Tre studenti Unimore impegnati per dare nuova energia ai rifugi dei Levrieri spagnoli

Avevamo conosciuto la Fundacion Benjamin Mehnert, organizzazione no-profit che tenta di arginare la mattanza dei levrieri in Spagna, lo scorso anno, grazie all’impegno dell’accademico carpigiano Giulio Allesina. Partito per Siviglia, aveva prestato servizio di volontariato presso il Centro di Recupero ad Alcalá de Guadaíra e al suo ritorno aveva promesso che si sarebbe impegnato per mettere al servizio della Fondazione le sue competenze professionali. Insieme al professor Simone Pedrazzi ha proposto agli studenti del corso di laurea magistrale di Ingegneria per la Sostenibilità Energetica di Unimore di sviluppare “un progetto di sostenibilità energetica che rimarrà ad appannaggio della Fondazione come base per futuri investimenti”. A raccogliere la sfida sono stati i tre studenti Domenico Rotella, Martina Iaia e Giacomo Seidenari.

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Un Levriero ospite del centro di recupero

Avevamo conosciuto la Fundacion Benjamin Mehnert, organizzazione no-profit che tenta di arginare la mattanza dei levrieri che si perpetua in Spagna da tempo immemore, lo scorso anno, grazie all’impegno dell’accademico carpigiano Giulio Allesina. Partito per Siviglia, aveva prestato servizio di volontariato presso il Centro di Recupero ad Alcalá de Guadaíra, struttura tra le più grandi d’Europa e gestita dalla Fondazione, e al suo ritorno a Carpi, oltre a portare con sé Calliope, le cui cicatrici sul muso raccontano una storia di abusi difficilmente immaginabile, aveva promesso che si sarebbe impegnato per mettere al servizio della Fondazione le sue competenze professionali (per maggiori informazioni rimandiamo al link https://temponews.it/2022/10/13/la-mattanza-dei-levrieri-in-spagna-deve-finire/). Una promessa che ha mantenuto. Insieme al professor Simone Pedrazzi ha proposto agli studenti del corso di laurea magistrale di Ingegneria per la Sostenibilità Energetica di Unimore di sviluppare, spiega, “un progetto di sostenibilità energetica che rimarrà ad appannaggio della Fondazione come base per futuri investimenti”.

A raccogliere la sfida sono stati i tre studenti del primo anno del corso, Domenico Rotella, Martina Iaia e Giacomo Seidenari: guidati dal professor Pedrazzi, dopo aver analizzato i meccanismi di incentivazione spagnoli, hanno progettato un impianto fotovoltaico e si sono poi prodigati nella ricerca di soluzioni volte a ridurre gli sprechi idrici e ad aumentare il confort delle zone adibite a ospedale veterinario e a foresteria per i volontari. 

Da sinistra Martina Iaia, Giacomo Seidenari e Domenico Rotella

“Abbiamo proposto agli studenti un caso studio – spiega il professor Simone Pedrazzi – attività estremamente formativa poiché li proietta a tutti gli effetti nel mondo del lavoro. Affrontare sin da ora dei casi pratici, infatti, li aiuterà quando, una volta laureati, in veste di ingegneri ambientali, si dovranno confrontare con la realtà, cimentandosi con la realizzazione di studi di fattibilità ed efficientamento nei contesti più disparati”.

Dopo essersi confrontati con i rappresentanti della Fondazione, i tre hanno analizzato i consumi energetici della struttura e, bollette e planimetrie alla mano, hanno iniziato a sviluppare e a dar forma al progetto. Tre le direttrici sulle quale si sono concentrati: “la progettazione di un impianto fotovoltaico per cercare di ridurre sensibilmente i consumi annuali di energia elettrica, la proposta di soluzioni a basso costo per la generazione di acqua potabile attraverso l’umidità dell’aria e per la climatizzazione degli ambienti come il raffreddamento evaporativo per abbattere le alte temperature e contribuire così alla riduzione dello stress termico a cui sono sottoposti gli oltre 600 cani ospitati. Infine – aggiunge il professor Pedrazzi – hanno realizzato un’analisi costi/benefici soprattutto per quanto riguarda l’impianto fotovoltaico per capire in quanto tempo la Fondazione potrebbe rientrare dall’investimento sulla base del sistema di incentivazione previsto in Spagna (stimato in 5 anni). Tutto è stato pensato e progettato in un’ottica di sostenibilità economica anche sul medio e lungo periodo dal momento che la Fondazione vive di sussidi e donazioni. Hanno fatto davvero un ottimo lavoro”.  La relazione tecnica è stata consegnata alla Fundacion Benjamin Mehnert e ora starà a lei decidere se adottare o meno le proposte avanzate dagli universitari.

Il Centro di Recupero ad Alcalá de Guadaír

Un’esperienza davvero entusiasmante, come sottolinea lo studente Domenico Rotella: “per la prima volta ci siamo sentiti proiettati nel mondo del lavoro, toccando con mano problemi reali ai quali abbiamo cercato di trovare una soluzione per portare dei benefici concreti. Lavorare in gruppo è stato costruttivo, stimolante e ha richiesto un confronto continuo tra noi e i rappresentati della Fondazione per meglio comprenderne le problematiche e le esigenze. Un’esperienza preziosa che va ad arricchire il nostro background, un vero e proprio tuffo nel futuro. D’altronde a questo dovrebbe servire la Magistrale, ad andare oltre i libri e a farci cimentare sul campo. All’università puoi permetterti di sbagliare, sul lavoro invece non ci sarà nessuno a guardarci le spalle”.

Jessica Bianchi