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Giovani in crisi, il problema non sono solo loro: siamo anche noi!

Salute mentale, prevenzione e responsabilità educativa: il ruolo delle famiglie, della scuola e della cooperazione sociale nella costruzione di una comunità capace di intercettare il disagio prima che diventi emergenza. Ci sono domande che oggi non possono più essere rimandate. Domande scomode, ma necessarie. Quanto i genitori sono ancora presenti nella crescita emotiva dei propri figli? Quanto viene realmente interpretato e vissuto il ruolo genitoriale come guida educativa? Quanto stiamo pagando il prezzo dell’assenza di pilastri educativi capaci di accompagnare i giovani nella costruzione della propria identità? Sono interrogativi che riguardano tutti noi, perché il crescente disagio psicologico tra minori e giovani non è più soltanto una questione privata o familiare: è diventato un tema sociale che coinvolge l’intera comunità. Dalla rubrica di Ilario De Nittis.

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Jessica Bianchi
-
22 Giugno 2026
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    Salute mentale, prevenzione e responsabilità educativa: il ruolo delle famiglie, della scuola e della cooperazione sociale nella costruzione di una comunità capace di intercettare il disagio prima che diventi emergenza. Ci sono domande che oggi non possono più essere rimandate. Domande scomode, ma necessarie.

    Quanto i genitori sono ancora presenti nella crescita emotiva dei propri figli? Quanto viene realmente interpretato e vissuto il ruolo genitoriale come guida educativa? Quanto stiamo pagando il prezzo dell’assenza di pilastri educativi capaci di accompagnare i giovani nella costruzione della propria identità?

    Sono interrogativi che riguardano tutti noi, perché il crescente disagio psicologico tra minori e giovani non è più soltanto una questione privata o familiare: è diventato un tema sociale che coinvolge l’intera comunità.

    Una generazione sotto pressione

    Negli ultimi anni assistiamo a un aumento significativo delle problematiche legate alla salute mentale tra bambini, adolescenti e giovani adulti. Ansia, depressione, isolamento sociale, difficoltà relazionali e fragilità emotive sono fenomeni sempre più diffusi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità in Europa, circa 1 bambino o adolescente su 7 convive con un disturbo mentale. Nell’Unione Europea si stima che siano 11,2 milioni i minori e i giovani fino ai 19 anni che soffrono di problematiche di salute mentale, pari a circa il 13% della popolazione di quella fascia d’età (Fonte – UNICEF Italia, Settimana Europea della Salute Mentale⁠).

    Dietro questi numeri ci sono ragazzi che faticano a trovare ascolto, famiglie che spesso non sanno come affrontare il disagio e una società che troppo frequentemente interviene solo quando il problema è già esploso.

    Curare non basta: serve prevenire

    La salute mentale non può essere affrontata esclusivamente attraverso l’assistenza sanitaria. La vera sfida è la prevenzione. Prevenire significa individuare i segnali di disagio prima che si trasformino in emergenza. Significa investire nell’educazione emotiva, nell’ascolto, nella costruzione di relazioni sane e nella presenza costante degli adulti di riferimento. Troppo spesso si parla di cura quando sarebbe stato necessario parlare di attenzione, dialogo e accompagnamento molto prima.

    Genitori presenti o semplici spettatori?

    Viviamo in una società che corre veloce. Gli impegni lavorativi aumentano, il tempo diminuisce e la tecnologia occupa spazi sempre più ampi nella vita quotidiana dei giovani. Ma la domanda resta: chi educa davvero i nostri figli?

    La funzione educativa non può essere delegata interamente alla scuola, ai social network, agli smartphone o alle piattaforme digitali. Un figlio non ha bisogno soltanto di essere mantenuto economicamente; ha bisogno di adulti presenti, capaci di ascoltare, comprendere, correggere e indicare una direzione essere la loro guida. Quando vengono meno i punti di riferimento, il disagio rischia di trasformarsi in comportamenti problematici che coinvolgono non solo il singolo individuo ma l’intera collettività come gli ultimi avvenimenti che ci hanno travolto.

    Quando il disagio diventa un problema sociale

    Non si tratta di criminalizzare una generazione. Al contrario. Molti episodi di aggressività, bullismo, cyberbullismo, isolamento, dipendenze digitali e comportamenti autodistruttivi rappresentano spesso il sintomo di un malessere più profondo. Ignorare questi segnali o semplicemente assisterli senza cura significa lasciare che la fragilità cresca nell’ombra fino a diventare una vera emergenza sociale. Per questo motivo la salute mentale dei giovani non deve essere considerata esclusivamente una questione sanitaria, ma una priorità educativa e culturale.

    Il valore della cooperazione sociale

    Accanto alle famiglie, alla scuola e alle istituzioni, un ruolo fondamentale è svolto dalla cooperazione sociale. Le cooperative sociali operano quotidianamente sul territorio costruendo reti di sostegno, percorsi educativi, servizi di ascolto e progetti di inclusione rivolti ai minori e alle loro famiglie. In particolare, le cooperative sociali di tipo A svolgono attività socio-sanitarie, assistenziali ed educative, mentre le cooperative sociali di tipo B favoriscono l’inserimento lavorativo delle persone più fragili e svantaggiate. La loro presenza rappresenta una risorsa preziosa perché consente di creare quella rete di comunità capace di individuare il disagio prima che diventi marginalità, esclusione o sofferenza cronica.

    Costruire una comunità educante

    Nessuna famiglia può essere lasciata sola. Nessuna scuola può affrontare da sola una sfida così complessa. Nessun servizio sanitario può rispondere da solo a un fenomeno che riguarda l’intera società. Occorre ricostruire una vera comunità educante nella quale famiglie, scuola, istituzioni, associazionismo e cooperazione sociale lavorino insieme per offrire ai giovani ascolto, opportunità, sostegno e punti di riferimento. Perché la salute mentale non si costruisce negli ambulatori, ma nelle relazioni quotidiane.

    Una domanda che riguarda tutti

    Che tipo di adulti stiamo diventando per i nostri figli? Perché il benessere dei giovani non dipende soltanto dai servizi disponibili, ma dalla capacità della società di essere presente, autorevole e responsabile. La salute mentale dei ragazzi è lo specchio della comunità che stiamo costruendo. E se oggi vediamo crescere la fragilità, è arrivato il momento di chiederci non soltanto come curarla, ma soprattutto come prevenirla. La prevenzione non è un costo. È il più grande investimento che una società possa fare sul proprio futuro.

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