Alunni stranieri, “il tetto del 30% diventa un gioco di prestigio”

Nel Modenese 980 sezioni e classi già in deroga. Nelle primarie 42 plessi su 135 sono oltre il 30%. Randazzo (Cisl): "Il problema non è negare il rischio delle classi-ghetto, ma capire se lo strumento funziona quando non esistono abbastanza classi sotto soglia nelle quali redistribuire gli studenti”.

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Carmelo Randazzo, segretario generale Cisl Scuola Emilia Centrale

La linea rilanciata dal ministro Giuseppe Valditara è chiara: nelle singole classi gli alunni con cittadinanza non italiana non dovrebbero superare, di norma, il 30% degli iscritti. Dove la soglia viene superata, le scuole devono cercare una distribuzione più equilibrata, salvo deroghe. Nel modenese, però, la regola si scontra con concentrazioni strutturali. “Una regola apparentemente semplice rischia di trasformarsi in un gioco di prestigio: per rispettare una percentuale si finisce per spostare iscrizioni e ridisegnare bacini. Il problema non è negare il rischio delle classi-ghetto, ma capire se lo strumento funziona quando non esistono abbastanza classi sotto soglia nelle quali redistribuire gli studenti”, osserva Carmelo Randazzo, segretario generale Cisl Scuola Emilia Centrale. Nel 2024/25 erano in deroga al limite del 30% ben 980 sezioni e classi statali su 4.245: il 23,1%, quasi una su quattro, contro il 21,9% dell’anno scolastico precedente. Le deroghe sono aumentate di 47 in un anno. All’infanzia erano il 40,1%, alla primaria il 30,9%, alle medie il 24%, alle superiori l’11,5%. Un’elaborazione Cisl Scuola sui dataset open data del Ministero consente di analizzare i singoli plessi. Nel 2024/25, dalla primaria alle superiori, gli studenti delle statali modenesi erano 82.632, di cui 16.371 con cittadinanza non italiana: il 19,8%. Alla primaria l’incidenza saliva al 25,22%, alle medie era del 22,09%, alle superiori del 14,38%.

“A SCUOLA CON GOOGLE TRADUTTORE”

“Cittadinanza non significa automaticamente difficoltà linguistica. Nella stessa statistica finiscono il ragazzo appena arrivato in Italia e il bambino nato e cresciuto qui, che frequenta da anni la scuola italiana e può padroneggiare perfettamente la lingua. Sono bisogni educativi diversi. Per favorire davvero l’inclusione dobbiamo sapere quanti sono i neoarrivati, chi ha bisogno di italiano L2 e dove servono più risorse. Non basta leggere il passaporto, men che meno quando mancano gli strumenti per agire dove serve. Ad esempio, con questi numeri avremmo bisogno di mediatori culturali, di un rapporto organizzato con le famiglie e di inserimenti programmati. Tutte cose che oggi mancano e vengono scaricate sui docenti. Abbiamo casi di insegnanti che hanno dovuto gestire inserimenti in corso d’anno utilizzando google translate per poter comunicare con gli studenti”, continua Randazzo.

IL 30% È GIÀ SUPERATO IN 42 PRIMARIE

Su 135 scuole primarie statali della provincia, 42 (il 31,1%) hanno più del 30% di alunni con cittadinanza non italiana. Ventiquattro superano il 40%, otto il 50% e quattro il 60%. In cima c’è la Giovanni Pascoli di Modena: 99 su 141, il 70,2%. Seguono la Jacopo Barozzi di Vignola, 149 su 224, il 66,5%; la Carlo Collodi di Modena, 113 su 170, il 66,5%; e la Giotto-Area Crotti di Carpi, 102 su 167, il 61,1%. Sopra il 50% anche la Collodi di Sassuolo (59,6%), la C. Costa-Cittadella di Modena (56,8%), la Don B. Ferrari di Pievepelago (53,8%) e la Mazzini di Vignola (52,4%). La concentrazione emerge anche territorialmente: a Modena città sono sopra il 30% 10 primarie su 27, a Carpi cinque su 14, a Sassuolo quattro su dieci, tutte oltre il 40%. A Vignola sono tre su quattro e, complessivamente, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle primarie sono 512 su 1.253, il 40,9%. Il dato va letto correttamente: superare il 30% come plesso non significa che tutte le singole classi siano sopra soglia o in deroga. Il tetto riguarda le classi. Ma la fotografia mostra quanto la concentrazione sia strutturale e quanto possa diventare difficile riequilibrarla spostando iscrizioni.

ALLE MEDIE UNA FORBICE DAL 2,7% AL 41,6%

Anche alle medie 11 plessi su 63 superano complessivamente il 30%. La forbice è ampia: si va dal 41,6% della Parco Ducale di Sassuolo, 107 alunni con cittadinanza non italiana su 257, al 2,7% della Kennedy di Montefiorino, uno su 37. Le cittadinanze più numerose nelle scuole di Modena e provincia sono marocchina (4.849 studenti), albanese (2.354), tunisina (1.855), romena (1.841) e ghanese (1.416). “Le concentrazioni esistono e non vanno negate, ma la politica deve governare la realtà, non limitarsi a spostare percentuali da una scuola all’altra, perché questi numeri non raccontano un fenomeno destinato semplicemente a riassorbirsi. La denatalità sta restringendo le nuove generazioni e cambierà ancora la composizione delle nostre scuole. Allora, servono scuole messe nelle condizioni di affrontare la complessità, non conti col pallottoliere. Bambini e ragazzi, spesso, hanno già raggiunto una naturalezza nel vivere insieme origini e culture diverse che a una parte del mondo adulto ancora sfugge. Mentre noi discutiamo di percentuali, loro hanno già imparato a condividere i banchi”, conclude Randazzo.

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