Quer pasticciaccio brutto del Superbonus

“Una pezza ben peggiore del buco”. Non ci sono altre parole secondo Luca Giovanelli, presidente di CNA Costruzioni Modena, per commentare il decreto varato ieri sera, giovedì 16 febbraio, dal Governo, che mette di fatto una pietra tombale sul Superbonus. Uno scenario che si annuncia catastrofico per migliaia di imprese che saranno costrette a bloccare i lavori con il rischio di licenziare i lavoratori.

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“Una pezza ben peggiore del buco”. Non ci sono altre parole secondo Luca Giovanelli, presidente di CNA Costruzioni Modena, per commentare il decreto varato ieri sera, giovedì 16 febbraio, dal governo, che mette di fatto una pietra tombale sul Superbonus. “Con tanti saluti – continua Giovanelli – a quelle imprese che in questi mesi avevano fatto assunzioni e investimenti convinti di poter continuare a operare. La soluzione proposta da Giorgetti, invece, confina questo strumento ai più ricchi, coloro che potranno detrarre i costi dalla propria denuncia dei redditi, vale a dire i redditi più alti”.

Secondo CNA, non sarebbe stato difficile individuare soluzioni alternative, a cominciare da agevolazioni crescenti in base all’età degli immobili, alla loro efficienza energetica e al reddito dei proprietari. “Pensiamo a un appartamento degli Anni ‘70 di proprietà di una coppia di pensionati: sarebbe del tutto logico pensare a un’agevolazione anche del 100%, per scendere al 50% per i contribuenti più ricchi. Un meccanismo che forse avrebbe dovuto ispirare il Superbonus sin dalla sua prima edizione. Invece ora ci troviamo di fronte a uno stop improvviso e inatteso, con buona pace anche della svolta green chiesta a gran voce anche dall’Europa”. Solo otto giorni fa, la Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia del Parlamento europeo ha approvato la direttiva Case Verdi, la quale richiede che gli edifici residenziali raggiungano una prestazione energetica minima di classe E entro il 2030 e di classe D entro il 2033. Secondo gli attestati di prestazione energetica di Enea al 31 dicembre 2022 gli edifici italiani in classi energetiche inferiori alla classe D che si dovranno adeguare sono il 76%. Significa che tre immobili residenziali su quattro dovranno operare lavori di ristrutturazione entro i prossimi 10 anni, “a dimostrazione di quanto confusa e poco lungimirante sia stata la scelta del Governo. A rendere la situazione ancora più grave, la mancanza di notizie relativamente allo sblocco dei crediti incagliati, rispetto alla quale il ministro Giorgetti ha convocato una riunione per lunedì con tutte le associazioni di categoria, tra cui Cna. La decisione di impedire l’acquisto dei crediti presso le banche da parte delle istituzioni locali non rappresenta certo un incoraggiante punto di partenza. È da ottobre che aspettiamo soluzioni in questo senso, cinque mesi durante i quali non si è fatto nulla, niente. Evidentemente non ci si rende conto della situazione in cui versano tante imprese, dei cantieri, ora di fatto congelati, con i relativi disagi per i cittadini. Senza contare il fatto che le città si troveranno con tante belle impalcature a vista, alla faccia dell’estetica delle città del nostro Paese, che dovrebbero puntare sulla bellezza. Questa vicenda – conclude Giovanelli – dimostra quanto il mondo della politica sia lontano dal Paese reale, dai bisogni delle imprese e dei cittadini”.

“Nel nostro territorio le prime avvisaglie c’erano già state, – rivela la sindacalista degli edili Cisl di Modena e Reggio, Cinzia Zaniboni – perché molti lavoratori lamentavano il ritardo dello stipendio a causa della sempre minor disponibilità liquida delle imprese. Le stesse associazioni  imprenditoriali,  nell’incontro di qualche settimana fa per il rinnovo dei contratti integrativi provinciali di Modena e Reggio Emilia, avevano espresso forte preoccupazione per la difficoltà delle loro associate a reperire liquidità, nonostante i cassetti fiscali pieni di crediti dovuti all’ecobonus. Ora con questa scelta potrebbe esplodere una vera bomba sociale”. 

Per la Cisl si rischia di disperdere un patrimonio di professionalità indispensabile per realizzare quanto previsto dal Pnrr. Occorre trovare la strada che garantisca questi lavoratori, anche trovando soluzioni di semplificazione normativa per accelerare le opere del Pnrr. 

“Il nostro tessuto produttivo del mattone è formato da piccole e medie imprese, spesso con pochi dipendenti, che non hanno margini sufficienti per reggere un’esposizione economica di tale portata – ricorda Zaniboni – Negli ultimi due anni abbiamo assistito a un vero e proprio boom dell’edilizia dovuto agli ecoincentivi. Questo ha contribuito a creare da una parte tanti posti di lavoro, ma purtroppo anche tante situazioni irregolari. Abbiamo assistito alla rincorsa delle continue modifiche normative, con caos e disagi per le aziende rispettose delle norme, e ripercussioni sui lavoratori.  Si rischia di avere una delle più grandi vertenze del lavoro del nostro Paese, con una portata di gran lunga maggiore di quelle che avvengono nei grandi gruppi, che fanno notizia”.