Accordo Aimag-Hera, appunti per una riflessione

Il Comitato Aimag per il Territorio interviene dopo l’incontro con i sindaci del 22 febbraio.

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Prandi, Dal Pan, Pivetti, Baccarani e Verrini del Comitato Aimag per il Territorio

Il Comitato Aimag per il Territorio interviene dopo l’incontro con i sindaci del 22 febbraio:

“Da quanto appreso dall’incontro con il gruppo ristretto dei Sindaci la condizione posta da Hera per attivare collaborazioni industriali e la partecipazione in ATI o mediante newco alla gara in ambito provinciale per l’affidamento del Sistema Idrico Integrato sarebbe la preventiva acquisizione del controllo societario con consolidamento del bilancio del Gruppo Aimag. La situazione economico-finanziaria di Aimag, determinatasi, a giudizio dei Sindaci, a causa di scelte errate delle governance precedenti, non renderebbe praticabili strategie diverse. Su questi presupposti l’iniziativa di richiedere pareri di carattere giuridico ed economico ad esperti terzi riguarderebbe la percorribilità della sola e unica proposta deliberata dai Cda di Aimag ed Hera. I bilanci fino ad oggi pubblicati non giustificano la necessità di un aumento di capitale né l’esigenza di trasformare Aimag in una controllata di Hera. Non abbiamo ancora i dati della chiusura del bilancio 2024. Se l’attuale gestione di Aimag è stata condotta in modo accorto, il bilancio dovrebbe segnare un netto miglioramento e confermare la capacità dell’azienda di produrre margini significativi. Mancano o comunque non è dato conoscere le possibili alternative alla proposta deliberata dai Cda, proposte alternative presenti nella valutazione strategica commissionata dalla precedente amministrazione ad un advisor diverso da quello scelto oggi dal Cda di Aimag ove, a differenza di allora, è presente il socio privato interessato ad acquisirne il controllo.

In ogni caso, qualora i Sindaci ritenessero di proseguire l’iter deciso dal Cda, esponiamo le seguenti considerazioni:

Ecco perché Aimag alle condizioni date perde il controllo dell’azienda pur mantenendo il 51% del capitale.

Cosa comporta questo in termini di azione dell’azienda e di comunità territoriale.

Una possibile alternativa dei meccanismi di governance che riduca i rischi citati.

Perché Aimag alle condizioni date perde il controllo dell’azienda pur mantenendo il 51% del capitale.

Sulla base delle informazioni a noi disponibili la governance di Aimag vedrà un sistema di questo tipo:

Assemblea dei soci cui compete la nomina del consiglio di amministrazione, dei sindaci revisori e dei loro presidenti, oltre l’approvazione del bilancio;

Un comitato territoriale, composto da tutti i sindaci che formula gli indirizzi strategici al Cda (questo organo è stato menzionato ma non ne son state definite le funzioni in modo puntuale).

Il Cda in una composizione di 4 di parte pubblica e 4 di parte privata, tra questi l’amministratore delegato, che in caso di parità dispone del doppio voto. Al Cda spetta l’amministrazione ordinaria e straordinaria dell’azienda.

Il collegio dei revisori cui spetta la verifica dell’osservanza dei principi di corretta amministrazione.

Questa configurazione prevede un patto di sindacato tra i sindaci dei comuni soci di Aimag che assicura il mantenimento della maggioranza per un periodo di tempo che il codice civile fissa in non più di 5 anni, art. 2341 bis.

In realtà prevede anche un patto tra i comuni ed Hera per la nomina dei cda, in quanto con il 51% i comuni potrebbero nominare l’intero Cda.

I numeri del Cda chiariscono come il controllo sia privato: infatti 4 su 8, uno dei quali con voto doppio in caso di parità. Aspetto questo essenziale perché Hera possa consolidare il bilancio Aimag nel proprio.

Apparentemente il controllo pubblico c’è con il 51% in assemblea, ma è un’illusione perché bisogna considerare che in tutte le sue delibere l’assemblea sarà portata a votare su scenari e proposte formulate da un Cda con una puntuale natura privata, soprattutto se si considera che la nomina dell’amministratore delegato è di parte privata.

Illusione per giunta debole se si pensa che l’assenza di uno dei soci pubblici all’assemblea, nonostante il patto di sindacato, la mette in discussione.

Allo stesso modo il Cda, pur con la presenza di persone di alta professionalità nominata dalla parte pubblica, per la condizione di asimmetria conoscitiva ed esperienziale che si rileva tra le due componenti, sarà fortemente indirizzato dalla parte privata con l’amministratore delegato e gli altri 3 consiglieri che vantano, magari la stessa professionalità degli amministratori di parte pubblica, ma dispongono di tutta l’esperienza che l’agire in connessione con Hera ha loro consentito di cumulare. In sostanza si viene a creare una distanza enorme tra l’assemblea, che organizzativamente ha il ruolo di “principale” che delega e il cda che decide e fa e che ha il ruolo di “agente”. In questo modo si viene a generare una situazione di azienda pubblica governata dal privato. Cosa comporta questa in termini di azione dell’azienda e di comunità territoriale. Più volte è stato chiesto quali pericoli questo comporterebbe. Non si possono fare casi singoli e puntuali che solo il futuro mostrerà. Ma una cosa si può certo dire:

L’azienda a governance pubblica è guidata dall’obiettivo della produzione di benessere e di accrescimento della qualità della vita per le comunità amministrate, in una condizione di efficienza gestionale che può generare un profitto senza però essere guidata dalla sua massimizzazione.

L’azienda a governance privata, soprattutto se quotata in borsa, è guidata dalla massimizzazione del profitto pro-tempore possibile e non dal benessere delle comunità di riferimento.

Così le proposte che arriveranno in qualunque campo di servizi da parte della governance privata rischiano di essere orientate, per la naturale tendenza del soggetto, alla massimizzazione del profitto ponendo in subordine il benessere delle comunità, che mantiene la sua rilevanza ma come fattore secondario.

Una possibile alternativa per i meccanismi di governance che riduca i rischi citati

Per evitare alla parte pubblica di incontrare sul proprio percorso proposte formulate in puro ossequio al perseguimento della massimizzazione del profitto e con l’obiettivo di massimizzare il benessere dei componenti la comunità aziendale e territoriale, l’organizzazione della governance potrebbe prevedere un organo intermedio a maggioranza pubblica con funzione di indirizzo e sorveglianza che orienti e verifichi l’adozione del primato del bene comune in ogni proposta del consiglio di amministrazione valutata alla luce delle possibili alternative che consentano in ogni caso la salvaguardia della salute aziendale. Potrebbe essere rappresentato da 5 persone che dialogano con cadenza trimestrale con il Cda sulla base di report scritti che vengono trasmessi semestralmente ai componenti l’assemblea con una valutazione dell’organo stesso. E’ questa una funzione che non rientra nelle competenze del collegio dei revisori, cui compete invece il controllo del rispetto dei principi di corretta amministrazione, della legge e dello statuto. In questo modo si riduce l’asimmetria conoscitiva che corre tra l’assemblea e il cda consentendo ai comuni di poter più efficacemente indirizzare e controllare con il 51% le scelte dell’azienda”.

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