Sono 16 le richieste che attualmente gravitano su Carpi per insediarvi impianti foto e agrivoltaici e Bess – Battery Energy Storage System. Impianti che si estenderebbero su una superficie di 317 ettari, oltre 3 milioni di metri quadrati. A essere travolto in modo massiccio da questa colata è il territorio agricolo a nord di Fossoli. Una concentrazione e dunque un impatto cumulativo che ha fatto storcere il naso a molti. Ma perchè proprio lì? E, soprattutto, non c’è davvero nulla che si possa fare per contenere questa corsa al nuovo “oro”?
Di questo si è discusso nel corso di un’assemblea pubblica ieri sera, lunedì 31 marzo, al circolo La Fontana. Di fronte a un oltre un centinaio di cittadini, il sindaco Riccardo Righi ha sottolineato come “la normativa nazionale stabilisca che gli impianti possono essere realizzati entro un perimetro di 500 metri dai poli produttivi esistenti in assenza di stringenti vincoli paesaggistici” e di come gli enti locali “non possano contrastare in alcun modo una legge primaria”.
Ma perché i terreni di Fossoli sono tanto ambiti? Semplice: lì orbitano vari impianti produttivi, da Ca.Re a Tred, ad Aimag e, la non trascurabile presenza della cabina primaria di Terna, consente di realizzare elettrodotti a costi più contenuti. “Insomma – prosegue il sindaco – a Fossoli si è creata la tempesta perfetta”.
L’iter autorizzativo più avanzato è quello di Cascinetto, impianto agrivoltaico che ha tenuto banco in Consiglio Comunale nelle scorse settimane: “sia chiaro – precisa il primo cittadino – il diniego del civico consesso alla variante urbanistica, con apposizione di vincolo espropriativo, propedeutica alla realizzazione dell’elettrodotto necessario all’impianto, non è definitivo”. La partita è infatti ora nelle mani della Conferenza dei Servizi che potrà dare il proprio assenso all’infrastruttura, “per posizione prevalente”, disconoscendo e pertanto superando il parere del consiglio comunale, chiarisce il primo cittadino. “Noi – aggiunge – in attesa del pronunciamento da parte del Tar del Lazio e della successiva legge regionale dell’Emilia-Romagna, attesa tra fine aprile e maggio e tesa a definire quali aree possano essere oggetto di impianti e quali no, abbiamo assunto una posizione restrittiva. Le realtà interessate sono tantissime e noi, con un’azione difensiva, stiamo cercando di rallentare il processo per quanto possibile”.
Una volta terminata la presentazione è stato il pubblico a prendere la parola, tra sostenitori – pochi – e detrattori.
“Tante attività agricole – ha dichiarato in apertura una cittadina – sono state uccise dalla presenza della discarica a Fossoli. Per non parlare degli incendi che si sono ripetuti a Ca.Re e degli inquinanti che si sono liberati… quei terreni sono ormai incolti e sono stati compromessi grazie alle amministrazioni passate che hanno consentito lì l’insediamento degli stabilimenti di trattamento rifiuti. Mi domando perchè ora vogliate ostacolare le famiglie che quei terreni li vogliono vendere. Che diritto avete di comandare in casa mia?”.
Che la frazione soffra da anni per la concentrazione di impianti per la gestione di varie tipologie di rifiuti e quel che ne consegue – in termini di potenziali pericoli per la salute con i vari incendi che hanno colpito il Ca.Re e sulle cui cause nulla è dato sapere e sulle ripercussioni che il continuo passaggio di mezzi pesanti comporta per le strade, a partire dalla Remesina Esterna – non è certo un segreto. Una situazione che aggrava innegabilmente la crisi strutturale che sta attraversando il settore dell’agricoltura: e quando la terra diventa un debito, se si presenta una “multinazionale che ti offre 70mila euro all’ettaro, rispetto ai 30mila del valore di mercato, per comprare il tuo terreno, tu glielo vendi”. E’ ovvio poi, prosegue un agricoltore, “che se questi soggetti sono disposti a spendere così tanto, dev’esserci per forza una speculazione”. E poi, conclude, “non credete a chi dice che sotto ai pannelli si possa coltivare. E’ una balla, al massimo gli impianti possono convivere con la pastorizia… e allora mettiamoci le pecore. In trecento ettari ce ne stanno parecchie… formaggio assicurato per tutti i carpigiani”, ironizza. Ma c’è poco da ridere perché i 2 miliardi messi a disposizione dal PNNR per la “transizione ecologica” sono ghiotti e stanno scatenando l’appetito di molti: “stiamo parlando di aziende quasi tutte nate tra il 2022 e il 2023 con capitali sociali di 10mila euro. Al 31 dicembre 2024 – ha spiegato la consigliera comunale Monica Medici – a livello nazionale sono state presentate 6mila domande per la realizzazione di impianti in grado di produrre circa 348mila megawatt, cinque volte l’obiettivo previsto dal Green Deal europeo. E allora mi domando, questi soggetti sono in grado di sostenere economicamente tali operazioni? Hanno presentato un certificato antimafia? La Guardia di Finanza è stata coinvolta per fare i necessari controlli?”. Dubbi che il sindaco rispedisce al mittente: “alludere al fatto che potremmo chiudere un occhio di fronte a eventuali inflitrazioni mafiose è gravissimo e non lo accetto”.
Tra il pubblico in sala, oltre a numerosi consiglieri comunali vi era poi una folta rappresentanza di membri del Comitato per la giustizia climatica e sociale e di Carpi Consapevole. Uno dopo l’altro hanno preso la parola per ribadire i vari nervi scoperti: “dai pericoli derivanti dal tappezzare terreni feriti alle ricadute sull’ecosistema” a “un Governo che finanzia mega impianti ma che non prevede alcun vantaggio in bolletta per i cittadini”. E poi, stando ai dati di Ispra, aggiunge Vania del Comitato per la giustizia climatica e sociale, “nel nostro Paese ci sono abbastanza tetti per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030. La normativa non aiuta ma, sindaco, serve coraggio per contrastare la speculazione in atto. Ricordiamoci che abbiamo dalla nostra l’articolo 9 della Costituzione che tutela il paesaggio”.
Un altro tema spinoso è quello legato alla sicurezza dei tre impianti Bess – Battery Energy Storage System attualmente in fase istruttoria: “chi si occuperà di tenere al sicuro Fossoli da queste batterie di accumulo di energia stoccate? Nessuno pensa a cosa potrebbe accadere se scoppiasse un incendio?” domanda Sergio di Carpi Consapevole. Preoccupazione che, spiegano i tecnici comunali, i “Vigili del Fuoco, che partecipano alla Conferenza dei Servizi, non hanno espresso”. E non “è possibile appellarsi al perimetro di rispetto dell’aeroporto di Fossoli?” domanda un altro cittadino. “Ci abbiamo provato – proseguono i tecnici – ma Enac finora non ha rilevato alcuna interferenza tra le attività del sito e la presenza di pannelli”. E la bonifica? Interviene un altro, “chi si occuperà del ripristino dei terreni quando il ciclo di vita degli impianti finirà?”.
Tra le prescrizioni, spiegano ancora i tecnici, vi è quella per il soggetto realizzatore, “di stipulare un’assicurazione anche per quanto riguarda i danni a terzi e di bonificare i terreni secondo i criteri sanciti da Arpae”.
Poi un signore si alza in piedi: “ma tutto questo, alla fine, porterà dei vantaggi per i cittadini?”. No, la laconica risposta che si leva dal pubblico. Applausi in sala. Ma la questione è ben lungi dall’essersi conclusa.
Jessica Bianchi