Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico in mostra a Soliera

L'opera e la ricerca di Arnaldo Pomodoro in un racconto fotografico: è la prospettiva inedita della mostra in programma dal 10 ottobre al 10 gennaio al Castello Campori di Soliera (Modena), curata da Andrea Tinterri e Ilaria Sgaravatto, in occasione del centenario della nascita dell'artista.

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Installazione di Cono tronco in Government Plaza a Binghamton, NY, 1973_Photograph by Gianfranco Gorgoni © Maya Gorgoni

L’opera e la ricerca di Arnaldo Pomodoro in un racconto fotografico: è la prospettiva inedita della mostra in programma dal 10 ottobre al 10 gennaio al Castello Campori di Soliera (Modena), curata da Andrea Tinterri e Ilaria Sgaravatto, in occasione del centenario della nascita dell’artista. Al centro è il patrimonio fotografico dell’archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro, presentato per la prima volta con una selezione di cento stampe originali realizzate tra gli anni Sessanta e Novanta.

Installazione di Sfera grande al Mount Sinai Medical Center, New York, 1974_Photograph by Gianfranco Gorgoni © Maya Gorgoni

In dialogo con tre opere scultoree – Disco solare (1989-1990) e gli studi per Progetto per il nuovo cimitero di Urbino (1973) e The Pietrarubbia group (1975) – gli scatti di Ugo Mulas, Maria Mulas, Mario Dondero, Carlo Orsi, Gianfranco Gorgoni, Giuseppe Pino, Paolo Monti e Ted Drzyzga restituiscono la trasformazione della materia nel processo creativo, ma anche il rapporto con lo spazio pubblico e con quello espositivo di gallerie e altre istituzioni che nel tempo hanno accolto il lavoro di Pomodoro. Ne sono esempi le fotografie di Ugo Mulas dedicate alla mostra ‘Una scultura nella strada’ del 1970, nella piazzetta della Libreria Internazionale Einaudi a Milano, dove alcuni bambini, giocando con l’opera, sembrano riattivarla e trasformarla in uno spazio abitabile, e gli scatti di Giuseppe Pino alla prima antologica dell’artista alla Rotonda della Besana nel 1974: anche qui sono soprattutto i più giovani a essere ritratti in un rapporto spontaneo con le sculture.

Il racconto fotografico segue l’intero processo creativo, soffermandosi sulla metamorfosi della materia e sul suo progressivo divenire opera. Dall’archivio emerge la volontà costante dell’artista di documentare per immagini il proprio lavoro di scultore in tutte le fasi, dalla modellazione alla lavorazione in fonderia, fino alla collocazione dell’opera nello spazio pubblico. È il caso delle foto di Ugo Mulas del 1967-68, che documentano lo sviluppo di Grande disco, o delle immagini di Carlo Orsi dei primi anni Novanta dedicate a Moto terreno solare a Marsala, dove la scultura appare progressivamente depositarsi nel paesaggio. Inoltre alcuni grandi album fotografici ripercorrono gran parte del lavoro dello scultore, dal 1954 al 1970, componendo una sorta di autobiografia per immagini.

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