“Gli adolescenti non sono cambiati, è la tolleranza degli adulti a essere diminuita”

“Qui è facile lavorare per strada, a Carpi i ragazzi si sono riappropriati degli spazi pubblici e questo è senza dubbio un indicatore della buona salute del territorio”. A parlare è Alex Spattini, coordinatore del progetto di Educativa di strada di Aliante Cooperativa Sociale, per l’Unione delle Terre d’Argine. “Lavoro sul campo da oltre dieci anni. I ragazzi sono sempre gli stessi. Ciò che è cambiato è il modo in cui gli adulti li percepiscono. Dopo il Covid abbiamo rilevato due fenomeni nuovi e correlati: da un lato il forte aumento della presenza dei giovani nei luoghi pubblici e dall’altro la crescente fatica del mondo adulto ad accettarlo. Un binomio che ha contribuito a generare una maggiore e generalizzata attenzione al fenomeno giovanile”.

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Alcuni degli educatori dell'Educativa di strada di Aliante Cooperativa Sociale

“Qui è facile lavorare per strada, a Carpi i ragazzi si sono riappropriati degli spazi pubblici e questo è senza dubbio un indicatore della buona salute del territorio”. A parlare è Alex Spattini, coordinatore del progetto di Educativa di strada di Aliante Cooperativa Sociale, per l’Unione delle Terre d’Argine. “Lavoro sul campo da oltre dieci anni, l’adolescenza non è cambiata. I ragazzi sono sempre gli stessi. Ciò che è profondamente mutato è il modo in cui gli adulti li percepiscono. Credo che la pandemia abbia segnato una netta linea di demarcazione tra un prima e un dopo. Dopo il Covid abbiamo rilevato due fenomeni nuovi e correlati: da un lato il forte aumento della presenza dei giovani nei luoghi pubblici e dall’altro la crescente fatica del mondo adulto ad accettarlo”. Un binomio, prosegue Spattini, “che ha contribuito a generare una maggiore e generalizzata attenzione al fenomeno giovanile”.  E con gli occhi puntati addosso, sempre più spesso i ragazzi vengono “percepiti” dagli adulti come problematici: “la società è meno tollerante nei loro confronti”. Li giudica. Li addita. E si sa, continua Alex Spattini, “si tende ad aderire all’immagine che gli altri costruiscono per noi. L’adolescenza continua a essere un periodo di formazione complesso come è sempre stato, non vi è nulla di nuovo. Le criticità che tale fase comporta ora sono semplicemente più registrabili. Più in vista, perché i ragazzi vivono le strade, i parchi… insomma gli spazi pubblici. Ciò che prima restava nascosto ora è ben visibile. Da dentro a fuori, è questa la differenza principale”.

Gli adolescenti e i giovani adulti sono al centro dell’attenzione dell’educativa di strada ma come opera concretamente?

“Il nostro è un lavoro di prossimità. Dapprima si mappa con cura il territorio, ovvero si individuano e si monitorano i luoghi di aggregazione giovanile dopodiché segue una fase di aggancio. Una volta stabilita una relazione di fiducia, raccogliamo i bisogni del gruppo e dei singoli e costruiamo delle micro progettualità che cercano di rispondere in modo veloce ed efficace alle esigenze emerse. Percorsi informali e a bassa strutturazione”.

Tra i luoghi storicamente più vissuti dai ragazzi a Carpi spiccano i giardini pubblici dietro al teatro, il Cortile delle Steli, il Parco delle Rimembranze e il centro storico nella sua interezza, mentre la fascia d’età prevalente a cui l’educativa si rivolge è quella che va dai 16 ai 21 anni.

“E’ soprattutto tra i 16 e i 18 anni che registriamo le sofferenze maggiori. Una volta terminata la scuola dell’obbligo infatti tanti ragazzi, privi di reali opportunità formative, faticano a inserirsi nel mondo del lavoro ed è in questa fase di stallo che possono sorgere delle criticità legate a episodi di micro criminalità o al consumo di sostanze”.

A livello individuale gli operatori di Aliante si occupano “di accompagnare i ragazzi in consultorio o presso i servizi di cui necessitano. Li sosteniamo nella ricerca di un lavoro, dalla costruzione del curriculum all’invio al Centro per l’impiego. Al gruppo invece proponiamo attività di carattere musicale, culturale o sportivo… cose che piacciono ai giovani e organizzate direttamente lì dove si incontrano. Abbiamo un furgone attrezzato proprio per portare nei luoghi di ritrovo laboratori mobili e attività”.

La composizione delle cosiddette “compagnie” è cambiata nel tempo, specchio di una società mutata e connotata da una forte componente multirazziale: “vediamo più compagnie miste con la presenza di ragazzi stranieri perlopiù di origine africana. Seconde generazioni che si sono integrate a differenza di altri gruppi che invece, per background culturale, restano impermeabili alla realtà circostante. Sul territorio abbiamo individuato varie compagnie composte esclusivamente da giovani maschi pachistani: si lasciano avvicinare ma, ad oggi, restano pressoché imperturbabili agli stimoli esterni”.

Anche le ragazze vivono gli spazi pubblici in misura maggiore rispetto al passato, “all’interno di compagnie miste o composte da sole femmine e questo le espone. Comportamenti e azioni, aggressivi o devianti, che prima erano più nascosti, ora sono manifesti e pertanto intercettabili. E questo è certamente un aspetto positivo perché su ciò che si vede, si può intervenire”.  Nessun allarme quindi, ribadisce Alex Spattini, “i ragazzi sono solo più attenzionati da un mondo di adulti che fatica a tollerarne la presenza negli spazi comuni”. Rumorosi, spavaldi, alla ricerca di un posto nel mondo, gli adolescenti sono alle prese con un corpo che cambia e una identità da costruire. Un percorso faticoso, in salita, che spesso si scontra con un contesto famigliare o sociale complesso. Fragile. Ostacoli che rendono questa delicata fase della vita ancor più critica. Scivolare è un rischio concreto se non c’è nessuno intorno a cui aggrapparsi: “in tutti questi anni di lavoro – conclude Spattini – ho incontrato ragazzi, con alle spalle condizioni estremamente sfavorevoli, mettere in atto comportamenti molto negativi. Li abbiamo conosciuti a 14, 15 anni e li abbiamo visto crescere e diventare poi giovani adulti consapevoli che conducono una vita assolutamente dignitosa e positiva. Adulti funzionali anche per chi sta loro intorno. Tanti di loro ci hanno affiancato nel lavoro di prevenzione dei rischi legati al divertimento notturno, durante le serate. Sono diventati protagonisti. Percorsi di empowerment fondamentali per formarsi come adulti. E questo ha un valore enorme”.

Jessica Bianchi

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