“Ha accompagnato sua figlia verso il buio, ora ripensi al viso di Saman e torni in Italia per raccontare cosa è successo”

A lanciare un appello alla madre di Saman è l’avvocato Barbara Iannucelli dell’associazione Penelope da anni al fianco delle famiglie che fanno i conti con la scomparsa dei loro familiari: la onlus ha ottenuto di potersi costituire parte civile nel processo.

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Un processo senza imputati in aula espone al rischio di sospensione per questo è importante che il padre di Saman, arrestato in Pakistan, sia presente in aula. Visto che non esiste un accordo bilaterale con l’Italia l’ipotesi è quella di un’estradizione di cortesia. A lanciare un appello alla madre di Saman è l’avvocato Barbara Iannucelli dell’associazione Penelope da anni al fianco delle famiglie che fanno i conti con la scomparsa dei loro familiari: la onlus ha ottenuto di potersi costituire parte civile nel processo.

Le mamme di Penelope si svegliano ogni mattina chiedendosi dove sono finiti i loro figli mentre il video mostra la madre di Saman che accompagna la figlia verso il buio. Per questo la onlus si è costituita parte civile?

“Come associazione Penelope ci siamo costituiti parte civile perché abbiamo raccolto l’onda gigante di indignazione di tutte le mamme della onlus fondata in Emilia Romagna da Marisa degli Angeli che da trent’anni aspetta notizie sulla figlia Cristina Golinucci scomparsa il 1 settembre 1992: l’ha salutata per l’ultima volta quella mattina mentre si trovava davanti al convento di Cesena. Per questo abbiamo deciso di costituirci parte civile, perché è stato terribile vedere una mamma accompagnare la figlia di 18 anni verso il buio che l’ha inghiottita in modo definitivo, per tutte le mamme dell’associazione Penelope, vedere Nazia che consegna Saman al buio è stato terribile”.

Avvocato, non esiste un accordo bilaterale con l’Italia e l’ipotesi è quella di un’estradizione di cortesia del padre di Saman. Quanto è importante che Shabbar Abbas sia in aula?

“E’ importantissimo perché il nostro codice di procedura penale prevede che, nel caso in cui sia accertata l’impossibilità di notificare gli atti, quindi di rendere nota all’imputato l’esistenza di un processo a carico, è possibile che il processo venga anche sospeso. E’ uno degli strumenti posti a garanzia dell’imputato. La presenza del papà sicuramente supera questo, diciamo, difetto formale.

Noi, come associazione Penelope, stiamo aspettando Nazia, la mamma di Saman. Io le rivolgo un appello, come portavoce di tutte quelle mamme che ogni giorno lottano per avere informazioni sui propri figli, io chiedo a Nazia di tornare perché ci deve spiegare che fine ha fatto Saman, perché ha accompagnato sua figlia verso il buio e che cosa è accaduto. Se, per la pressione dovuta a una serie di decisioni prese in quel momento, Nazia ha accettato di fare quello che ha fatto, magari dopo un anno può anche ripensare al viso della figlia, al viso di Saman e arrivare in Italia per dare spiegazioni”.

L’altro aspetto che genera incertezza è che il corpo di Saman non è mai stato trovato. Quanto può influire sul processo?

“E’ vero che il corpo non è mai stato trovato però l’associazione Penelope si è costituita parte civile in tanti processi, tra cui anche quello di Roberta Ragusa o Guerrina Piscaglia, che sono finiti con una condanna all’ergastolo anche se il cadavere non è stato ritrovato. Il nostro stesso sistema penale prevede questo tipo di possibilità con il reato di occultamento di cadavere. Il fatto che non sia stato trovato il corpo ovviamente sarà un argomento delle difese degli imputati però ad oggi non è un ostacolo per arrivare a una condanna”.

Sara Gelli