Forti come supereroine ed esili come fiori. Attenzione all’anoressia atletica

Oggi sul mondo della ginnastica ritmica si è abbattuto un terremoto e l’immagine di leggiadria delle farfalle è stata spazzata via in un sol colpo. Un tema, quello del controllo ossessivo del peso nello sport, per assicurare la massima prestazione che emerge a intervalli più o meno regolari e in modo trasversale in varie discipline. Ma che ruolo hanno i medici dello sport e quelli sociali per proteggere gli atleti? E, ancora, esistono sport predisponenti all’anoressia nervosa? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Roberta Covezzi, responsabile del programma per i disturbi del comportamento alimentare dell'Ausl di Modena e il dottor Gustavo Savino, direttore del Servizio di Medicina dello Sport.

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Forti come supereroine ed esili come fiori. Così potremmo descrivere le atlete di ginnastica ritmica. Fuscelli, tutte nervi e muscoli, perchè ogni grammo in più renderebbe un salto meno alto, una spaccata non oltre i 180 gradi, un piegamento imperfetto. Oggi sul mondo della ginnastica si è abbattuto un terremoto e l’immagine di leggiadria delle farfalle è stata spazzata via in un sol colpo. La Procura ha infatti deciso di aprire un’inchiesta dopo le testimonianze di alcune ex ginnaste che hanno denunciato presunte umiliazioni e violenze psicologiche subite durante gli anni trascorsi in azzurro all’Accademia di Desio. Ragazze che dietro ai sorrisi e ai body pieni di lustrini nascondevano vissuti carichi di sofferenza, ansia e disturbi alimentari. 

Un tema, quello del controllo ossessivo del peso nello sport, per assicurare la massima prestazione che emerge a intervalli più o meno regolari e in modo trasversale in varie discipline. 

Quanto è importante per un atleta agonista l’alimentazione? Quando il raggiungimento della linea “perfetta”, nella ritmica come nella danza e nell’equitazione, può comportare gravi problemi di salute?

Il concetto di anoressia atletica – spiega la dottoressa Roberta Covezzi, responsabile del programma per i disturbi del comportamento alimentare dell’Ausl di Modena –  è stato definito per distinguere l’anoressia patologica dai disturbi alimentari associati all’allenamento e alla performance sportiva. E’ stato introdotto per la prima volta, negli Anni ‘90, da studiosi norvegesi che hanno considerato le atlete come un gruppo particolare per quanto riguarda i criteri associati ad allenamenti, schemi alimentari e profilo psicologico. Molte atlete possono andare incontro a disturbi alimentari, pur non soddisfacendo i criteri specifici e diagnostici dell’anoressia nervosa, per riuscire a mantenere un basso peso corporeo e una prestazione ottimale. L’anoressia atletica, nelle ricerche condotte da studiosi specializzati in materia, viene inclusa tra i disturbi del comportamento alimentare, poiché si tratta di un pattern di alimentazione anomalo che può portare a seri disturbi alimentari clinici, pur mantenendo una propria singolarità. L’anoressia atletica presenta la riduzione della massa corporea (comprendente sia la massa grassa che quella magra) e ciò avviene per migliorare la prestazione e non per un’eccessiva preoccupazione come tipicamente accade nelle pazienti che soffrono di anoressia nervosa. Questo si nota ad esempio in sport come la ginnastica artistica, la ginnastica ritmica e le discipline di lunga durata in cui la prestazione dipende non solo dalle abilità delle atlete, ma in particolar modo da un basso peso corporeo”.

Che ruolo hanno i medici dello sport? E quelli sociali? Non spetta forse a loro, qualora notino qualcosa che non va in un atleta a livello fisico o psicologico, denunciare comportamenti scorretti da parte di società o allenatori?

Il Medico dello Sport – sottolinea il dottor Gustavo Savino, direttore del Servizio di Medicina dello Sport dell’Ausl di Modena – solitamente vede l’atleta una sola volta l’anno, per la certificazione di idoneità agonistica e di sicuro può evidenziare segni e sintomi di una condizione patologica o fattori di rischio per l’atleta, la stessa idoneità può essere negata se le evidenze sono tali da poter compromettere la salute a seguito dell’impatto cardiovascolare e osteo-muscolare o metabolico indotto dalla disciplina sportiva. Una visita di medicina dello sport deve contemplare una accurata raccolta di dati anche sulle abitudini alimentari dell’atleta e dei carichi settimanali di allenamento a cui l’atleta stesso è sottoposto. Tali informazioni, associate alle obiettività raccolte durante la visita, consentono al medico dello sport di esprimere un giudizio e segnalare eventuali situazioni a rischio. E’ chiaro che se le condizioni evidenziate possono essere imputate a una eventuale condotta inadeguata da parte del personale che gravita intorno all’atleta è obbligo del medico allertare i genitori o i tutori o invitare lo stesso qualora sia maggiorenne a denunciare la situazione. Quando poi si parla di medico sociale dell’atleta allora è indubbio che sia suo compito intervenire immediatamente, accorgendosi di un comportamento inadeguato o di indicazioni fornite da allenatori o preparatori che possano compromettere la salute dell’atleta. La tutela della salute dell’atleta è primaria rispetto alla performance, il medico dello sport che certifica l’idoneità deve accertarsi dello stato di salute al momento della valutazione così come il medico sociale nel corso della stagione sportiva”.

A livello amatoriale vi sono sport in qualche modo predisponenti all’anoressia nervosa?

“A livello amatoriale – prosegue il dottor Savino – purtroppo il “fai da te” spesso induce a comportamenti che possono mettere a rischio la salute dell’atleta come il ricorso a sostanze, a diete restrittive e a regimi di allenamento scorretti e inadeguati. A livello amatoriale manca un controllo sanitario e la competenza di personale qualificato, pertanto il consiglio di rivolgersi a esperti in medicina dello sport, chinesiologi, dietisti, è sempre valido per chiunque voglia iniziare la pratica di una disciplina sportiva di qualsiasi tipo. A maggior ragione in quelle discipline in cui il mantenimento del peso corporeo e delle percentuali di massa magra entro limiti fisiologici, adeguati al raggiungimento di una performance ottimale, è fondamentale il parere di un esperto”.

“È stata riscontrata – aggiunge la dottoressa Covezzi – una maggior incidenza di disturbi del comportamento alimentare (DCA) nelle atlete, in particolare in sport estetici. Se si considerano due categorie di sport, sport che si possono definire estetici (danza, ginnastica, nuoto, pattinaggio) e sport non estetici (pallavolo, football, softball, tennis, hockey) si nota che la preoccupazione per il peso aumenta nel gruppo degli sport estetici intorno ai 5 anni d’età, e aumenta verso i 7 anni. Anche il modello incarnato dalle atlete professioniste, che spesso simboleggiano la perfezione fisica, aumenta le possibilità di scatenare un disturbo, poiché la maggior parte delle atlete non crede di avere il fisico adatto per raggiungere risultati ottimali nel proprio specifico sport e spesso percepiscono la pressione per raggiungere questo corpo ideale. In letteratura scientifica esistono studi che dimostrano come circa il 70% delle atlete professioniste che competono in sport caratterizzati da classi di peso seguano diete o presentino errati comportamenti alimentari per ridurre il peso prima della competizione. Lo stesso vale per le atlete che gareggiano in sport che richiedono una corporatura esile e un basso peso corporeo. Gli stessi rischi sono stati riscontrati nella ginnastica ritmica e artistica e nella corsa di endurance. Numerosi studi portano ad affermare che alcuni individui, predisposti o già con patologia conclamata, sono portati a scegliere discipline sportive che favoriscono lo sviluppo dei loro disturbi, ad esempio ricerche indicano che 1 ragazza su 5, tra i 12 e i 25 anni, dichiara di fare sport per perdere peso. Le atlete temono un aumento di peso indesiderato conseguente allo sviluppo che potrebbe pregiudicare la prestazione o la sua valutazione. Questo fornirebbe un eccellente alibi per le giovani anoressiche al fine di respingere, se non addirittura rifiutare, la loro femminilità. Tutti gli studi quindi indicano che la prevalenza di DCA è aumentata in particolari sport che incoraggiano la magrezza rispetto a quelli dove queste caratteristiche sono meno importanti. Inoltre molte atlete presentano caratteristiche psicologiche particolari come tendenze ossessivo-compulsive comunemente associate ai disturbi alimentari e molte attitudini e comportamenti sono manifestati per compensare l’ambiente sportivo e la pressione”.

Jessica Bianchi