Lumos Maxima: fare luce non è una magia ma un’arte

Si chiama Lumos Maxima, come un famoso incantesimo di Harry Potter, il progetto ideato dal carpigiano Federico Varini per creare lampade a partire da oggetti di antiquariato e di recupero: “il valore aggiunto che cerco di donare a questi oggetti è proprio il concetto di lampada, donandogli un nuovo scopo racchiuso nel design dell’oggetto stesso”.

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Federico Varini

Lumos Maxima è la formula che il famoso mago Harry Potter recitava per generare un potente fascio di luce dalla sua bacchetta. Nel caso di Federico Varini, 36 anni, di Carpi, invece della magia basta un po’ di ingegno e di creatività per dare luce a oggetti d’antiquariato e di recupero. Federico è laureato in Scienze Geologiche e lavora come Geographic Information System Specialist per una Multiutility, una professione completamente diversa dal suo hobby.

Come è nata la tua passione per gli oggetti d’antiquariato? 

“Essendo nato in una famiglia di artisti e di musicisti (papà Willer suona la chitarra mentre mamma Carla è una cantante) la casa è sempre stata piena di oggetti provenienti da tutto il mondo e di diverse epoche. Mio padre è sempre stato l’accumulatore seriale di casa, ed io ho ereditato in parte questa sua attitudine. Grande appassionato di fotografia e di lettura, il tempo lo ha portato ad erigere una libreria degna della Shakespeare & Company di Parigi. Pian piano ho scoperto che i libri migliori non stanno esclusivamente nelle grandi librerie ma si trovano anche nei mercatini del riuso. Ecco: questo è stato il mio primo incontro con un’esposizione infinita di oggetti provenienti dal passato e mi sono innamorato di questo mondo fatto di ricordi e di ruggine. Da allora la domenica mattina è diventata ufficialmente la giornata del mercatino, e mi sono trovato ad accumulare il maggior numero di informazioni possibili su questi oggetti”.

Quando hai deciso di trasformarli in lampade? 

“Il vero cambiamento è arrivato nel 2018 quando ho deciso di unire alla passione per l’antiquariato quella per il ‘fai da te’ e, ragionando, ho capito che il solo restauro delle cose che acquisto non è sufficiente per dar loro un valore aggiunto. Un oggetto d’antiquariato può spesso diventare un classico ‘prendi polvere’ di cui ci si può stancare, ed è così che mi è venuta l’idea di far incontrare gli oggetti vintage con un’altra cosa che nel corso tempo è stata parzialmente abbandonata: la lampada”.

Perché hai scelto il nome Lumos Maxima e cosa rappresenta per te la luce?

“Sono un fan della saga di Harry Potter e mi è sempre piaciuto questo incantesimo che, con un semplice movimento di bacchetta, permette di generare un fascio di luce nell’oscurità. Con l’innovazione delle luci led le case sono state private di piccoli punti luce dedicati alla semplice estetica o più utilmente alla lettura. Il valore aggiunto che cerco di donare a questi oggetti è proprio il concetto di lampada, donandogli un nuovo scopo racchiuso nel design dell’oggetto stesso. Potendo interagire con questo oggetto tutti i giorni, questo prende vita e diventa utile oltre che decorativo”.

Le tue lampade sono tutte diverse?

“Sì, ogni lampada è unica, con una propria storia fatta di anni di utilizzo attraverso centinaia di mani diverse. In sostanza quello che cerco di creare è una semplice lampadina che illumina il passato! Tutte le creazioni sono presenti sulla mia pagina Instagram lumos_maxima_vintage oppure sull’e-commerce www.eastmarketplace.com cercando al suo interno Lumos Maxima Vintage”.

Cosa sogno per il futuro? 

“Mi piacerebbe molto poter tenere dei laboratori e dei corsi per bambini e ragazzi, trasmettere le informazioni su questi strani oggetti del passato ed il loro utilizzo, insegnare piccole tecniche di restauro e di recupero di oggetti rotti e, soprattutto, infondere il valore del recupero anziché quello del Lo butto e lo ricompro”.

Chiara Sorrentino