Finale Emilia, sequestrata la discarica Feronia

Il provvedimento di sequestro preventivo ha l’obiettivo di interrompere un’attività che avrebbe aggravato irreparabilmente la matrice ambientale di un'area posta all’interno di una zona agricola e vasta circa 228.000 metri quadrati, dal momento che l’impianto, pienamente operativo, continuava a ricevere ingenti quantità di rifiuti, pari a oltre 107.000 tonnellate solo tra febbraio e novembre 2025. Nel procedimento penale in corso gli imputati sono il legale rappresentante della società di gestione Feronia S.r.l. e l'ex Dirigente Responsabile del Servizio ARPAE-SAC di Modena, accusati del delitto di inquinamento ambientale in concorso.

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I Carabinieri hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Modena, delle discariche Feronia 0, 1 e 2 e dei relativi comparti aziendali, situati nel comune di Finale Emilia. Nel procedimento penale in corso gli imputati sono il legale rappresentante della società di gestione Feronia S.r.l. e l’ex Dirigente Responsabile del Servizio ARPAE-SAC di Modena, accusati del delitto di inquinamento ambientale in concorso. All’ex Dirigente ARPAE è contestata anche l’omissione di atti d’ufficio per non aver adottato i provvedimenti obbligatori di diffida e attuazione delle procedure di bonifica, pur avendo ricevuto ripetute comunicazioni sui continui superamenti dei limiti di contaminazione; mentre al gestore della discarica è ascritta la condotta di avere causato l’inquinamento senza attivarsi con la presentazione di un adeguato piano di caratterizzazione, di un’analisi di rischio, e senza aver adottato le necessarie misure di prevenzione, come prescritto dal codice dell’ambiente. È contestato inoltre un illecito amministrativo  alla Feronia S.r.l. per il cospicuo vantaggio economico tratto dai risparmi di spesa legati alla mancata adozione delle necessarie misure di prevenzione ambientale. Il provvedimento è stato richiesto dalla Procura e adottato dal Giudice all’esito di una complessa attività investigativa che documentava un perdurante e grave fenomeno di inquinamento ambientale nel territorio del comune di Finale Emilia.

Le indagini – partite dopo gli esposti presentati da comitati cittadini – hanno permesso di accertare:

– 2.267 superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) tra il 2008 e il 2023, altri 61 nel solo 2024, e ulteriori superamenti dei Valori di Fondo, che hanno interessato ben 18 piezometri. Esemplificativamente il “ferro” ha raggiunto picchi fino a 102.000 ug/l e 109.000 ug/l nell’agosto 2025, superando di quasi dieci volte i già innalzati Valori di Fondo autorizzati (fissati a 11.440 ug/l).

– omissioni nelle comunicazioni: nel periodo 2021-2023, la società di gestione ometteva di comunicare all’Autorità Amministrativa in modo completo ed esaustivo i parametri oggetto di sforamento. Dati fondamentali riguardanti ferro, manganese, nichel, arsenico, boro, solfati ed antimonio, che sono stati disattesi, violando palesemente gli obblighi di trasparenza;

– l’inquinamento delle acque di drenaggio: un grave ulteriore inquinamento diretto si è verificato nelle acque di drenaggio. Nel solo

periodo maggio-agosto 2025, sono stati registrati 62 reiterati sforamenti in un unico piezometro; qui sono state rilevate concentrazioni di ben 13 parametri fuori norma. Si tratta di sostanze di origine prettamente antropica ed estremamente nocive, tra cui cromo totale, p-toluidina, benzene, PCB, cloruro di vinile, mercurio e cromo esavalente;

– gravi discrepanze analitiche: sono emerse pesanti difformità tra i referti analitici presentati dal gestore (che riportavano esito negativo o nei limiti) e quelli eseguiti dai tecnici ARPAE nelle medesime date, come accertato nei prelievi del 7 maggio 2025. Le

analisi pubbliche attestavano infatti il netto superamento dei limiti di legge per sostanze pericolose come anilina, benzoperilene e cianuri, ignorate nei report privati. Il gestore, secondo cui l’inquinamento era imputabile alla mera conformazione

naturale del terreno, aveva precedentemente ottenuto un innalzamento dei “Valori di Fondo”, ossia una deroga ai limiti più severi fissati direttamente dalla legge. Le risultanze investigative hanno dimostrato come i nuovi prelievi superavano abbondantemente

anche tali soglie, tanto che il Giudice per l’udienza preliminare, nel decreto di sequestro preventivo, riconosceva, con un alto grado di probabilità, che la fonte dell’inquinamento derivasse proprio dalla gestione continuativa della discarica.

Ad emergere è anche una sostanziale inerzia amministrativa dal momento che non era mai stato redatto o imposto un piano di caratterizzazione complessivo e riferito all’intero impianto.

Il provvedimento di sequestro preventivo ha l’obiettivo di interrompere un’attività che avrebbe aggravato irreparabilmente la matrice ambientale di un’area posta all’interno di una zona agricola e vasta circa 228.000 metri quadrati, dal momento che l’impianto, pienamente operativo, continuava a ricevere ingenti quantità di rifiuti, pari a oltre 107.000 tonnellate solo tra febbraio e novembre 2025.

Le parole di Maurizio Poletti

Grande la soddisfazione del portavoce Osservatorio Civico “Ora tocca a noi”, Maurizio Poletti che da anni si batte per contrastare la presenza della discarica Feronia.

“Per i cittadini di Finale Emilia – dichiara – oggi è una giornata storica. Il sequestro della discarica è un risultato enorme e incredibile: sono anni che denunciamo un inquinamento delle falde senza precedenti. Anni che chiediamo il sequestro e oggi abbiamo coronato un sogno a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Da anni si registrano in questo territorio valori di inquinanti che hanno superato le soglie di legge, uno scandalo che continuava e a cui occorreva mettere uno stop definitivo a una situazione gravissima e drammatica. Oggi è un giorno storico, i cittadini hanno vinto. E’ grande la soddisfazione per l’attività che l’Osservatorio Civico Ora tocca a noi ha fatto e ringrazio i cittadini che ci sono stati vicini. Oggi si fa giustizia, era un problema enorme, ora occorre procedere con la bonifica di un territorio inquinato”.

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