Era stato presentato come un progetto capace di colmare una delle principali lacune del welfare territoriale. Eppure, a distanza di anni dal primo annuncio, il circolo sociale assistito immaginato dalla Cooperativa Scai per l’ex Casa del Popolo di Fossoli è ancora fermo. Non per mancanza di idee o di condivisione, ma perché la sua natura fortemente innovativa continua a non trovare una precisa collocazione burocratica.
L’intervento di recupero dell’immobile procede, ma il progetto che dovrebbe animarlo attende ancora il riconoscimento istituzionale necessario per decollare. L’idea resta quella di creare uno spazio ponte tra un centro di promozione sociale e un centro diurno: un luogo aperto, dove gli anziani possano vivere relazioni, partecipare ad attività e, solo quando necessario, contare sulla presenza di educatori, infermieri e altri professionisti.
“Il sistema assistenziale attuale è ormai superato e non risponde ai bisogni di tante persone che conservano ancora autonomia, ma rischiano isolamento e ritiro sociale”, osserva il presidente della cooperativa Scai, Ilario De Nittis. “L’obiettivo è ritardare l’ingresso in strutture sanitarie, offrendo un ambiente assistito ma non medicalizzato, dove venga tutelato il diritto alla socialità e alla lentezza”.
Secondo De Nittis, oggi troppi anziani restano confinati nelle proprie abitazioni o vengono inseriti precocemente nei centri diurni semplicemente perché non esistono servizi intermedi. Il circolo sociale assistito nasce proprio per colmare questo vuoto, con un modello inclusivo nel quale si pagano soltanto gli eventuali servizi richiesti, mentre l’accesso agli spazi resta libero. Un progetto pensato per essere replicabile, a patto che le istituzioni gli riconoscano finalmente una precisa identità.
Oggi, però, potrebbe aprirsi uno spiraglio concreto.
La Regione Emilia-Romagna ha infatti stanziato cinque milioni di euro per sostenere la nascita di ecosistemi territoriali innovativi nell’ambito dell’economia sociale. Il bando finanzia partenariati guidati dagli enti pubblici, capaci di mettere insieme amministrazioni, Terzo settore, imprese e mondo della ricerca per realizzare progetti ad alto impatto sociale. Un’occasione che, secondo De Nittis, il Comune di Carpi non dovrebbe lasciarsi sfuggire.
“Non si tratta semplicemente di ottenere risorse economiche, ma di costruire un ecosistema stabile che unisca istituzioni, cooperazione sociale, imprese, università e cittadini. La Regione chiede modelli innovativi destinati a durare nel tempo e Carpi possiede tutte le caratteristiche per candidarsi essendo un territorio dalla forte identità sociale, con una rete consolidata di associazioni, cooperative, imprese e servizi alla persona”.
La proposta elaborata dalla cooperativa va oltre il solo progetto di Fossoli e punta alla creazione di un vero Ecosistema territoriale per l’invecchiamento attivo e la comunità inclusiva. Una rete nella quale pubblico e privato collaborino per sviluppare nuovi servizi, valorizzando strutture, professionalità e competenze già presenti sul territorio. “Non vogliamo limitarci all’assistenza – spiega De Nittis – ma creare luoghi in cui le persone possano incontrarsi, partecipare, formarsi e continuare a sentirsi parte della comunità. La cooperativa mette a disposizione un patrimonio già esistente: strutture, professionalità, esperienza nei servizi alla persona, spazi di aggregazione, servizi di trasporto e una conoscenza quotidiana dei bisogni delle famiglie. Queste risorse possono diventare il punto di partenza per un hub territoriale aperto, una vera Casa della Comunità, dove realizzare attività sociali, culturali, formative e di prevenzione, iniziative intergenerazionali, percorsi digitali e servizi di supporto alla domiciliarità”.
Una visione che trova fondamento anche nei dati. L’aumento delle demenze rappresenta una delle principali sfide dei prossimi decenni e richiede risposte nuove. Non basta intervenire quando la malattia è conclamata: occorre prevenire la fragilità attraverso relazioni, attività cognitive, movimento e partecipazione sociale. “Serve passare da un modello esclusivamente assistenziale a un modello di comunità, capace di prevenire la solitudine e sostenere le famiglie prima che la fragilità diventi isolamento”, sottolinea ancora il presidente di Scai.
Il progetto di Fossoli, rimasto finora sospeso tra buone intenzioni e ostacoli amministrativi, potrebbe così diventare il primo tassello di un sistema più ampio, coerente con le linee strategiche indicate dalla Regione.
“L’Emilia-Romagna – conclude De Nittis – chiede di costruire alleanze tra soggetti diversi: enti pubblici, organizzazioni dell’economia sociale, imprese tradizionali, mondo della ricerca e comunità locali. L’università può contribuire alla valutazione dell’impatto sociale e allo sviluppo di modelli innovativi; le imprese possono portare competenze tecnologiche e organizzative; il volontariato può rafforzare la dimensione partecipativa e comunitaria. La nostra proposta vuole essere un contributo concreto a un’idea semplice ma fondamentale: una comunità cresce quando nessuno viene lasciato indietro e quando ogni persona può continuare a sentirsi protagonista”.
La domanda, a questo punto, è una sola: il Comune di Carpi saprà cogliere questa opportunità e trasformare un progetto rimasto troppo a lungo al palo in un modello di innovazione sociale per tutto il territorio?
Jessica Bianchi
























