Pd, “partito fuori da realtà”: in Emilia Romagna ecco gli autoconvocati

A firmare l'appello, tra gli altri, c'è anche Alberto Bellelli, sindaco di Carpi. Dirigenti e amministratori dem in Emilia-Romagna hanno deciso di autoconvocarsi a Bologna il prossimo 5 novembre

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Cinque mesi per arrivare al congresso sono un “percorso troppo lungo”, più adatto a “guardarsi l’ombelico” che a cambiare davvero le cose. Detto in altri termini, “siamo preoccupati del distacco con la realtà quotidiana del Pd”. Ne sono convinti alcuni dirigenti e amministratori dem in Emilia-Romagna, che hanno deciso di autoconvocarsi a Bologna il prossimo 5 novembre. A firmare l’appello, tra gli altri, ci sono il vicesegretario del Pd di Bologna, Matteo Meogrossi (vicino al deputato Andrea De Maria), e Davide Di Noi, componente della direzione nazionale del partito e rappresentante di ‘Energia democratica’, la corrente che fa capo ad Anna Ascani.
Insieme a loro si schierano: Giorgia De Giacomi, consigliera comunale a Bologna; Monica Cinti, sindaca di Monte San Pietro; Alberto Bellelli, sindaco di Carpi; Belinda Gottardi, sindaca di Castelmaggiore; Paolo Crescimbeni, sindaco di San Giorgio di Piano; Daniele Friggeri, sindaco di Montechiarugolo; Giulia Corazzi, consigliera comunale a Rimini; Claudia Corsini, componente della segreteria del Pd di Rimini; Michele Fanesi, consigliere comunale ad Ancona; Victoria Oluboyo, consigliera comunale a Parma.
“Siamo amministratori e dirigenti del Pd che credono e si impegnano da sempre per questa comunità nei territori- scrive il gruppo- ascoltata la direzione nazionale, siamo preoccupati del distacco con la realtà quotidiana che sembra vivere questo gruppo dirigente che, dopo una sconfitta cocente, indica le prospettive future di un percorso che appare ben lontano dai ritmi e dalle esigenze di creare un’opposizione e portare nuova linfa e nuove idee, mentre il Governo Meloni si è insediato in 24 ore e guiderà il Paese”. Chi guida il Pd a Roma, criticano gli autoconvocati dell’Emilia-Romagna, “è convinto che un percorso così lungo (cinque mesi) e così adattato a guardarsi l’ombelico, possa avvicinare persone al Pd, invece che continuare a far perdere consenso, come si evince dai sondaggi. Questa è la chiara conferma che non si abbia idea di quello che viviamo nei territori, di quello che ci chiedono iscritti ed elettori. Di quello che si aspettano i cittadini da una forza come il Pd, che è di governo in molti comuni”. Oltretutto, aggiunge il gruppo, “non vorremmo che queste scelte non siano fatte per costruire un ‘nuovo Pd’, bensì per riproporre vecchie logiche, per prendere tempo e cercare così una candidatura che metta d’accordo tutti i protagonisti del gruppo dirigente uscente, in nome del solito accordo fra correnti e leader che hanno fallito e dovrebbero farsi da parte”. Per questo, per “salvare il Pd da chi individua le prospettive future con modalità novecentesche”, il gruppo ha deciso di autoconvocarsi “per una vera rigenerazione del Pd” il prossimo 5 novembre a Bologna. “È il momento di rigenerare questo partito e farlo vivere nel presente, non nel passato- afferma il gruppo- è il momento della concretezza. È il momento di modalità e tempi che siano in linea con le aspettative del paese, delle nuove generazioni, di chi vorrebbe un Pd innovativo che è capace di guardare e costruire il futuro”.