Giù le mani dal Policlinico!

Sono state circa duecento le persone che ieri pomeriggio. domenica 18 ottobre, hanno sfilato nel cuore di Modena per difendere il Policlinico, dopo l’annuncio del sindaco Massimo Mezzetti di un nuovo polo ospedaliero a Baggiovara, destinato a concentrare le cure ad alta complessità. “Siamo seriamente preoccupati di perdere l’unico polo sanitario al centro della città. Il timore riguarda soprattutto le persone più fragili. Chi ha malattie, le persone con disabilità, le donne incinte e chiunque oggi possa raggiungere l’ospedale a piedi dovrebbe andare a Baggiovara, con tutte le conseguenze del caso”, afferma Mattia Meschieri, tra i promotori dell’iniziativa.

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Giù le mani dal Policlinico. Sono state circa duecento le persone che ieri pomeriggio. domenica 18 ottobre,  hanno sfilato nel cuore di Modena per difendere il Policlinico, dopo l’annuncio del sindaco Massimo Mezzetti di un nuovo polo ospedaliero a Baggiovara, destinato a concentrare le cure ad alta complessità. Un investimento da 550 milioni di euro, da realizzare in dieci-dodici anni, che trasformerebbe l’attuale Policlinico in un ospedale dedicato prevalentemente alla bassa e media intensità di cura, mantenendo il pronto soccorso e l’area materno-infantile. Il corteo, promosso dal comitato “Modena merita di più”, è partito poco dopo le 15 da largo del Pozzo per raggiungere piazza Roma, con alcuni cittadini che si sono aggiunti lungo il percorso. “Siamo partiti in meno, ma siamo arrivati in di più”, osserva Mattia Meschieri, tra i promotori dell’iniziativa. “Il messaggio è unico e sacrosanto: il Policlinico non si tocca. Siamo seriamente preoccupati di perdere l’unico polo sanitario al centro della città”, afferma Meschieri a nome del comitato. “Il timore riguarda soprattutto le persone più fragili. Chi ha malattie, le persone con disabilità, le donne incinte e chiunque oggi possa raggiungere l’ospedale a piedi dovrebbe andare a Baggiovara, con tutte le conseguenze del caso”. Al centro della protesta anche il futuro del pronto soccorso. “Avere un pronto soccorso di secondo livello significa non avere tutti i reparti in caso di emergenza. Quando dobbiamo scegliere, diciamo: andiamo al Policlinico o a Baggiovara? Dopo tutti diranno Baggiovara, con tutte le conseguenze del caso” sostiene Meschieri. Tra i manifestanti prevale la richiesta di chiarezza. “Non sono sicuri neanche loro di cosa vogliono fare, ma il Policlinico c’è sempre stato. Non capisco perché dobbiamo toglierci quello che abbiamo”, osserva una cittadina. “Non ha senso spostare fuori città un centro come questo senza sapere quanto verrà depotenziato. Molti dicono che sparirebbe anche il pronto soccorso, cosa che non mi sta affatto bene”. Preoccupazione anche per chi arriva dalla provincia. “Abbiamo depotenziato e chiuso ospedali, non abbiamo le auto mediche e dobbiamo assolutamente avere un presidio perfettamente funzionante a Modena”, afferma un altro partecipante.

La richiesta di chiarezza arriva anche dal fronte politico. Luca Negrini, esponente di Fratelli d’Italia, annuncia un’interrogazione urgente per chiedere dettagli su un progetto che, a suo giudizio, ha già generato preoccupazione senza che siano note tutte le implicazioni. “È un annuncio che dichiara qualcosa di cui nessuno realmente ha conoscenza e che crea sgomento tra i cittadini”, afferma. La posizione del partito è contraria al ridimensionamento: “Crediamo sia impossibile chiudere il Policlinico pubblico e assurdo anche solo pensare di depotenziare il pronto soccorso senza verificare quali reparti rimarrebbero attivi”. Negrini richiama inoltre le conseguenze sulla viabilità di un eventuale spostamento del baricentro sanitario a Baggiovara. “Ci sono lavoratori, medici, infermieri, famiglie che ogni giorno vanno a curarsi, c’è il Centro oncologico modenese. È una situazione da gestire con cautela e attenzione, ma siamo assolutamente contrari anche solo all’idea di depotenziare o chiudere l’ospedale”.

Accanto alle preoccupazioni dei cittadini ci sono quelle dei lavoratori della sanità, che lamentano l’assenza di confronto. “Il rischio è che lavoratori e cittadini debbano subire disagi dovuti al trasferimento delle attività. Non c’è stato nessun confronto con le organizzazioni sindacali, né chiarezza sui tempi, su cosa verrà spostato e sulle conseguenze”, sottolinea un manifestante. “Questo è l’unico ospedale che abbiamo in città: mi sembra assurdo spostare le attività a dieci chilometri”.

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