Biscione, “basta slogan servono soluzioni”

Quanti soldi pubblici sono stati impegnati, spesi o programmati intorno al Biscione, e con quale risultato reale per la città? Qual è il cronoprogramma? Quale soluzione concreta esiste oggi per residenti, commercianti e quartiere? E soprattutto: l’Amministrazione intende ancora affrontare davvero il problema oppure continuerà a rinviare? Sull’immobile di via Unione Sovietica interviene l’esponente di Azione, Simone Morelli.

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Foto di Fabrizio Bizzarri

Il Biscione, l’immobile di via Unione Sovietica che per anni l’Amministrazione comunale ha indicato come uno degli interventi simbolo della rigenerazione urbana cittadina, torna a far parlare di sé. Sul tema è infatti intervenuto Simone Morelli esponente di Azione: “a grandi annunci, dichiarazioni d’intenti, delibere, acquisizioni immobiliari e richieste di finanziamento non è però seguita una soluzione concreta. Dopo anni di promesse, il risultato è sotto gli occhi di tutti: il Biscione è ancora lì, nel degrado, e Carpi torna sui media nazionali non per un modello di rilancio urbano, ma per l’ennesimo caso irrisolto.

Eppure non si trattava di un intervento marginale. Il progetto di fattibilità approvato pubblicamente nel 2023 è stato quantificato in circa 8,3 milioni di euro oltre IVA, mentre nelle ricostruzioni istituzionali e pubbliche si parla di un’operazione attorno ai 9 milioni, con 5,6 milioni a carico di Comune di Carpi e ACER.

Parliamo inoltre di un complesso che coinvolge circa 90 unità immobiliari, quindi un intervento che incide direttamente sulla vita di famiglie, residenti, attività commerciali e sull’intero equilibrio urbano di quell’area.

Proprio per questo, prima ancora degli slogan, sarebbe stato necessario dare risposte serie alle domande fondamentali: dove collocare temporaneamente i residenti durante i lavori, con quali costi sostenere l’operazione, come tutelare le attività commerciali presenti sotto lo stabile e quale equilibrio economico garantire a un progetto tanto complesso.

Fin dall’inizio, invece, la sostenibilità dell’intervento appariva legata in larga parte a condizioni straordinarie, a partire dal Superbonus 110%, poi venute meno insieme al blocco della cessione dei crediti e all’aumento dei costi di costruzione. Anche per questo oggi il Biscione rappresenta il simbolo di una politica fatta più di annunci che di risultati”.

Morelli sottolinea poi come con voglia “limitarsi alla denuncia. In questi anni abbiamo avanzato proposte concrete, aprendo anche al coinvolgimento dei privati e indicando soluzioni capaci di rendere l’intervento meno oneroso e persino più sostenibile nel lungo periodo, puntando sull’autonomia energetica dello stabile e su una visione realmente moderna e green. Ma anche di fronte a proposte serie, come già accaduto per altri bandi e opportunità segnalate, non è arrivata alcuna risposta.

Il punto politico oggi è semplice: quanti soldi pubblici sono stati impegnati, spesi o programmati intorno al Biscione, e con quale risultato reale per la città? Qual è il cronoprogramma? Quale soluzione concreta esiste oggi per residenti, commercianti e quartiere? E soprattutto: l’Amministrazione intende ancora affrontare davvero il problema oppure continuerà a rinviare?

Il Biscione non è soltanto un edificio in difficoltà. È diventato il simbolo di una Carpi che non può più vivere di annunci, rinvii e propaganda. Lo sconforto, la vergogna e la rabbia che emergono davanti a questo degrado non si superano con gli slogan: si superano solo tornando a governare con serietà, visione e atti concreti. Carpi merita risposte. E le merita adesso”.

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