La carpigiana Cristina Magnoni è riferimento nazionale per l’idrosadenite suppurativa

Una storia di sofferenza lunga vent’anni che oggi si trasforma in una good news per tutta la comunità dei pazienti. È quella di Giuseppina Pintori, direttrice dell’associazione Passion People APS, che presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena ha potuto affrontare un intervento per idrosadenite suppurativa in anestesia, segnando una svolta nel proprio percorso di cura. Al Policlinico di Modena la presa in carico avviene attraverso un team multidisciplinare coordinato dalla Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia Dermatologica diretta dalla professoressa Cristina Magnoni.

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Da sinistra Giugno, Rolando, Magnoni e Leonelli

Una storia di sofferenza lunga vent’anni che oggi si trasforma in una good news per tutta la comunità dei pazienti. È quella di Giuseppina Pintori, direttrice dell’associazione Passion People APS, che presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena ha potuto affrontare un intervento per idrosadenite suppurativa in anestesia, segnando una svolta nel proprio percorso di cura. Al Policlinico di Modena la presa in carico avviene attraverso un team multidisciplinare coordinato dalla Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia Dermatologica diretta dalla professoressa Cristina Magnoni. L’intervento è stato eseguito nei giorni scorsi e la paziente, pur vivendo in Sardegna, ha scelto proprio Modena per curarsi.

“Oggi è una grande giornata nel mondo dell’idrosadenite per me personalmente, ma anche per tutti i pazienti – ha detto Giuseppina Pintori al termine dell’intervento – la mia difficile storia è nota alle cronache nazionali in quanto sono stata drenata per 20 anni circa senza anestesia. Drenaggio significa la rimozione medica del pus dalle lesioni infiammatorie, una procedura che può alleviare temporaneamente dolore e pressione senza però risolvere la causa cronica della malattia. Praticamente sono stata sottoposta a una non cura che adesso ha un punto di svolta. Ho fatto un intervento con anestesia al termine del quale sono uscita dalla sala con il sorriso. Non avrei mai creduto in vita mia di poter affrontare la mia idrosadenite con gioia, come ho fatto oggi, grazie all’équipe di Modena, alla professoressa Cristina Magnoni e a tutto il team. Devo dire che è comprensibile il motivo per cui in questo ospedale arrivano pazienti da tutta Italia”.

Giusi Pintori al centro con il team della Chirurgia Dermatologica

L’idrosadenite suppurativa (HS) è una patologia infiammatoria cronica e recidivante della cute che interessa l’unità pilosebacea. Si manifesta con noduli infiammatori, ascessi, fistole e cicatrici, localizzati tipicamente nelle aree intertriginose, come ascelle, inguine e regione anogenitale. Si tratta di una patologia complessa, con un forte impatto sulla qualità della vita e frequentemente caratterizzata da ritardi diagnostici anche di diversi anni, in cui i pazienti spesso sono costretti a convivere con l’utilizzo di morfina o di farmaci ad alto impatto sulla vita di tutti i giorni. Siamo di fronte a una malattia relativamente frequente, che colpisce circa l’1% della popolazione. Non è quindi una malattia rara ma , a causa della sua complessità e della scarsa riconoscibilità iniziale, è sottodiagnosticata con un ritardo diagnostico medio stimato tra i 7 e i 10 anni. L’esordio avviene tipicamente in età giovane-adulta, spesso intorno ai 18 anni: colpisce più frequentemente il sesso femminile, rappresentando circa il 70% dei casi. La malattia ha un andamento evolutivo e viene classificata secondo il sistema di Hurley in tre stadi: nel primo stadio si registra la presenza di ascessi singoli o multipli, senza fistole né cicatrici, in cui le lesioni sono isolate; nel secondo, ascessi ricorrenti con formazione di fistole e cicatrici, con lesioni multiple ma separate da aree di cute sana; nel terzo un coinvolgimento diffuso, con tratti fistolosi interconnessi, ascessi multipli e assenza di cute sana interposta.  La Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia Dermatologica del Policlinico di Modena negli ultimi dieci anni ha realizzato oltre cento interventi con pazienti che, come la signora Pintori, sono arrivati da tutta la Penisola. Una delle associazioni di riferimento per i pazienti di idrosadenite suppurativa è Passion People APS, attiva da 16 anni con l’obiettivo di ascoltare chi soffre di questa patologia, collaborare per la ricerca, avere rapporti costanti, attivi e proattivi con la comunità scientifica, le istituzioni, la politica, l’industria del farmaco e i media.

“L’idrosadenite suppurativa è ancora oggi frequentemente sottodiagnosticata, soprattutto nelle fasi iniziali – spiega la professoressa Cristina Magnoni – per migliorare questa situazione è fondamentale aumentare la consapevolezza tra i professionisti sanitari e promuovere formazione, comunicazione e collaborazione tra specialisti. Un accesso tempestivo alla diagnosi e alle cure consente di intervenire precocemente, riducendo la gravità della malattia, la frequenza delle riacutizzazioni e migliorando in modo significativo la qualità di vita dei pazienti. Negli ultimi anni, l’introduzione di terapie biologiche mirate ha rappresentato un importante avanzamento nella gestione dell’HS. Tuttavia, i dati disponibili indicano che la risposta è spesso parziale, con efficacia fino a circa il 60%, soprattutto nelle forme più avanzate. Per questo motivo, molti pazienti necessitano di un approccio terapeutico integrato. La chirurgia – prosegue Magnoni – rappresenta una modalità estremamente efficace e si articola in diverse opzioni: da procedure minori a carattere palliativo, come incisione, drenaggio o deroofing, fino a interventi maggiori come l’escissione ampia (wide local excision).Queste strategie non sono alternative, ma complementari e quando usate in combinazione e quando utilizzati in combinazione, gli effetti immunomodulanti dei farmaci biologici possano potenziare i risultati della chirurgia”.

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