Ripulire l’esperienza dal tempo e dallo spazio per trasformarla in essenza. Masticarla e digerirla tanto da renderla spirito. Un processo di interiorizzazione e di comprensione che Hegel definiva Erinnerung. Ed è proprio da questo concetto che nasce Erinnerung. La memoria si fa materia, la mostra dei due carpigiani Francesco Zelotti e Nevena Ivanovic Guagliumi che sarà allestita presso la Sala ex Poste in occasione dell’edizione 2026 di festivalfilosofia. Nella prestigiosa cornice di Palazzo Pio troveranno spazio una decina di opere: “ogni fotografia custodisce un frammento di realtà che non ha la presunzione di essere la verità assoluta. Io e Nevena abbiamo voluto giocare tra l’esperienza estetica legata al guardare un’opera e la percezione, sempre differente, che ne ha chi la osserva. L’obiettivo – spiega Francesco Zelotti – è quello di instaurare un ponte tra passato, presente e futuro”. Il punto di partenza è il nucleo di scatti, pressoché inedito, che Zelotti ha realizzato a Chernobyl e all’Ospedale oncologico di Kiev nel 2007, a poco più di vent’anni dal tragico incidente nucleare che colpì la centrale ucraina il 26 aprile 1986. Le fotografie, tutte scattate in pellicola, sono poi state sviluppate in un bagno particolare, “per ottenere dei colori falsati, acidi… chiara metafora – prosegue Zelotti – di un ambiente malsano. Malato. Invivibile”. Immagini che oggi, a 40 anni dalla tragedia di Chernobyl, vengono “montate e rimontate” per dar vita a delle composizioni inedite su cui Nevena Ivanovic Guagliumi interviene col suo inconfondibile segno pittorico. Cosa è successo, prima, durante e dopo l’esplosione? Chi abitava quegli spazi? Quali vite vi galleggiano ancora?
“Grazie al processo dell’Erinnerung abbiamo in qualche modo digerito quell’esperienza, ne abbiano rielaborato il ricordo e lo abbiamo fatto nostro. Un’interiorizzazione che consente di andare oltre il singolo episodio e oltre il tempo. Chernobyl diventa così l’emblema di molte altre catastrofi, di tante altre comuni sofferenze. Ed è questo che vogliamo rappresentare” conclude Zelotti.
In Erinnerung la memoria non si limita a conservare il passato: lo trasforma. Le immagini di Chernobyl cessano così di appartenere a un luogo e a una data per diventare il riflesso di una fragilità universale.
Jessica Bianchi
























