione uomo-cane agli esercizi di educazione, dalla cinotecnia fino alle attività di ricerca olfattiva e alle prove di utilità e difesa. Uno degli aspetti che ha suscitato maggiore interesse è stato proprio il lavoro di utilità e difesa. Molti immaginavano che un cane addestrato al morso fosse inevitabilmente un cane più aggressivo. Al termine della lezione avevano compreso esattamente il contrario: l’addestramento non crea aggressività, ma insegna il controllo. Un cane equilibrato non è quello che non sa mordere, ma quello che sa quando è il momento di farlo e, soprattutto, quando interrompere immediatamente l’azione

Anche la cinotecnia è stata affrontata in modo diverso dal solito. Parlare di standard osservando un Boxer correttamente posizionato sulle pedane ha permesso ai ragazzi di comprendere come una razza non nasca dall’estetica, ma dalla funzione per la quale è stata selezionata. Da qui uno dei concetti che più spesso è tornato durante il corso: prima è nato il lavoro, poi la razza. Le giornate sono state rese impegnative dal caldo estivo, che ha imposto pause frequenti e una gestione particolarmente attenta del benessere dei cani. In un’occasione perfino un incidente autostradale ha rallentato l’arrivo dei formatori a Carpi. Piccoli imprevisti che, tuttavia, non hanno mai inciso sull’entusiasmo del gruppo. Anzi, incontro dopo incontro è successo qualcosa di molto interessante. I ragazzi hanno iniziato a cambiare senza quasi accorgersene.

Nei primi giorni arrivavano vestiti per fare bella figura. Dopo qualche lezione arrivavano vestiti per trascorrere una mattinata con i cani. Nessuno glielo aveva chiesto. Era semplicemente cambiato il loro modo di vivere quell’esperienza. Il gruppo si è dimostrato fin dal primo giorno aperto e inclusivo. Ogni studente ha trovato il proprio spazio, collaborando con i compagni e con i cani in un clima di rispetto reciproco, dimostrando come la cinofilia possa diventare anche uno straordinario strumento di aggregazione. L’ultima giornata è stata dedicata alle verifiche teoriche e pratiche. Più che un esame, è stato un momento di confronto. Le risposte degli studenti hanno confermato il raggiungimento degli obiettivi del corso e l’efficacia del metodo didattico adottato. I risultati sono stati estremamente positivi, ma la soddisfazione più grande è arrivata subito dopo, durante il tradizionale “terzo tempo”, immancabile appuntamento boxeristico che ha concluso il corso tra uno spuntino, qualche bibita, fotografie ricordo e tanti saluti, accompagnati dai primi messaggi di apprezzamento arrivati quasi immediatamente anche da parte dei genitori.

Un progetto come questo non nasce dal lavoro di una sola persona. Fondamentale è stato anche il contributo organizzativo di Annalisa, consigliere del Boxer Club d’Italia, che ha seguito ogni fase dell’iniziativa, contribuendo in modo determinante alla buona riuscita del progetto. Sono momenti che ricordano quanto la cinofilia possa diventare educazione, cultura e crescita personale. Al termine del corso è emersa con chiarezza la vera finalità del progetto: «Non abbiamo insegnato il Boxer ai ragazzi. Abbiamo usato il Boxer per insegnare ai ragazzi l’interazione con i cani.» Ed è probabilmente questo il più bel complimento che si possa fare a una razza capace, ancora oggi, di essere non solo un grande cane da lavoro e da famiglia, ma anche uno straordinario maestro di relazioni umane.

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp