‘Esci da quella stanza’: la sfida di riportare gli adolescenti dal mondo dei social a quello reale

La necessità di riflettere sull’adolescenza ha richiamato genitori, educatori e insegnanti in un Auditorium San Rocco tutto esaurito per Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ospite lunedì 27 aprile a Carpi. L’incontro pubblico “Fragili… o in crescita? Accompagnare gli adolescenti oggi” rientra nell’ambito delle iniziative per festeggiare il 70° anniversario del Gruppo Scout Carpi 1.

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ph Nicola Catellani
ph Nicola Catellani

Essere genitori capaci di ‘allenare’ i figli alla vita, non è facile. Si fa di tutto con l’obiettivo di crescere dei figli felici e invece presentano una vulnerabilità inaspettata. Gli adolescenti di oggi sono i più fragili degli ultimi 70 anni sulla base degli indicatori di salute mentale. La necessità di riflettere sull’adolescenza ha richiamato genitori, educatori e insegnanti in un Auditorium San Rocco tutto esaurito per Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ospite lunedì 27 aprile a Carpi. L’incontro pubblico “Fragili… o in crescita? Accompagnare gli adolescenti oggi” rientra nell’ambito delle iniziative per festeggiare il 70° anniversario del Gruppo Scout Carpi 1. Sul palco hanno dialogato con il dott. Pellai, Annamaria Vecchi coordinatrice del Centro per le Famiglie dell’Unione Terre d’Argine, Alessandra Tessi capogruppo del Carpi 1 insieme ai capi scout Irene Croci e Francesco Pettenati.

Dimenticate l’”effetto Mustang” di un’adolescenza connotata dalla dimensione della potenza e che chiedeva di aumentare il proprio spazio al di fuori della famiglia, dimenticate il mondo della 50 Special di Cesare Cremonini perché non è più quello dei nostri figli, non si litiga più per il motorino, non si fanno più carte false per avere la patente il prima possibile.

Cosa è successo? “L’adolescenza ha sempre compiti evolutivi: l’adolescente deve diventare grande, appartenente a un gruppo, staccarsi dalla protezione che gli offrono gli adulti, sviluppando competenze autonome, cercandosi nel mondo fuori e mettendo a fuoco il suo progetto di vita, che spenderà poi nel suo percorso di vita adulta. Quello che è cambiato in modo significativo è proprio il contesto in cui l’adolescente se la gioca. E quello che ci dicono i dati sulla salute mentale in età evolutiva in tutto il mondo è che l’adolescenza oggi è ansiosa in tutti e cinque i continenti, cioè a tutte le latitudini e le longitudini. E che l’emozione della paura ha preso il sopravvento sull’emozione della sorpresa. Mentre l’adolescente fino a 10 anni fa era quello che voleva un motorino, voleva andare fuori nel mondo, voleva cercarsi e cercare il mondo che non aveva a disposizione nello spazio protetto e verificato, controllato, monitorato da mamma e papà, oggi l’adolescente si cerca poco nel mondo fuori. Va poco alla ricerca dell’ignoto, perché quell’ignoto invece che sembrargli sorprendente, gli sembra molto ‘spaventante’. E quindi preferisce stare in una zona protetta”.

Per i genitori la sfida continua è tenere agganciati i figli adolescenti al mondo reale ma hanno difficoltà ad accettare la fatica, il dolore, la frustrazione: si definiscono genitori ‘elicottero’ oppure genitori ‘spazzaneve’ perché rimuovono ogni tipo di disagio dalla vita dei figli. L’idea che siano preziosi, quasi fossero bicchieri di cristallo, condiziona i ragazzi che vengono protetti piuttosto che educati a resistere agli urti della vita.

“Credo che parte della fatica di crescere oggi derivi proprio dal fatto che questa è la prima generazione di adolescenti che ha un piede nella vita reale e un piede nella vita digitale. Tengono contemporaneamente accese due vite che dovrebbero fortificarsi reciprocamente ma la vita digitale, che poi è la vita che non c’è, si è mangiata grandissimi pezzi della vita reale, che è invece la vita che c’è. Il risultato è che il cuore e la mente dei ragazzi vengono sempre più risucchiati dalle piattaforme online, un nuovo Paese dei Balocchi che possono frequentare senza limiti, nello spazio circoscritto delle loro stanze”.

Tutto questo Pellai lo racconta nel libro “Esci da quella stanza”, il mantra odierno che si contrappone a quello di 15 anni quando un genitore diceva al figlio “questa casa non è un albergo”.

Arginare la pervasività con cui il digitale e lo smartphone hanno aggredito la loro vita è il compito che i genitori si devono proporre recuperando un ruolo autorevole, guardando al mondo senza esserne spaventati per non trasmettere ai figli la stessa sensazione di paura. Per fare esperienza nel mondo reale per ritrovare la fatica, la bellezza e la libertà di diventare se stessi diventano fondamentali gioco e socializzazione, su cui si fonda anche il metodo educativo scout, una vera e propria ‘terapia a cielo aperto’.

Sara Gelli

 

 

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