Inaugura il 18 settembre, ai Musei di Palazzo Pio, la mostra Le acque del Caos e l’ordine di Maat, ideata dal Museo Egizio e dal curatore ed egittologo Paolo Marini. La mostra, che apre in occasione del FestivalFilosofia 2026 dedicato al Caos, propone una ricca selezione di reperti e racconta la tensione perenne e irrisolta tra due forze opposte e complementari: l’Isefet, ovvero il Caos, il principio del disordine, dell’ingiustizia della menzogna e della violenza, e la dea Maat, incarnazione dell’ordine, della giustizia e dell’armonia universale.
La mostra analizza come questa tensione universale e astratta era tradotta materialmente dagli antichi egizi in oggetti d’uso quotidiano, pratiche magiche e rituali funerari. In un percorso che si sviluppa tra antichi papiri, stele, statuette votive e oggetti rituali, i visitatori sono guidati alla scoperta dei metodi con cui gli antichi Egizi cercavano di contenere e armonizzare il caos. Particolare rilievo è dato alla sfera protettiva e magica, ben rappresentata in mostra da una ricca collezione di amuleti animali, oggetti indossati o inseriti tra le bende delle mummie in quanto ritenuti dotati di potenti virtù apotropaiche per difendere l’individuo sia nella vita terrena che nell’Aldilà. Tra questi spiccano otto amuleti: quattro raffiguranti la rana e quattro a forma di serpente, che rappresentano l’Ogdoade, un gruppo di otto divinità emerse dal Nun, una massa liquida informe, simbolo del caos primordiale. Tra i reperti esposti spicca il celebre Libro dei Morti di Hor, un prezioso papiro risalente all’Epoca Tolemaica. Concepito come una raccolta di formule magiche per guidare il defunto nel pericoloso viaggio ultraterreno verso la luce del giorno, presenta una vignetta policroma perfettamente conservata che raffigura la cruciale scena della pesatura del cuore durante la quale il defunto proclama la propria innocenza al cospetto del dio Osiride e di 42 giudici.
Strettamente connesso a questo rito di passaggio è un altro reperto esposto in mostra: lo scarabeo del cuore. L’esemplare, finemente scolpito in steatite verde – pietra il cui colore richiamava la vegetazione rigogliosa alimentata dal Nilo e, di conseguenza, il concetto stesso di rinascita – veniva collocato tra le bende proprio in corrispondenza del cuore del defunto.
Il percorso della mostra si arricchisce ulteriormente con sculture in bronzo, come la raffinata statuetta raffigurante il dio Thot sotto forma di ibis accovacciato, divinità lunare strettamente legata al sapere e alle scienze, e la statuetta della stessa dea Maat, immortalata nella consueta posizione accovacciata e avvolta in una veste aderente, originariamente sormontata dalla sua iconica piuma di struzzo. A queste opere si affiancano una fiaschetta del Nuovo Anno in faience blu, ushabti in legno dipinto appartenuti ad artigiani di Deir el-Medina, e pregevoli stele funerarie.
La mostra, allestita nella Sala dei Mori di Palazzo dei Pio, sarà visitabile fino al 29 marzo 2027 ed è realizzata grazie al sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio Carpi, Cmb di Carpi, Assicoop Modena & Ferrara – Agente Unipol Assicurazioni e Giorgio Bormac.
I biglietti per la mostra (6 euro l’intero, 4 euro il ridotto, per 18-25 anni, soci Touring Club e Fai, gruppi di almeno 25 persone) sono in vendita on line sul circuito Vivaticket a partire dal 18 luglio.
























