Fossoli, commemorate le 67 vittime della strage del 12 luglio 1944

La cerimonia si è tenuta presso il Campo di Fossoli, nel quale gli assassinati, i nomi dei quali sono stati scanditi da una rappresentanza dei familiari, erano internati: “Essere qui oggi non significa soltanto commemorare, ma assumere un impegno”.  

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“I 67 uomini assassinati nella Strage erano differenti per età: 7 avevano meno di vent’anni, e, dell’intero gruppo, in 47 avevano meno di 40 anni; diversi, lo erano anche per provenienza geografica, formazione, esperienze e ideali. Ad accomunarli, la scelta di impegnarsi per affermare la dignità umana, la libertà e il valore della responsabilità personale: una scelta ideale che costò loro la vita”: con queste parole la presidente della Fondazione Fossoli, Manuela Ghizzoni, ha iniziato il primo degli interventi ufficiali che hanno scandito, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, dei cittadini e dei familiari, la commemorazione dell’82^ anniversario della Strage di Fossoli, tra gli episodi più tragici della storia della Resistenza e della repressione nazifascista in Italia, la cui cerimonia si è svolta questa mattina presso il Campo di Fossoli, a Carpi. A precederla, dopo la posa di due corone, rispettivamente dei Comuni di Carpi e Lecco, e l’intervento di don Carlo Bellini in rappresentanza della Diocesi, la lettura dei nomi delle 67 vittime da parte di una rappresentanza dei familiari, venuti al Campo di Fossoli, come ogni anno, da molte parti del Paese. Una declamazione, quella nei nomi dei 67, che risponde all’intento di non lasciare che siano consegnati all’oblio al quale le SS naziste, che ne avevano sotterrato i corpi in un’anonima fossa comune presso il vicino poligono di tiro di Cibeno, avrebbero voluto destinarli. Una necessità, oltre che di memoria, di verità e indagine sulle cause reali che portarono alla strage e all’individuazione delle vittime: “Il nostro impegno – ha proseguito Ghizzoni – è che, per la celebrazione del prossimo anno, si espongano i frutti della ricerca attualmente in corso, che vede impegnati ben otto storici, coordinati dal prof. Pezzino. E mi riferisco, in particolare, al nodo principale da sciogliere: perché questa strage? Perché nella lista furono inclusi proprio questi uomini, e non altri? Fu solo per rappresaglia, come paiono acclarare le fonti giudiziarie, o sono più solidi gli elementi di confutazione a questa tesi? E se fosse rappresaglia ma nella quale si innestano altre cause, come quella di mettere a tacere definitivamente esponenti di spicco della Resistenza e dell’antifascismo? Sono domande che ci inquietano da oltre 80 anni e la mancata risposta ha interferito anche con la costruzione della nostra memoria collettiva”.

La presidente ha poi sottolineato come, nonostante l’impegno per la memoria, il presente sia caratterizzato da segnali a dir poco inquietanti, con la pace in peggioramento, a livello globale, da 12 anni, più di 50 conflitti in atto, il richiamo all’utilizzo degli arsenali nucleari, l’abbandono del multilateralismo e lo spregio del diritto internazionale: “Possiamo arrenderci a questa deriva, come qualcuno suggerisce quando, di fatto, consiglia di essere realisti? Se c’è una lezione impartita da questo Campo e dalla sua storia in 28 anni d’uso, è che vale la pena impegnarsi contro la guerra, per la pace. Non è quindi casuale se, insieme al Comitato PacificAzioni, abbiamo organizzato un campo di formazione per giovani dai 18 ai 25 anni, dedicato all’approfondimento dei temi della pace, della nonviolenza, del disarmo e della gestione dei conflitti. Un piccolo progetto ma, ne siamo convinti, è anche e soprattutto grazie alla forza delle ragazze dei ragazzi che si potrà realizzare una visione alternativa alla legge del più forte, alla logica di potenza, alla rassegnazione complice: è accaduto 80 anni fa in Europa. Possiamo farlo accadere ancora”.

Un richiamo alla memoria come stimolo per l’impegno nel presente è venuto anche dall’intervento del sindaco di Carpi, Riccardo Righi: “Le tragedie della storia non iniziano mai con la violenza. Iniziano molto prima, quando si smette di riconoscere nell’altro una persona, quando il diverso diventa un nemico, quando il linguaggio dell’odio sostituisce quello del confronto, quando la forza pretende di sostituire il diritto, quando si diffonde l’illusione che la libertà di qualcuno possa essere sacrificata senza mettere in discussione quella di tutti. Per questo Fossoli continua a parlarci, non per chiederci di vivere nel passato, ma per aiutarci a comprendere il presente. Viviamo – ha continuato il primo cittadino – un tempo nel quale cresce la tentazione della semplificazione, dell’intolleranza, della contrapposizione permanente. Nel quale si delegittimano le istituzioni democratiche, si impoverisce il confronto pubblico, si alimenta la convinzione che la forza possa sostituire il dialogo, e che il consenso possa valere più della verità. È proprio in tempi come questi che luoghi come Fossoli diventano ancora più necessari, perché ci ricordano che la democrazia non vive di automatismi, non è garantita una volta per tutte, ma vive soltanto se ogni generazione sceglie di alimentarla con il rispetto della persona, con la partecipazione, con il senso del limite, con il riconoscimento della dignità di ogni essere umano. Essere qui oggi non significa soltanto commemorare, ma assumere un impegno. Custodire questi luoghi, difendere la verità della storia, trasmetterne il significato alle nuove generazioni, fare della memoria uno strumento di libertà e non di divisione. Perché il modo migliore per onorare questi uomini non è soltanto raccontare come sono morti. È costruire una società nella quale nessuno debba più essere perseguitato per ciò che pensa, per ciò che è, per la propria fede, per le proprie idee”. La commemorazione ha poi visto il contributo degli studenti dell’IIS “Meucci” di Carpi, l’anteprima del documentario ‘Il cammino della Memoria: le Pietre d’Inciampo dei 67 di Fossoli’, ed è stata scandita dall’accompagnamento musicale del Corpo Bandistico “Città di Carpi” e del Coro “I Grammers”.

Gli eventi

L’eccidio si consumò il 12 luglio 1944, quando 67 internati politici del Campo di Fossoli vennero prelevati dalle SS e condotti al vicino Poligono di Tiro di Cibeno, dove furono assassinati e sepolti in una fossa comune. Si tratta della più grave strage di civili compiuta all’interno di un campo di concentramento italiano durante la Seconda guerra mondiale. Le vittime, provenienti da 27 province italiane e appartenenti a diverse estrazioni sociali e politiche, rappresentavano le molteplici anime dell’antifascismo italiano.

I nomi delle 67 vittime:

Andrea Achille, Vincenzo Alagna, Enrico Arosio, Emilio Baletti, Bruno Balzarini, Giovanni Barbera, Vincenzo Bellino, Edo Bertaccini, Giovanni Bertoni, Primo Biagini, Carlo Bianchi, Marcello Bona, Ferdinando Brenna, Luigi Alberto Broglio, Francesco Caglio, Emanuele Carioni, Davide Carlini, Brenno Cavallari, Ernesto Celada, Lino Ciceri, Alfonso Marco Cocquio, Antonio Colombo, Bruno Colombo, Roberto Culin, Manfredo Dal Pozzo, Ettore Dall’Asta, Carlo De Grandi, Armando Di Pietro, Ezio Dolla, Luigi Ferrighi, Luigi Frigerio, Alberto Antonio Fortunato Fugazza, Antonio Gambacorti Passerini, Walter Ghelfi, Emanuele Giovanelli, Davide Guarenti, Antonio Ingeme, Jerzy Sas Kulczycki, Felice Lacerra, Pietro Lari, Michele Levrino, Bruno Liberti, Luigi Luraghi, Renato Mancini, Antonio Manzi, Gino Marini, Nilo Marsilio, Arturo Martinelli, Armando Mazzoli, Ernesto Messa, Franco Minonzio, Rino Molari, Gino Montini, Pietro Mormino, Giuseppe Palmero, Ubaldo Panceri, Arturo Pasut, Cesare Pompilio, Mario Pozzoli, Carlo Prina, Ettore Renacci, Giuseppe Robolotti, Corrado Tassinati, Napoleone Tirale, Milan Trebsé, Galileo Vercesi, Luigi Vercesi.

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