Aimag, dal blocco al voto: il nuovo Patto ridisegna gli equilibri

Il Consiglio Comunale di Carpi nella seduta di giovedì 21 maggio è chiamato a discutere e votare “l’approvazione e autorizzazione alla sottoscrizione del Patto di sindacato azionario di voto tra i soci pubblici di Aimag spa”.

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Il Consiglio Comunale di Carpi nella seduta di giovedì 21 maggio è chiamato a discutere e votare “l’approvazione e autorizzazione alla sottoscrizione del Patto di sindacato azionario di voto tra i soci pubblici di Aimag spa”. La principale differenza rispetto al precedente patto di sindacato (nato nel 2019 principalmente per blindare le azioni ed evitare scalate esterne) è  l’assenza del sindacato azionario di blocco. Il passaggio al nuovo assetto “di voto” ridisegna gli equilibri politici e societari di Aimag. Calcolatrice alla mano, hanno provato a disegnarne le conseguenze durante la Prima Commissione convocata mercoledì 13 maggio ma restano i dubbi sulla reale tenuta democratica e matematica del nuovo regolamento.

L’obbligo di voto uniforme impegna i Comuni soci di Aimag a concordare preventivamente le decisioni in sede di “direzione del patto”. Una volta presa una decisione all’interno del patto, tutti i soci sono obbligati a votare in modo identico e conforme nell’assemblea generale dei soci di Aimag. Nel Patto del 2019 si votava prima “per teste e per quote” (un voto a Comune) e solo in seconda battuta per quote azionarie; per la validità del voto era necessaria la maggioranza rispetto alla totalità delle quote.  Nella nuova proposta di Patto di sindacato si vota subito per quote di capitale possedute e, in ultima istanza, per approvare una decisione serve la maggioranza semplice dei presenti.

Per la modifica del patto, dello statuto e per operazioni societarie straordinarie è richiesta la maggioranza qualificata del 65% sul totale delle quote possedute dagli aderenti al patto.

Una cifra che, calcolatrice alla mano, equivale al 42,25% del totale delle quote complessive di Aimag.

Se il vecchio impianto blindava sia le quote azionarie sia il voto in assemblea, la nuova formula compie un passo indietro decisivo: la governance pubblica rinuncia a sindacare le quote, limitandosi a regolamentare il voto. Una scelta che, se da un lato cerca di recepire i rilievi della Corte dei Conti, dall’altro spalanca le porte alla libera gestione del capitale azionario. L’unico argine rimasto è il limite statutario del 51%, ben lontano dal precedente muro del 60% che garantiva il pieno controllo strategico.

L’idea che il Patto di sindacato di voto consenta di affrontare più agevolmente all’interno del Patto di sindacato la questione del futuro dei tre Comuni mantovani, che non avranno più servizi conferiti in Aimag, fatica a reggere. Le loro quote pesano complessivamente per il 6,22%. Anche ipotizzando l’uscita dei soci maggiori, la perdita si attesterebbe intorno al 3,61%: una cifra che, sottratta all’attuale 65% in mano pubblica, avrebbe comunque permesso di mantenere il blocco azionario sopra la soglia di sicurezza del 60%.

Il vero nodo politico e finanziario emerge dal testo dedicato alle sanzioni. Il nuovo patto di sindacato stabilisce, nel rispetto del Tusp, la sovranità del Consiglio comunale le cui decisioni non possono essere bloccate all’interno della Direzione del Patto dal voto contrario degli altri Comuni. Non sono obbligati ad allinearsi al voto dei colleghi del Patto di Sindacato in sede di Assemblea e non è più prevista alcuna sanzione. Può succedere che un Consiglio comunale, anche se ha formalmente aderito all’accordo del Patto di Sindacato, deliberi la cessione delle proprie azioni (a maggior ragione se non deve pagare alcuna penale)? In questo scenario, i soci privati potrebbero essere interessati a fare shopping delle quote dismesse dai Comuni?

 

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