Olimpiadi, dalla ginnastica ai Cinque Anelli: Matteo Fiorani all’Arena di Verona

Quando le luci dell’Arena di Verona si sono accese per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali 2026, il mondo ha trattenuto il fiato di fronte allo spettacolo Beauty in Action. Ma per chi conosce la danza italiana, il vero brivido è arrivato vedendo protagonisti anche i ballerini del CCN/Aterballetto, tra cui il modenese Matteo Fiorani. Uno spettacolo di grazia e potenza su uno dei palcoscenici più prestigiosi del pianeta.

0
124

Matteo Fiorani, classe 1996, non è solo un ballerino: è il simbolo di una danza che fonde rigore atletico e poesia. La storica compagnia di Reggio Emilia, di cui Matteo fa parte, nonché primo Centro Coreografico Nazionale italiano, ha portato la contemporaneità nel cuore della tradizione, collaborando gomito a gomito con icone come Roberto Bolle, la cantante Joan Thiele e il coreografo Diego Tortelli. Tra il freddo pungente dell’Arena e l’emozione di un evento trasmesso in mondovisione, Matteo ha vissuto il suo “momento olimpico” non come atleta, ma come artista, dimostrando che i cinque anelli sono, prima di tutto, un linguaggio universale.

Matteo, partiamo dalle origini. Il tuo corpo si muove con una precisione quasi acrobatica. Merito della ginnastica?

“Esattamente. Ho iniziato con la ginnastica artistica verso i 5/6 anni fino ai 12/13 anni, arrivando anche a livelli discreti. Era la mia vita. Poi, qualcuno ha visto del potenziale diverso in me e mi sono dedicato esclusivamente alla danza contemporanea. Mi sono formato in una scuola privata di Modena fino al 2016 e poi ho passato quattro anni incredibili a New York per perfezionarmi. E, da cinque anni, faccio parte della compagnia Aterballetto”.

Oggi sei un veterano di Aterballetto. Cosa significa far parte di questa realtà?

“È un onore. Siamo a Reggio Emilia, il primo Centro Coreografico Nazionale, un progetto su cui l’Italia punta moltissimo. Il ritmo è serratissimo: lavoriamo sei giorni su sette, con sette giorni di riposo distribuiti nel mese. Tra prove e tournée all’estero, come quelle recenti negli Stati Uniti e in Canada, facciamo l’equivalente di uno o due spettacoli a settimana. Siamo in perenne movimento”.

Veniamo al sogno olimpico. Quando avete saputo che avreste ballato all’Arena di Verona?

“Ce lo hanno comunicato all’incirca tra giugno e luglio del 2025. Il coreografo Diego Tortelli, già coreografo residente della compagnia, ha ricevuto la commissione e ha coinvolto Aterballetto nella progettazione. Dopo la pausa natalizia, ci siamo chiusi in sala per due settimane intense con Diego per dare vita alla sua visione”.

Cosa hai provato nel dividere la scena con Roberto Bolle nel segmento ‘Water Cycle’?

“È stata un’esperienza diversa rispetto al contesto di teatro in cui solitamente lavoriamo. Avevo già preso parte un paio di volte ad altri programmi simili con Roberto, ma questa volta si respirava un senso collettivo di squadra. Eravamo tutti molto coinvolti per rendere la scena il più suggestiva ed emotiva possibile. Un momento di intesa reciproca e di esplosione coreografica, ricamata sulla voce di Joan Thiele con Roberto che balla il suo solo. Aterballetto ha avuto l’onore di aprire la cerimonia con il segmento dell’orchestra, seguito da tre duetti, di cui ho fatto parte, proprio prima dell’ingresso della bandiera italiana e il segmento ‘Water Cycle’ con Roberto come grande protagonista. Dietro quello che si vede in TV, c’è un’organizzazione mostruosa e un lavoro immenso.”

Si dice che il freddo di Verona non sia stato tenero con voi…

“Siamo stati all’Arena una settimana intera a disposizione della direzione. Il freddo è stato pungente, ma in occasioni del genere passa in secondo piano. Non era la mia prima volta in TV – avevo già fatto un paio di Capodanni su Rai Uno – ma le Olimpiadi sono un’altra cosa. È stata la volta in cui sono stato più vicino ai cinque anelli. Ci sono arrivato come artista ed è per me un simbolo di speranza”.

E ora? Quali sono i prossimi impegni?

“Non ci fermiamo mai. Tra pochi giorni partiamo per una mini-tournée: alcuni di noi andranno a Brescia, altri a Catania, per poi ritrovarci tutti a Palermo e a Napoli per Notte Morricone. A fine maggio, invece, ci aspetta una nuova produzione con Philippe Kratz e Marcos Morau che porteremo sia in Italia che all’estero.”

Chiara Sorrentino

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp