Ferie estive e sanità: mentre la politica discute, gli infermieri fanno gli straordinari

Il copione è sempre lo stesso: maggioranza che presenta una mozione per sollecitare l'Ausl, opposizioni che accusano la maggioranza di essersi mossa troppo tardi e inevitabile scambio di responsabilità. Un teatrino politico visto fin troppe volte. C'è però ben poco da sorridere, perché dietro la dialettica d'aula resta una questione concreta: la cronica carenza di personale sanitario e il rischio che, anche quest'estate, il diritto alle ferie di alcuni si traduca nell'ennesimo carico di straordinari per chi resta in servizio con inevitabili ripercussioni sui servizi resi alla cittadinanza.

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Il copione è sempre lo stesso: maggioranza che presenta una mozione per sollecitare l’Ausl, opposizioni che accusano la maggioranza di essersi mossa troppo tardi e inevitabile scambio di responsabilità. Un teatrino politico visto fin troppe volte. C’è però ben poco da sorridere, perché dietro la dialettica d’aula resta una questione concreta: la cronica carenza di personale sanitario e il rischio che, anche quest’estate, il diritto alle ferie di alcuni si traduca nell’ennesimo carico di straordinari per chi resta in servizio con inevitabili ripercussioni sui servizi resi alla cittadinanza.

Da qui la mozione presentata dai gruppi di maggioranza e approvata dal Consiglio comunale per chiedere all’Azienda Usl di Modena interventi più incisivi nella gestione degli organici e della programmazione estiva. A introdurre la risposta dell’Ausl è stata l’assessora Tamara Calzolari, spiegando che la pianificazione delle ferie rientra “in una programmazione annuale delle direzioni aziendali. L’Ausl ha inoltre evidenziato il superamento del tradizionale concetto di dotazione organica a favore di un modello basato sul fabbisogno assistenziale, ribadendo le difficoltà nel reperire personale, soprattutto infermieristico, e nel disporre di graduatorie sufficientemente capienti”. Calzolari ha ricordato le assunzioni effettuate negli ultimi mesi – 68 nuovi sanitari a livello provinciale, di cui 34 infermieri, 3 operatori socio-sanitari e 14 dirigenti medici – sottolineando che a Carpi, nei primi sei mesi del 2026, sono entrati 20 infermieri a fronte di 10 uscite e 12 Oss a fronte di 9 cessazioni. Numeri che testimoniano uno sforzo organizzativo, ma che non cancellano il problema: “Ciò che ci preoccupa è che la garanzia delle ferie si riverberi su altri colleghi che restano in servizio con nuove ore di straordinario o rientri anticipati rispetto ai riposi”. Una situazione di forte tensione destinata, secondo l’assessora, a proseguire anche nei prossimi anni se non si riuscirà ad aumentare il numero di professionisti disponibili. Per la maggioranza Elena Brina (Pd) ha ricordato come gli operatori sanitari siano stati definiti “eroi” durante la pandemia e ha sostenuto che oggi sia necessario garantire loro condizioni di lavoro “dignitose, evitando che le carenze di organico vengano compensate sistematicamente con straordinari e turni aggiuntivi”. L’intervento più articolato è stato quello della consigliera Pd Lorella Rossetti, che ha contestato il divario tra le richieste contenute nella mozione e la risposta ricevuta dall’Ausl. “Oltre 70mila ore di straordinario, personale allo stremo: la crisi dei sanitari non è più un allarme bensì un dato di fatto. Parlarne è un dovere della politica”. Per Rossetti il nodo non è la descrizione generale del sistema sanitario, ma le misure concrete per affrontare l’estate: “Le ferie sono un fenomeno prevedibile e ricorrente. Servono dati, azioni e responsabilità precise. Non chiediamo una narrazione del sistema, ma risposte ai problemi”. Da qui anche la domanda rivolta all’Azienda: “Qual è il limite di lavoro oltre il quale un turno non è più compatibile con la sicurezza delle cure e con la tutela del professionista?”. E ancora, sul tema del reclutamento: “Non bastano le graduatorie per trattenere o attrarre infermieri. Servono incentivi, valorizzazione delle competenze, percorsi di crescita e condizioni di lavoro sostenibili”. Critico nei confronti dei tempi dell’iniziativa Michele De Rosa (Forza Italia), pur annunciando il voto favorevole. “Arrivare a luglio per accorgersi delle ferie estive è quantomeno singolare. La carenza non è nata ieri, è strutturale e richiede investimenti e assunzioni, non una presa d’atto a luglio”. Poi l’affondo rivolto al sindaco: “evidentemente lei incide poco, o conta poco, ai tavoli decisionali della sanità. Nessuno mette in discussione il personale sanitario, ma la politica deve evitare di usare la loro fatica come bandiera. L’equilibrio tra ferie legittime e continuità assistenziale non si risolve con una mozione tardiva, ma con una programmazione seria, un organico adeguato, assunzioni tempestive e una gestione che non scarichi tutto sulle spalle di chi è già in servizio”. E ancora: “la tutela del personale non si fa con atti simbolici, occorrono programmazione, organici adeguati, richieste chiare all’Ausl e interventi strutturali. Proprio per il rispetto che nutro nei confronti del personale sanitario, che non merita di essere trascinato dentro ad atti politici tardivi e strumentali, voto comunque a favore”. Ancor più netta la posizione di Fratelli d’Italia. Federica Boccaletti ha osservato che il sindaco “dovrebbe già esercitare questo ruolo di pressione sull’Ausl senza bisogno di una mozione del Consiglio” e, pur condividendo la preoccupazione per la situazione, ha motivato così l’astensione del gruppo. Una cosa è certa: i turni si coprono con il personale, non con le mozioni. Alle parole dunque devono seguire i fatti.

Jessica Bianchi

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